14 ago 2016

PENSIERI A CAZZO SU "THE ASTONISHING" DEI DREAM THEATER


I Dream Theater non esistono più, ma ci sono ormai solo: John Petrucci e Jordan Rudess. Gli altri componenti del gruppo mi sento di avvicinarli alle figure di turnisti di lusso che, a seconda delle idee dei due geniacci, mettono al servizio la tecnica immensa dei quali sono dotati. Così accade ed è palese più di altre volte in "The Astonishing", ma il risultato è comunque di alta qualità.

Siamo andati consapevolmente fuori tempo massimo per una recensione del disco in oggetto, perché non rientra in una uscita normale e perché c'è davvero ancora qualcuno che ha voglia di leggere recensioni canoniche? Non solo per questo, ma anche per l'importanza e l'affetto che nutro per il gruppo, non me la sentivo di scrivere se non sporadiche note.

L'estate che sto passando non mi sembra così lunga per metabolizzare "The Astonishing", ma è colpa mia che mi ostino a fare sempre mille cose mentre dovrei solo chiudermi a casa ad ascoltare questo disco. Oltre alle mie colpe però si aggiunge anche la matrice di queste note che, rispetto ad una credenza iniziale, non sono di così facile assimilazione.

Odio quelle persone che, nel mezzo di una discussione, dicono per riassumere il tuo pensiero frasi del tipo: "Quindi mi stai dicendo..." oppure "Secondo me vuoi dire che...", non le sopporto. È come se volessero mettermi in bocca parole che non ho detto e, dall'altro lato, sottolineare con garbo la mia incapacità di esprimere un concetto chiaro.
Perciò adesso non venite a dirmi che ho affermato che "The Astonishing" è un disco difficile da comprendere. Ho detto che, in mezzo alla vita di tutti i giorni, è prima di tutto un disco complesso da far proprio nella sua interezza. 
Le influenze non sono moltissime, al massimo qualche richiamo progressivo settantiano o spunti teatrali che richiamano Clive Nolan, ma per il resto è il tripudio dei Dream Theater post Portnoy. A proposito, mi chiedevo proprio in questi giorni se, a distanza di sei anni dal distacco dal batterista, si senta realmente un cambiamento nel mondo del Teatro del Sogno?
In sintesi i fatti oggettivi sono tre: in primo luogo il dominio di Petrucci e Rudess è diventato una dittatura; in seconda analisi non ci sono più influenze Muse o Nu Metal o di qualsiasi altro genere a macchiare il sound ed infine c'è una maggiore melodia nei dischi.
Nel cambio con Mangini devo dire che abbiamo guadagnato in qualità media dei dischi, fino ad arrivare a "The Astonishing" dove si è programmaticamente deciso di fare il botto con un disco super.

Comunque vada e come ho già avuto modo di dire in precedenza, "The Astonishing" sarà il disco dell'anno!
Non perché è un doppio, in fondo gli Ayreon ne producono da anni (si dice che al supermercato per deformazione Arjen Lucassen raddoppi anche tutti i prodotti che acquista nda), ma soprattutto perché i Dream Theater tornano sul mercato con un concept per dimostrare che non sono stanchi, annoiati o manieristi. Amano la musica, amano suonare, amano i fans, amano esagerare e soprattutto nella loro discografia decidono di tracciare una nuova linea di demarcazione.
Prima e dopo "The Astonishing" potrà diventare il nuovo ritornello dopo il prima e dopo Mike Portnoy, anzi forse si erano stufati proprio di questo. Questo classificare gli album come il primo lavoro dopo l'abbandono del batterista, il secondo dopo la separazione e così via, ha urtato Petrucci nell'inconscio e ha deciso di mettere una cesura nella seconda era: ante e post "The Astonishing".

In questo album li stimo però anche per il rispetto nei confronti di LaBrie, in altre parole, un concept di questa tipologia con molti personaggi e voci multiple poteva prestarsi anche ad una sorta di accordo con James. Petrucci avrebbe potuto usare altri cantanti a supporto dello storico singer, anche per caratterizzare il narratore o i diversi protagonisti della storia, ma non è andata così.
Non è stato così perché la musica e la coerenza melodica dei Dream Theater trionfa su ogni cosa, LaBrie fornisce una buona prova e canta a suo modo senza cambiare registro per seguire la linea narrativa. 
I Dream Theater si lasciano tentare dalla magnificenza, dalla prolissità, dal concept, dal doppio album, dalla dittatura Petrucci-Rudess, ma non tradiscono il loro sound e per questo dimostrano di essere un gruppo fondamentale nel panorama odierno. Nessuno, se non gli Iron Maiden, avrebbe potuto mantenere la propria identità in un oceano di note così vasto, per questo "The Astonishing" è un disco chiave e definisce uno spartiacque per il Teatro del Sogno.

Non finisce mai "The Astonishing"!
E' infinito, tanto che se lo metti in macchina e parti da Roma rischi di iniziare a vedere i minareti e non aver ancora assimilato il primo disco. Oppure se lo lasci in sottofondo in casa, vedi cambiare le stagioni fuori dalla finestra o ti accorgi che la neonata della vicina è già donna, eppure non siamo ancora a metà album! È come se ci fosse un filo che segue l'ascoltatore, ad un certo punto ti perdi nella storia poi non capisci più dove eri rimasto, infine riallacci alcuni punti cardine della narrativa e ti perdi nelle scale di Rudess per accorgerti che è già Ferragosto.

Come cazzo siamo arrivati a Ferragosto? Se ieri era Pasqua e stavo assimilando la prima metà del disco, sto vivendo forse in una realtà parallela?
Non importa vado a fare un tuffo in mare, tanto le note mi suoneranno nella testa anche sott'acqua...