3 mar 2016

METAL MIRROR: DOVERE DI ANALISI



METAL MIRROR COMPIE UN ANNO, BUON COMPLENNO METAL MIRROR!

3 marzo 2015: usciva il nostro primo articolo. Un anno dopo, 350 articoli dopo, possiamo dirlo, anzi gridarlo: ci siamo ancora!


350 post in un anno vuol dire che quasi ogni singolo fottuto giorno dell'ultimo anno siamo stati con voi. Pioggia, vento, sole: noi c’eravamo. In salute e in malattia, nella gioia e nel dolore: eravamo con voi!

Siamo una grande famiglia, noi cultori del metallo, ma non è sempre facile convivere. Essere metallaro significa essere blackster e disegnare i Behemoth perché sono dei fighetti. Vuol dire ascoltare gli Iron Maiden ed amarli come venti, trenta anni fa, oppure odiarli nemmeno c’avessero vomitato sulla moquette. Vuol dire essere fratelli: fratelli come possono esserlo Caino ed Abele. Ti odio perché ascolti il power o il nu-metal. Però ti voglio anche bene perché abbracci come me tutto quello scibile umano ed artistico che transita dagli AC/DC ai Napalm Death!

Essere Metal vuol dire tante cose, perché siamo in tanti, ognuno con la sua sensibilità, ognuno con la sua fottuta predisposizione. E in più c’è il famoso “cel'hollunghismo”: sono più ganzo io perché ascolto gruppi più estremi di te, perché conosco artisti più di nicchia di te.

Nel dubbio: ascolta Paul Chain

Brutta bestia il metallaro: non esiste figura più fedele ed al tempo stesso più esigente. Così esigente che grida al tradimento al primo mezzo passo falso di una band che prima non aveva mai sbagliato un colpo. Così fedele che sa perdonare anche dopo il decimo album sbagliato. Del resto siamo ancora oggi a parlare dei Megadeth, che poi è come parlar d’amore con l’ex moglie che si è trombata il tuo migliore amico...

Siamo in tanti, siamo diversi: che senso ha scrivere di heavy metal oggi? Siamo dei fottuti sentimentali, è questa la risposta.

Il nostro obiettivo è stato duplice. Anzitutto scrivere cose che altri non scrivono, non fermarsi alla solita recensione. Le abbiamo provate tutte: non paghi di aver intervistato musicisti e titolari di etichette underground (ma che bella la chiacchierata con Agghiastru degli Inchiuvatu!), siamo andati a scomodare nell’Aldilà Chuck Schuldiner, Quorton, Criss Oliva e molti altri eroi che non ci sono più. Abbiamo scritto ed indirizzato lettere ai nostri beniamini, recensito concerti che manco abbiamo visto, rispolverato album dimenticati, parlato dei gruppi più sfigati (avete presente i Riot?). Abbiamo stilato classifiche assurde (tipo le più atroci canzoni d’amore nel metal) e persino braccato quei gruppi metal che hanno osato uscire dal recinto del metal stesso. E tanto altro ancora, sempre adottando punti di vista originali che ci permettessero di vedere il conturbante mondo del metal sotto nuove prospettive. Mille e mille argomenti abbiamo affrontato, e mille ancora ne affronteremo, perché se il metal ha una qualità, questa è il fatto che esso è un argomento inesauribile. E noi vi sguazziamo dentro come bambini!

Al tempo stesso, però, abbiamo cercato di essere sempre con voi, non barricandoci al di là di uno sterile autismo da pensatori metal un po’ snob. E così, quando sono usciti gli ultimi album di Iron Maiden e Slayer, eccoci puntuali a firmare la milionesima recensione sul web, perché questi sono appuntamenti che nessuno può disertare. E se accade un evento tragico come la morte di Lemmy, ecco che subito accorriamo ad asciugarvi le lacrime, dedicando al leader dei Motorhead non uno ma ben quattro spazi commemorativi. Beh, per la recensione di “The Astonishing” dei Dream Theater ci stiamo attrezzando (c’è chi in redazione ha provato a chiedere l’aspettativa a lavoro per avere il tempo necessario per ascoltare l’ultimo colosso architettato da Petrucci & co.…).  

Il fatto fondamentale è che il metal c’è. Ed è quello per cui noi esistiamo: scribacchini a tempo perso, la nostra ragion d’essere la troviamo nel metal, noi che la mattina andiamo a lavoro con il walkman ascoltando gli Opthalamia, che prendiamo il tram in compagnia dei Sanctuary, che maciniamo i chilometri con i Royal Hunt o i Kamelot nell’autoradio. E che la sera, messi a letto i nostri figli (favola e bacio della buonanotte) ci andiamo a riascoltare gli Autopsy per poter scrivere su di essi.

Scendere a fondo, evitare di dire quello che gli altri dicono, spremersi come limoni, prosciugare le nostre energie, così trascurando il nostro lavoro, le nostre famiglie, il nostro tempo libero, rinunciando alla palestra o al corso di uncinetto: una sudata che vale le classiche sette camicie.

Per chi?

Per noi stessi, anzitutto, ma anche per voi, o nostri amati lettori, affinché voi possiate, ogni fottuta mattina, a casa davanti al PC, o al bar con lo smartphone, fare colazione leggendo un articolo nuovo di Metal Mirror: apprendere, ridere, passare semplicemente un po’ di tempo in buona compagnia…

…la nostra! Noi che scansiamo i pavoni ed accendiamo il cero alla Madonna della Brutalità (mia libera interpretazione del bellissimo quadro del nostro Dottore, con cui abbiamo voluto impreziosire questo post autocelebrativo), le accendiamo un cero, alla Madonna della Brutalità, affinché essa ci protegga dalle brutture che si manifestano fuori e dentro il metal.


LONG LIVE ROCK'N'ROLL, UP METAL MIRROR!!