30 dic 2015

LEMMY, YOU'VE BEEN A GREAT...BOMBER!


Tutto in meno di 4 giorni. Chissà cosa avrà provato. Fare 70 anni tondi tondi la vigilia di Natale. E due giorni dopo sapere di aver così poco da vivere. E, dopo altri due giorni appena, morire. Volendo andare testardamente avanti, prendendo la vita a calci in culo ancora per molto tempo.  
La vita e anche i suoi fan. I fan dei Motorhead.

Ma sarebbe probabilmente sbagliato essere troppo tristi oggi. Forse, per un tipo come lui, è stato meglio così. Andarsene in un batter di ciglia. Ve lo sareste figurato Lemmy fare lunghi e dolorosi cicli di chemio? E perdere la sua rinomata chioma (e magari anche i basettoni)? No, io no. Non ce lo vedo calvo e in pigiama da ospedale.
Mi immagino invece che, alla notizia del male incurabile datagli il giorno di Santo Stefano, gli si sia dipinto un sorriso beffardo sul volto e che subito dopo se ne sia andato a casa a scolarsi, assaporandone ogni goccia, una delle sue immancabili bottiglie di Jack Daniels.

A cura di Morningrise

E pensare che Metal Mirror aveva celebrato l’importanza decisiva dei Motorhead per la Storia del Rock proprio qualche giorno fa. A saperlo…

Scrivo di getto: ricordo ancora il mio incontro con la band inglese, una ventina d’anni fa. Fu con una musicassetta di “1916” (1991). Non il loro capolavoro, ma senza dubbio un album più che buono. Fui colpito immediatamente da pezzi come “The one to sing the blues”, “No voices in the sky”, “R.A.M.O.N.E.S.”. E non avevo ancora scoperto niente! Non immaginavo ancora la grandezza e la portata del loro contributo alla musica Rock e al nostro beneamato Metal.
Così è stato bello ed elettrizzante andare a ritroso nella loro discografia, scoprire i loro capolavori di fine anni settanta/inizio ottanta. Sublimati da quello che è oggettivamente uno dei live più importanti della Storia della Musica, quel “No Sleep ‘till Hammersmith” (1981) che ancora adesso, a distanza di 35 anni, mette i brividi riascoltandolo! Che botta! Che freschezza! Spaccare la mia cameretta al ritmo di "Overkill", "No class", "Stay clean", "Sharpshooter", "All the aces" eccetera eccetera. Quante sono le loro canzoni finite tra i "classici" del Rock? Se ne è perso il conto...

Lemmy lo vogliamo ricordare così, come nella foto di questo post. Che suona senza degnare di uno sguardo né il pubblico né il suo Rickenbacker. Cantando con il microfono che quasi lo supera in altezza e lui che reclina la testa con gli occhi chiusi, per andare a toccarlo con le labbra, baciandolo; e facendo fuoriuscire quella voce roca, unica al mondo, che recentemente si era fatta decisamente più debole e stentata, tuttavia ancora capace di trasmettere la verve e l’irriverenza della sua musica e dei suoi testi. Il tutto condito da quell’atteggiamento da scazzo perenne che non sai mai se, a stare sul palco, è in estasi oppure vorrebbe solamente trovarsi su un divano a scoparsi qualcuna delle sue centinaia (migliaia?) di donne possedute durante la vita, scolandosi contemporaneamente qualche drink (probabilmente entrambe le cose allo stesso tempo).   

Lemmy credo che sia riuscito in qualcosa che a pochi è concesso: cioè vivere "very very fast” ma morire “old”, binomio che difficilmente si verifica per una star della musica che ha sempre vissuto ai limiti, sempre immerso negli eccessi. 
Lui che di certo non ha avuto una vita semplice e non è nato benestante. Un potenziale, e probabile, perdente. E che invece ha conseguito, con passione e coraggio, di diventare un Bomber a tutto tondo. Detto con le sue parole: I’m a loser / I’m a loser / That’s what they said / Now I’ve got their women in my bed / You buy me a drink e you wish that I was dead!

E allora che dire ancora? Angeli dell'Aldilà, state all'occhio, vi avvertiamo! Da adesso in poi guardatevi bene da quell'energumeno che è appena giunto lì: se lo fate incazzare è sempre pronto a prendervi a calci nel culo al grido di WE'RE MOTORHEAD! WE PLAY ROCK AND ROLL...AND WE'RE GONNA KICK YOUR ASS!!