6 ago 2015

RECENSIONE: NEGURA BUNGET "'N CRUGU BRADULUI"


Nella mia vita musicale di disgraziati sconclusionati ne ho visti tanti! Per dirvi che non sono uno che si impressiona facilmente, soprattutto in ambito black metal, le variabili della vergogna sono così tante che ho perso quasi il conto. I Negură Bunget pensavo fossero su quel confine sottile, anche perché il titolo di questo album sembra uno scioglilingua da superscazzola, ma il mio giudizio è andato mutandosi ascolto dopo ascolto... 

I musicisti Hupogrammos Disciple (che nome è? nda) e Negru all'inizio del 1995 fondano a Timişoara (Romania) i Negură Bunget che significa Foresta nera nebbiosa ed è un nome che cerca di rappresentare il tipo di atmosfera trasmesso dalla loro musica, ma onestamente suona male e basta! Ovviamente i testi sono in lingua rumena ed incentrati sulla spiritualità della Transilvania e, conscio della mia debolezza, ammetto che queste cose mi piacciono, come apprezzo che sia un disco di 5 tracce per un totale di 59 minuti e che si tratti di un concept sulle quattro stagioni dell'anno (la quinta canzone è una bonus track nda): ordinato / acquistato / ascoltato.

In realtà non ascoltato proprio subito subito, perché come quelle donne che corteggiate e portate a letto diventano brutte immediatamente, così temevo un flop di questo album dopo averlo ricevuto a casa. Non avevo intenzione di giocarmi male questo acquisto e, da buon procuratore del mio portafoglio, mi sono messo in condizione di farlo rendere al meglio.
Mi sono documentato e ho letto la ragione di vita di questo lavoro: "Il principio del 4. La forma naturale dell'Universo come si manifesta spontanea (le 4 stagioni, le 4 fasi della luna, i 4 momenti del giorno, i 4 venti, i 4 punti cardinali, i 4 elementi…). Il principio del 4 è una forma che necessita di essere attivata, attraverso la coscienza (il risveglio della coscienza) muovendosi attraverso la contemplazione, portandosi all'iniziazione verso il mistero.".
Sono cazzate lo sappiamo tutti, ma subisco ancora il fascino di queste affermazioni.

La musica è ancestrale, non so se è suggestione, ma arriva dalla terra e dalla miseria, alcuni inserti folk mi ricordano i cavalli di Giovanni Lindo Ferretti, ma impoveriti della poesia e buttati nel mezzo senza costrutto a fare da intervallo cupo alle sfuriate black che sono anonime per lunghi minuti, pur accendendosi improvvisamente con echi dei migliori Emperor. In un mondo dove il black sta diventano maniera, questi rumeni scavano nelle radici della loro terra e provano a mettere in musica alcuni concetti della letteratura di Cesare Pavese, ma se le quattro canzoni sono le quattro stagioni, non distinguo l'estate dall'inverno perché tutto è malinconia.

Gli Enslaved hanno insegnato molto a questi ragazzi che, a parer mio, sono cresciuti anche con "Nattens Madrigal" e "Bergtatt" degli Ulver, però in un panorama black che va appiattendosi questa proposta dalla Romania merita un ascolto, soprattutto ora che l'estate è nel pieno e si vuole dar nuova linfa a quell'orto abbandonato in inverno.
Andate nel vostro giardino, curate le piante e ascoltate i Negură Bunget chissà che non compaia una zucca maledetta, ma non dimenticate di portare con voi un paletto di frassino per il vampiro che potrebbe spuntare dalla pianta di pomodori...

Voto: 7,5
Canzone top: III
Momento top: il momento sinfonico nella seconda parte di I
Canzone flop: Vazduh
Anno: 2002
5 canzoni, 59 minuti
Etichetta: Code666