18 lug 2015

LE DIECI PIU' ATROCI CANZONI D'AMORE DEL METAL - 9° CLASSIFICATO: "YOU DON'T REMEMBER" E "SAVE OUR LOVE" (MALMSTEEN)


Quasi sullo stesso piano della numero 10 troviamo le canzoni d'amore di Malmsteen.

Malmsteen è uno di quegli artisti a cui il genere non imponeva canzoni d'amore da mestierante, eppure si è voluto incaponire nel forgiarle con regolarità.


Ce ne sono quindi da poter considerare. Un album in particolare, "Odyssey", ne snocciola diverse, una dietro l'altra, grazie anche al tono suadente del cantante dell'epoca, John Lynn Turner. Turner, appunto, era l'unico che potesse render seria una canzone d'amore di Malmsteen, mettendo un po' di glassa glamour su quei toni epici che rendono il tutto inevitabilmente tamarro.

E noi abbiamo pescato proprio due perle di tamarrismo d'epoca, e con ben altri interpreti, ossia la maschia “You don't Remember, I'll never Forget” e la mestaSave our Love”. Due bassissimi momenti di psicologia amorosa: il primo retaggio della mentalità elementare del maschio anni '80, secondo cui, come diceva una vecchia canzone, “se mi lasci non vale”; il secondo una degenerazione di quella nuova mentalità per cui si può mettere sul tavolo un rapporto e parlarne in maniera civile.

La voce di Mark Boals ci racconta quanto segue ("You don't Remember"):

Ero io, eri tu e noi due dovevamo durare per sempre, qualsiasi stronzo avrebbe capito che eravamo nati per stare insieme...
Senza di te, la mia vita non ha più senso, tu sei andata e per me è una coltellata
Come hai potuto lasciarmi?

Tu non ricordi già più, io non dimenticherò mai
Tu semplicemente non ricordi, io non dimenticherò mai

Perché mi hai voltato le spalle e hai lasciato il tuo amore svanire e morire?
Sei diventata così fredda e mi hai fatto sentire così vecchio?
Quando sei andata via mi hai spezzato il cuore
e solo per vedere in quanti pezzi lo avresti ridotto, dopo avermi lasciato

Tu non ricordi già più, io non dimenticherò mai
Tu semplicemente non ricordi, io non dimenticherò mai

Abbiamo appurato una cosa a questo punto: il metallaro medio non ha risorse quando viene lasciato. Ma questo rispecchia effettivamente la psicologia maschile. La fine non è ammissibile: da qui a ritroso si ricava che noi due eravamo fatti l'uno per l'altra. Non il contrario, quindi, ossia che non si accetti la fine di qualcosa di grande. Non si accetta la fine, la grandezza di ciò che finisce è automatica. Ci sono amori che diventano grandi nel rifiuto ed erano prima mediocri.

Questo è uno dei tasselli fondamentali per capire, ad esempio, il fenomeno dello stalking. Partendo dal presupposto che la fine è ingestibile da parte del cervello maschile, il tipo della canzone comincia a sragionare e passa dal rimprovero ("Hai lasciato il tuo amore svanire", come fosse un fuoco che uno doveva alimentare, o una bolletta che si è lasciata scadere), all'accusa iperbolica ("Volevi farmi soffrire per vedere in quanti pezzi avresti ridotto il mio cuore").

Ricorre anche in questo brano l'immagine del metallaro che perde dieci anni di vita, diventa “vecchio”, come nella canzone degli Helloween decima classificata. Qui lei diventa fredda e lui parallelamente diventa vecchio, privato della linfa amorosa. Una cosa simile all'idea della rosa della vita de “La Bella e la Bestia” forse... E nell'altra canzone il tipo doveva essere forte e giovane ed invece non ci riusciva per il dolore. Il dolore quindi invecchia.

Curioso che nell'uomo memoria e passione siano elementi allineati, cosicché se una se ne va, evidentemente “non ricorda”, il che corrisponde effettivamente alla maggiore capacità dissociativa della donna tra memoria razionale e memoria emotiva. Nell'uomo le cose sono più allineate.

Il bello di questo brano è che questo testo è valorizzato da una voce epicheggiante, una chitarra barocca che appensantisce i riff di ridondanze e tastieroni solenni. Il contrasto tra questo impianto massiccio e orpellato, e la pochezza del messaggio, lo rende unico.

Peggio mi sento con "Save our Love", va detto, già sintomatico dell'Yngwie calante. Qui il nostro metallaro naturalmente è stato lasciato e, neanche a dirlo, soffre come un cane. Ma anziché sfogarsi e rendersi ridicolo nell'ostentazione del dolore, prova a “aprirci un dibattito”.

Una volta eravamo una cosa sola, ora siamo due mondi separati
Nel profondo sai che tu sei il mio secondo cuore
I miei ricordi, come fosse ieri, non ci credo che sia tutto così lontano nel tempo
Tutti questi anni, tutte le nostre lacrime
Eppure cantiamo sempre la stessa canzone
raddrizziamo quello che è andato storto
Non c'è inizio e non c'è fine, non c'è ragione di far finta
Sperando in un aiuto dal cielo
Dobbiamo noi salvare il nostro amore
Mi hai detto che abbiamo in mano la chiave
per dare e ricevere amore eterno, questo doveva essere
Il mio amore per te è sempre stato vero....
...
Per cui: lei ti ha lasciato, dopo svariati anni lui ritorna alla carica (perché non l'ha mai digerito), dicendole come se niente fosse “dai, rimbocchiamoci le maniche e rimettiamo in piedi questa storia”...ottimo! E con i soliti argomenti, ovvero: a) “non doveva finire”; b) i miei ricordi sono sempre vivi, quindi è inaccettabile che sia finita; c) mi avevi detto che durava per sempre. Gli stessi argomenti per contestare un licenziamento senza giusta causa, che è il modo in cui l'uomo concepisce la relazione d'amore.

Ancora una volta per rendere sensata questa ipotesi di recupero il nostro protagonista maschile si inventa che la tipa che lo lasciò è ancora lì alle prese con i postumi della storia e lui giunge sul cavallo bianco rispolverato e imbolsito per toglierla dall'impaccio. E dirle che, fatti i dovuti conti, è il caso di ricominciare. Il tutto con la voce deboluccia di Goran Edman. Ma come? T'ha lasciato quando eri Mark Boals e ti riprende come Goran Edman? Non credo proprio. Ci vorrebbe semmai un Pappalardo a declamare un convincente invito al “Ricominciamo”...

E' proprio in questa fase che però il maschio ferito proto-stalker è pericoloso: quando torna con delle proposte di conciliazione, dietro cui ci sta tutto l'odio tamarro mai sepolto.

Malmsteen compirà poi un sacrilegio usando l'”Aria sulla IV corda” come motivetto per il ritornello ripetuto fino allo sfinimento di “Prisoner of our Love”, altro scampolo di romanticismo in salsa barocca. Ma quelle che preferiamo sono queste canzoni sentite, sofferte e ahimé realistiche, perché la psicologia del maschio è esattamente contenuta entro questi limiti: nessuna accettazione della fine e idea che se mi hai lasciato, si può sempre ricominciare.

Siamo così: ottusi e fieri.



A cura del Dottore

(vedi classifica)