25 mar 2016

A CAVALLO DI DUE DECENNI, ovvero SE QUESTA E' CRISI!


I 10 MIGLIORI ALBUM DELLE CULT BAND (ANNI '80)

CONCLUSIONI

E siamo così giunti alla conclusione della nostra Rassegna sui dieci migliori album delle cult band anni ottanta. Un viaggio cominciato il 13 novembre scorso.

Diciamo la verità: come accennato in quell'Anteprima non siamo partiti con le idee chiarissime. Ci siamo fatti muovere sì dalla ragione, ma soprattutto dalla passione per certi vecchi dischi senza avere un’idea ben definita di chi e/o cosa potesse essere definito propriamente “cult”. Consci che, qualsiasi fossero state le nostre scelte, esse sarebbero comunque state limitate, non esaurienti e fortemente discutibili.

A cura di Morningrise

Ci siamo autoimposti una metodologia, evitando band troppo di nicchia e/o semi-sconosciute. Insomma, il profilo dei gruppi da trattare doveva avere delle caratteristiche un minimo definite: poco conosciute ma, come detto, non troppo; importanti storicamente ma di scarso successo; o di buon successo ma per troppo poco tempo; qualitativamente di livello elevato ma colpiti da varie sfortune (morti, incomprensibili scaricamenti delle etichette, litigi interni, errate scelte di sviluppo stilistico e/o commerciali, innumerevoli cambi di line-up) che ne avessero minato la longevità o il mantenimento della qualità della proposta. E così nel corso dei dieci capitoli ne abbiamo viste davvero di ogni…

Quello che sicuramente è saltato agli occhi dei lettori più attenti è stata la ristrettezza dei campi su cui siamo andati a battere: una prima parte, dal 1980 al 1983, interamente dedicata a band inglesi della New Wave of British Heavy Metal; e una seconda parte, dal 1984 al 1988, interamente dedicata (ad esclusione dell’ultimo capitolo sui Blue Murder) a band americane.

Certo, si è cercato di tratteggiare le due scene, britannica e statunitense, da diversi punti di vista, descrivendone, band dopo band, le diverse sfaccettature. Ma alla fine (soprattutto nel caso della New Wave), si è rimasti nel solco di un heavy metal classico, direttamente collegato all’eredità dei pionieri degli anni settanta.

Ci tengo a specificare anche il perché di quello che potrebbe sembrare una grave mancanza/dimenticanza. E cioè l’assenza nella rassegna di gruppi propriamente thrash.
Ovviamente non ce ne siamo dimenticati. Semplicemente (e ovviamente aggiungerei) crediamo che il thrash sia stato negli anni ottanta troppo importante per trattarlo assieme ad altri generi. Crediamo, cioè, che da solo avrebbe meritato una trattazione a parte, tutta per lui.
In realtà stavo per cedere alla tentazione e, per il 1987, ero quasi certo di inserire i “cuginetti terribili” delle Filippine, e cioè i Death Angel con il loro “The Ultra-Violence”. Ma poi mi sono detto: perché loro e non, ad esempio, i Flotsam and Jatsam? O i Forbidden? E i Vio-lence o i Sacred Reich dove li mettiamo? Non meriterebbero anche loro di rappresentare un thrash cult al pari di altri grandi nomi, forse un po’ più “famosi”, ma pur sempre non di primissimo piano (penso agli Over Kill, ai Dark Angel o ancora agli Annihilator)?

Chi avremmo dovuto inserire, insomma? Certo, mi si potrebbe rispondere che, per il 1985, avremmo dovuto dare spazio a “Seven Churches” dei Possessed. Tra tutti i gruppi thrash cult loro lo avrebbero davvero meritato più di ogni altro (non foss'altro per la sfiga che colpì il singer Jeff Becerra, paralizzato e costretto a vivere su una sedia a rotelle!). Certo, lo riconosco. E peraltro MM ne ha già più volte rimarcato l’importanza assoluta della band californiana (leggi qui) Ma ho preferito sacrificare anche loro sull’altare della metodologia autoimposta e quindi…fuori anche Jeff e compagnia (cui però vogliamo molto bene e al quale quindi dedichiamo la foto di questo post!).

Altra specifica: il metal negli anni ’80 NON fu solo Gran Bretagna e Stati Uniti. Eppure siamo andati a parare solo lì. Perché? Beh, perché crediamo che la rilevanza artistica, e la conseguente egemonia, di questi due paesi nell’arco di almeno tre decenni (’60, ‘70 e ’80) sia stata indubbia; prima per il Rock, poi per il Punk e successivamente anche per il Metal.

Attenzione, non stiamo dicendo che il resto del mondo, e dell’Europa in particolare, stesse a guardare. Tutt’altro. Avremmo potuto fare altre scelte, le alternative non mancavano: alcune di queste le avremmo ritrovate ancora nel mondo anglosassone, come ad esempio l’ottima corrente canadese di speed metal (Anvil, Exciter o ancora gli inclassificabili Voivod). Ma non solo: si sarebbe potuto pescare, e bene, anche altrove. Ad esempio vi era audace fermento artistico anche in Italia (basti pensare a Death SS, Necrodeath, Bulldozer) per non parlare di Svizzera, Germania, Danimarca fino ad arrivare su su in Svezia alle opere del seminale Quorton. Ma questa “geografia del metallo”, MM l'aveva già mirabilmente descritta (leggi qui). E non solo: onestamente faccio fatica a considerare band assolutamente decisive per il metal tutto (come Celtic Frost, Kreator, Destruction, Sodom, Helloween, Mercyful Fate e Bathory), come cult! Il loro essere seminali è oggettivamente riconosciuto da tutti: pubblico metal, critica e loro colleghi.

Ecco spiegata, speriamo, la ragione delle nostre scelte per le cult band anni '80.

CRISI?!? MA DOVE?!? MA QUANDO?!?

“ […] all’inizio degli anni novanta il ciclone grunge spazzò via fustacchioni palestrati, chiodati e lungo-criniti, e con essi gli acuti strappatonsille, i guitar-hero, i cori anthemici, le pose plastiche, le moto, le birre e le pupe. Rimossi i cadaveri dal campo di battaglia…”.
Già, rimossi i cadaveri...“di fronte al metal, finalmente, si spalancavano i cancelli della contaminazione”.

Queste due splendide immagini del nostro Mementomori ci portano a vedere con rinnovato fascino la geografia temporale del Metallo…

Nel periodo, così si dice, di maggiore crisi per la nostra musica preferita, negli anni del post-grunge,  il metal moriva (?). E al contempo mutava: nacquero invero, già agli albori della decade novantiana, scene di incommensurabile importanza e bellezza. E nacquero ovunque, portandosi anche dietro in molti casi anche quelle radici ottantiane che sembravano essersi rinsecchite.

Certo, ancora una volta in primo piano vi erano band inglesi e americane a tirare le fila, ma questa volta (affianco a numi tutelari come My Dying Bride, Paradise Lost, Anathema, Carcass, Morbid Angel e Death) trovavamo a guidare le fila del metal mondiale gruppi olandesi, francesi, brasiliani, scandinavi a go-go, italiani, greci, portoghesi. E come sempre anche i tedeschi…il Metal si era ormai allargato definitivamente a macchia d’olio. E i dati di vendita ovunque lo certificavano. Così come il proliferare di fanzine e riviste specializzate. Certo nella maggior parte dei paesi si rimaneva a livello underground e solo pochi gruppi riuscivano ad avere un solido successo planetario. Ma queste sono sottigliezze. Ciò che contava erano la grande solidità del movimento, l’alta qualità delle produzioni discografiche e soprattutto la geniale inventiva e spregiudicatezza nel coniugare generi e stilemi apparentemente distanti tra loro, dando vita a sottogeneri di grande fascino e fortuna commerciale. E MM ha già affrontato il tema con la Rassegna sul “Nuovo Metal”.

Sfido io qualsivoglia genere musicale che, in anni di sua crisi, ha saputo rinnovarsi ed evolversi in maniera così stupefacente, ricca e inaspettata come il Metal! 
Dal prosciugamento dell’alveo del fiume principale (heavy, hard n’ heavy, glam) in realtà si crearono tanti e variegati rivoli, che nel giro di pochi anni divennero altrettanti rii pieni d’acqua. A rendere fertile un terreno, quello della decade novantiana, che sarà attraversato da musicisti incredibilmente affascinanti, che di certo non si piansero addosso per quello che era stato ma seppero dare nuova linfa e slancio a tutto il Genere.

E allora, mi chiedo: perché non proseguire nella nostra Rassegna, questa volta addentrandoci in questi strampalati, incestuosi, originali e fecondi anni ’90?

Se gli ottanta sono stati gli anni dei “classici”, i novanta potremmo definirli quelli dei “moderni”, di un’avanguardia che, ovviamente adesso che siamo nel 2016, è già diventata a sua volta “classica”. Ma il cui insegnamento è, per noi di MM, ancora molto “contemporaneo”, ricordo indelebile e pietre di paragone per giudicare anche l’evoluzione del metallo del nuovo millennio.

E allora via, si parte! Ancora dieci dischi, uno all'anno. Dal 1990 al 1999. Un'altra carrellata elettrizzante (almeno per noi che la redigeremo...) di band cult, magari non troppo note, sempre poco fortunate, ma di incredibile valore artistico.

Facendoci guidare da una parola-simbolo del periodo, già su richiamata: contaminazione!

Fuori concorso: King's X

1990: "THE KEY"
1991: "MENTAL VORTEX"
1992: "BLUES FOR THE RED SUN"
1993: "DEMON BOX"
1994: "DELIVERANCE"
1995: "CARPET"
1996: "IRRATIONAL ANTHEMS"
1997: "OMNIO"
1998: "A FALLEN TEMPLE"
1999: "SOLIDIFY"