1 ago 2015

METAL MIRROR: "PRIMA CHE SIA GIORNO"


Qualche tempo fa mi è capitato di leggere “Prima che sia notte”, intensa autobiografia dello scrittore cubano Reinaldo Arenas. Perseguitato dal regime di Fidel Castro in quanto omosessuale e dissidente politico, Arenas è costretto a scrivere in totale clandestinità. Le pagine del suo romanzo verranno pertanto partorite nelle avversità di un contesto sia ferocemente che subdolamente ostile: lo scrittore, braccato da spie e forze dell'ordine, si rifugerà temporaneamente in un bosco e per scrivere sarà costretto ad utilizzare le ore diurne, fino all'ultimo scampolo di luce. Da qui il titolo “Prima che sia notte”, da intendersi nel duplice significato di: “finché c'è luce” e “finché c'è vita” (con “notte” da intendersi come “morte”, fantasma con cui l'artista convivrà fino alla sua fine).

Essendo questa lettura coincisa con la nascita di questo blog, il parallelo fra “Prima che sia Notte” e Metal Mirror è sorto spontaneo. Ma perché, direte voi?

Quando si decise di far nascere dalle ceneri di “Brutal Vomit” (mitica fanzine avente come tema il solo metal estremo) un nuovo progetto “editoriale” che intendesse portare le nostre riflessioni dalla carta ad internet, non avevo preventivato l'impegno che l'impresa avrebbe richiesto. Il patto fu comunque stretto ed il progetto, scaturito dal fuoco di una grande passione (la musica metal), si è evoluto, anche in direzioni non preventivate, ma forte di una continuità che, viste le condizioni di partenza, ha del miracoloso.

Non si vive di musica (ce lo raccontano artisti e gestori di etichette discografiche nelle interviste raccolte sotto la rubrica “La questione italiana”), e tanto meno si campa scrivendo di musica: questo ve lo diciamo noi e ve lo può confermare chiunque operi nel settore a livello amatoriale. Ma va bene così: in questo mondo meschino e materiale, è bello una volta tanto fare una cosa per il solo gusto di darsi agli altri senza tornaconti economici. Il fatto è che ciascuno di noi ha una vita da portare avanti (lavoro, famiglia, in certi casi addirittura figli) e non sempre è facile conciliare tempi di vita con Metal Mirror.

Ognuno di noi ha affrontato questa sfida con la propria visione del progetto. La mia era di creare una sorta di “diario metal”, piuttosto che uno strumento di divulgazione enciclopedica. Il metallaro lo sa: al metallaro piace il metal e gli piace parlare di metal. Se si scorge in lontananza un gruppo di metallari, probabilmente staranno parlando di musica: ci si confronta, si discute e a volte si litiga. Quante volte mio padre mi rompeva il cazzo dicendomi che compravo troppi cd, che non facevo altro che interessarmi alla musica, quasi mi implorava di andare a trombare. Non so quanto tutto questo dispendio di risorse (economiche ed emotive) possa essere rinvenuto in altri mondi musicali.

Il metal è più uno stile di vita che un genere musicale, un mondo al pari della “Terra di Mezzo” del nostro beneamato Tolkien. E un mondo è fatto di storie, racconti, personaggi.

Nella mia testa, la sfida era un pensiero al giorno: un pensiero di metal al giorno da condividere con chiunque non solo ascolta, ma vive, l'heavy metal. Nella mia testa Metal Mirror non è una fonte di conoscenza da cui attingere: se volete sapere, per esempio, qual è l'album da avere dei Gorguts, non è Metal Mirror che dovrete consultare. Se invece, ogni giorno, avrete voglia di ritagliarvi cinque minuti, riconciliarvi con voi stessi, uscire dalla frenesia quotidiana e leggervi un qualcosa che riguardi il metal, scritto da chi il metal lo ama, da chi il metal lo conosce e da chi, soprattutto, il metal lo vuole vedere e divulgare in modo diverso, allora Metal Mirror potrà essere per voi un'oasi ideale in cui sostare per qualche istante e trovare ristoro.

Scrivere un post al giorno è però impresa ardua, e non sempre ci siamo riusciti. In teoria gli argomenti sono infiniti: ad essere finito è il tempo che possiamo nostro malgrado dedicarvi. Per questo, mentre apprendevo i sacrifici che faceva Arenas per scrivere le sue opere, mi è automaticamente venuto in mente Metal Mirror e le traversie che stanno dietro ad ogni post.

E' per me esemplificativa quella volta che, svegliatomi prima del solito e non riuscendo più a riprender sonno, decisi di non perder ulteriore tempo a letto e di accendere il PC e mettermi a scrivere, aspettando l'ora di uscire ed andare a lavoro. Da qui il titolo “Prima che sia giorno”, parafrasando Arenas. Per Metal Mirror vale infatti il contrario: non viviamo certo in un regime che ci costringe ad operare in clandestinità (sparare cazzate sul metal ci è comunque concesso), solo che per farlo dobbiamo conquistarci ogni centimetro quadrato di spazio dentro alla nostra fottuta giornata per poterlo fare.

Spesso scriviamo senza pensare, sull'onda del sentimento, sulla base dei ricordi, di ricordi anche remoti, confusi, sbagliati, perché non abbiamo tempo di documentarci (al massimo un controllo veloce su Wikipedia), o di rinfrescarci la memoria tornando ad ascoltare nuovamente le opere di volta in volta trattate (spesso accade il contrario: è lo scrivere stesso che ci rimette voglia di ascoltare certe opere oramai sepolte nell'oblio, nostro e collettivo). Emotività allo stato puro, idee guizzanti pregne di urgenza comunicativa.

Appunti mentali presi velocemente ed altrettanto velocemente assemblati.

C'è chi nell'arco di poche ore scrive furiosamente materiale per un mese intero. Non è il mio caso, io sono un metodico: ho direttamente eliminato la pausa-pranzo, lasso di tempo in cui potrei riposarmi e che invece impiego per buttare giù scritti che verranno poi rifiniti nel corso del week-end, spesso il sabato mattina, magari dopo un venerdì da leoni: con gli occhi sabbiosi ed ancora il mal di testa e la nausea per la sbornia della sera prima, mentre la mia donna continua serenamente a dormire, mi alzo, mi preparo un caffè, accendo il mio PC e continuo a battere i miei pezzi frenando i conati di vomito.


Prima del giorno, simbolicamente parlando, prima che la vita inizi il suo corso, mentre ancora il mondo dorme, Metal Mirror opera nell'oscurità e nell'oscurità genera riflessioni.