10 ago 2015

OGGI COME VENTI ANNI FA: A NIGHT WITH... THEATRE OF TRAGEDY


Era una notte di agosto, avevo 16 anni ed ero sdraiato nel letto con le cuffie.
C'era un temporale estivo, i miei genitori dormivano nella stanza accanto della casa dove eravamo soliti andare in estate e io sentivo mio padre russare. Non esistevano Ipod o mp3, almeno per me, l'unica via di ascolto era un lettore cd portatile e misi "...A Distance There Is..." dei Theatre Of Tragedy guardando il soffitto illuminato alternativamente dai fari delle macchine della vicina strada.
Un passaggio a livello si chiudeva in lontananza, ma non riuscivo mai a sentire il treno perché mi concentravo sul disco che avevo appena comprato. 

Il più classico Doom Metal con voce femminile alternata a growl, ma ai tempi non avevo percezione delle banalità e mi facevo cullare dalle note di questo omonimo debutto dei Theatre Of Tragedy. Non sapevo neanche se mi piacevano o meno, non avevo una coscienza musicale ben definita per questo genere e mi assopivo con la voce di Liv Kristine.
Tra l'altro non mi ero mai sentito così solo e così in pace con me stesso, ma non era una sensazione triste quanto malinconica e fiera al contempo. Avevo inspiegabilmente la coscienza sporca, ma a me capita spesso di avere dei sensi di colpa senza un particolare motivo e non ci facevo caso...
Dan Swanö si nascondeva dietro la produzione di questo disco, senza neanche saperlo sentivo la sua mano e il tessuto di chitarra, peraltro banale, faceva da sfondo all'alternanza delle voci in stile "La Bella e La Bestia".

Oggi che ricorre il ventennale da quell'ascolto mi sento di mettere ancora nello stereo queste note dei Theatre Of Tragedy e, oltre ad un gruppo debitore alle atmosfere dei My Dying Bride, scopro di non essere cambiato più di tanto. Come allora sono combattuto nel giudizio perché mi emoziono e ne riconosco i limiti, come allora mi chiedo perché ascoltarlo in agosto e non in una stagione autunnale più consona agli umori, come allora le zanzare mi pungono le gambe e, proprio come allora, mi innamoro di alcuni passaggi come la fase centrale di "Cheerful Dirge".
La foto con lo sguardo di Liv Kristine in stile "Like A Virgin" di Madonna sul retro del booklet mi fa ancora sorridere, soprattutto perché accerchiata da una serie di facce quadrate in una posa a metà tra manierismo Metal e conservatorio.
Pensare che ad un certo punto della vita avevo anche dato via il cd, ripudiato in un momento di odio verso il Doom e il Gothic in generale, avevo deciso di scambiarlo per poi ricomprarlo come se mi mancasse qualcosa. Mi mancava una parte della mia malinconia che non sfocia nella tristezza, ma resta dolce e positiva come ricordo.

Mi sento bene stasera ad ascoltare queste note e vi chiedo: può avere migliore destinazione un disco se non regalare emozioni legate alla propria esistenza?
Avevo dimenticato la forza del doom, quella dolce goffaggine che hanno questi dischi, dolce ed ingenua come quella estate di venti anni fa che forse così distante non è...