16 dic 2015

I DIECI GRUPPI PIÙ REPELLENTI DEL METAL: L'ORRORE ESISTENZIALE - I DEATH (PARTE III) - 2° POSIZIONE


Negli album di mezzo ancora ci sono gli scampoli della mostruosità fisica ad animare l'immaginario dei Death, ma anche i segni di un nuovo filone: la mostruosità mentale.

Si arriverà infine alla mostruosità esistenziale.

"Human" apre ad esempio con un brano ("Flattening of Emotions") sulla schizofrenia, prendendone proprio l'aspetto centrale e più disturbante: l'appiattimento delle emozioni. Appiattimento non è depressione, è l'indifferenza emotiva o, ancora meglio, l'equalizzazione delle emozioni, per cui tutte diventano intercambiabili e quindi mai particolarmente presenti. La schizofrenia (letteralmente “mente in frammenti,” o meglio "mente sezionata") è una situazione in cui odio, amore, simpatia, antipatia non hanno più un senso operativo e i pensieri non sono più connessi all'esperienza di realtà. Il cervello diventa una fucina autonoma di verità e di realtà che si embrica a quella esterna ed alla memoria, senza una guida emotiva e volitiva al centro della vita mentale. Lo schizofrenico è ciò che pensa, e quindi è contemporaneamente cose diverse, non stabili e anche tra loro incoerenti.

Ciò che si pensa è scambiato per realtà che “entra” letteralmente dentro la testa da fuori, come imposta da altri, o in forma di voci. Altri pensieri sono percepiti come formulati da altri, che si accusano di aver “rubato” i pensieri. Il riso e il pianto sono manierati, non più “personalizzati” e non sono sempre coerenti con ciò che si pensa o di cui si sta parlando. Spesso le stesse espressioni facciali si ingessano senza seguire il filo del discorso (ebetismo). Gli impulsi partono in maniera non prevedibile. Il mondo è percepito come un magma di verità e pensieri che entrano e escono dal cervello, con la sensazione di essere “posseduti”, “manipolati”, “spiati” o condizionati da altri. Pensare una cosa può significare doverla fare come se non fosse un pensiero, ma un'istruzione esecutiva. Il cervello non ha più un'armonia.

Seguono altri quadretti psicologici. Persone che non guardano in faccia a niente pur di rimanere in piedi. Deboli, ma distruttive per difendere le proprie debolezze (“Defensive Personalities”): i gelosi, gli indiviosi. Quelli dalla “immaginazione ipertrofica” che perdono il controllo sulla tentazione di inventare la propria identità e rimangono schiacciati dai propri falsi sé. Peggio di tutti, forse, i “Mentally Blind”, gli accecati dalle proprie ideologie, che vivono per condannare gli altri, per decidere quanto e come siano da condannare. Vivono solo di un potere che la fede degli altri regala loro e sono un puro niente una volta che questo si dissolve: ombre, gusci, anime sbiadite.

L'umanità, così catalogata in tipi distruttivi o in parassiti mentali, non sembra abbia via d'uscita. Il dolore la domina e il dolore ha due vie: o lo si tiene tra i denti, per mantenerlo almeno proprio, oppure lo si può abbandonare alla carità degli altri. Come tirare una bistecca a quella categoria di persone che “rovistano nel dolore umano”. In ogni caso bisogna “guardarsi dall'arma affilata che si chiama essere-umano”.

Se non si è indeboliti e doloranti, allora l'essere umano che ci incrocerà è lo “Spirit Crusher”, ovvero coloro che vivono del "piacere di assaporare il sangue versato dagli altri"per ricavarne il proprio consolidamento. Vampiri e sciacalli.

Tutto intorno, in rapporti più o meno casuali, gente che te lo metterà in quel posto. "Secret Face" ci insegna che la normalità è non conoscere le vere intenzioni dell'altro: “La vita è un contorto labirinto di ostacoli e a presentarcelo sono persone con una faccia nascosta”. Il nostro prossimo resterà quindi sempre un mistero per ciascuno di noi, nascosto dietro la sua grottesca faccia finta, con una “faccia segreta” che si svelerà solo quando deciderà di consumare il suo tradimento. La mancanza di rispetto per il prossimo, nascosta dietro le maniere affabili e le maschere psicologiche, emerge come un rigurgito nelle mostruosità del rapporto con la vita e la morte degli altri.

L'altra ossessione di Chuck è la disintegrazione della propria identità nel cervello degli altri. Gli altri ci spiano, posseggono parti di noi, ci lasciano morire nel loro passato. La degenerazione mediatica è solo un pretesto per esprimere questa visione dei rapporti. Siamo circondati da telecamere, da identità fittizie costruite per essere “viste”, ma alla fine questo è un eccesso che riproduce in maniera tumorale la natura vera delle relazioni. Siamo quello che gli altri percepiscono, quello che gli altri dicono che siamo, pensano che siamo, vogliono che siamo: “Viviamo nella pupilla di mille occhi”. C'è questa grande differenza tra il sano e lo schizofrenico: il sano non ha consapevolezza della realtà e può vivere nell'illusione di un sé. Capovolgendo in maniera provocatoria i concetti, Chuck pare suggerire proprio questo.

Noi siamo “una storia da raccontare”. Ammonisce Chuck: “Quando assaggerai la verità vedrai, come altri prima di me, che per te io sono il passato, una storia da raccontare – e allora raccontala! Pensi forse di avere l'ultima parola, guarda meglio la trama di tristezza incisa sul libro”. Nelle storie finite, chi ti ha lasciato non si arroghi il diritto di ricordarti in senso positivo: è il dolore il senso della storia.

Che fine fanno infatti le parole d'amore e d'amicizia una volta che le persone ti voltano le spalle? Diventano gusci di parole, che ti inseguono e ti perseguitano. “La risposta non si può trovare negli scritti degli altri, o nella parole di una mente allenata a pensare; ci scopriamo confinati in un mondo di preziose memorie, artigli affilati come rasoi che sfigurano lo spirito”.

E la storia la racconta ancora in “Behold the Flesh and the Power it Holds”: una storia di carne, perché le parole, i sentimenti, le emozioni altro non sono che carne che si muove, seppur nel chiuso della scatola cranica. L'amore è, per Chuck, "come un vento che ti senti soffiare in faccia senza poterlo vedere". Ma non è una buona novella, è solo una forza che ti innalzerà per poi farti rovinare, un momento che dà inizio alla fine di un tempo. “Quando la bellezza mostrerà la sua faccia repellente, sii preparato”, perché è allora che uno si renderà conto che ogni promessa di felicità era solo espressione della carne e del potere che racchiude. Ogni storia d'amore è una storia di putrefazione, ma è una storia che non ci vogliamo raccontare come tale dall'inizio, perché è troppo repellente per poterla ammettere.

A cura del dottore
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