26 dic 2016

DIECI CANZONI DI METAL NATALIZIO - UN FILONE DI SCARSA FORTUNA


Le canzoni di Natale nel metal: un tema ovviamente irrilevante.

Magari con un pretesto del genere si scoprono chissà quale amenità...e magari qualche gemma nascosta. Poco probabile, ma ci abbiamo provato...


Venom – "Black Christmas". Dall’evitabile “Calm Before the Storm”, il disco della formazione Cronos fai-da-te. Trattandosi appunto di rimpiazzi casuali per Mantas e Abaddon, la tecnica fece un balzo in
avanti, ma la vena compositiva è agghiacciante. Qui si inserisce questa innocua canzone, il cui testo descrive una natività deviata, con un bambin Gesù dagli occhi accesi di luce verde: ne seguirà l’annullamento della missione di Cristo e l’umanità non sarà salvata. Ottima, ma mal sviluppata, l’intuizione del diavolo che possiede il feto di Gesù. Passiamola a Glenn Benton...

King Diamond – "No Presents for Christmas". Una canzone fortunatamente ignorata dal grande pubblico. Si trattava di un singolo con cui King Diamond, o qualche folle discografico per lui, voleva presentarsi al mercato dopo l’uscita dai Mercyful Fate. Neanche parliamo del King Diamond contastorie che poteva ironizzare su se stesso in stile Creepshow, ma di quello serio occultista dei primi tempi. Non è tanto l’idea di fare un singolo usando un riempitivo, ma la foto spiritosa con la renna addobbata che ha rischiato di affossare la carriera di una delle figure più significative del metal.


Alice Cooper – "Santa Claus is Coming to Town". Un brano travolgente, sembra registrato dopo che la band è stata svegliata alle 6:00 di mattina e condotta a forza in studio. In questo spompamento di ben quattro minuti si canta dell’arrivo di Babbo Natale in città, dove distribuirà i regali a seconda di meriti e demeriti. Devono averlo confuso con la Befana. L’intento dissacratorio secondo me non c’è, quello grottesco si è perso per la strada. Se ci mettessero un po’ più di energia almeno si potrebbe ballare.


Twisted Sister – "A Twisted Christmas". Un’idea epocale, rifare le canzoni di Natale in chiave metal. O meglio, in stile Twisted Sister. Cioè, non esattamente, più che altro velocizzate con strumenti elettrici. A volte neanche velocizzate. L’efficacia evocative di “Venite adoriamo” è decisamente maggiore nella parrocchia di un don Mario qualsiasi. Un disco che rimarrà incomprensibile come scelta, a meno che non sia, ma rabbrividisco al pensiero, l’idea di dissacrare il Natale con la trasgressione rockettara di un gruppo di bambini cattivi. Primo, nel 2006 i Twisted Sister se li filavano in troppo pochi per essere ancora una icona della trasgressione. Secondo, quest’idea li mette sullo stesso piano del PRMC, l’associazione di mamme anti-rock che nei loro anni d’oro li accusò di traviare i giovani con la loro musica. Cameo di Lita Ford che - nell’illusione di esser famosa – ama prestare il suo nome a collaborazioni varie, cose che di solito si fanno tra personaggi di pari livello, o per fare un favore a quello meno famoso. Nel 2006 entrambi sono ad un livello di popolarità abbastanza basso da far risultare questa collaborazione consona e soprattutto (fortunatamente) visibile sul mercato...


Type O Negative – "Christmas Mourning". Peter Steele se la gioca alla grande con il Baglioni di “Notte di Natale”. Un Natale di autoerotismo attende il personaggio di Baglioni, che di fronte al mondo pretende compassione perché si è lasciato proprio prima del Natale. Invece Peter si propone una situazione ben più seria. Calze della befana appese per gente ormai morta, una tavola apparecchiata per sette (quando l’anno prima erano invece in undici), luci dell’albero che illuminano l’agrifoglio ormai secco. Io saluterei con gentilezza ed andrei a mangiare al ristorante… Se non trovate i Type o Negative di "October Rust" già spallanti, vi potrà piacere.


Amon Amarth – "Viking Christmas". Gli Amon Amarth ci cantano le bellezze del Natale vichingo. Mentre per tutto l’anno i desideri culinari del vichingo sono “carne cruda, bacche selvatiche, latte di capra e sidro appiccicoso”, a Natale si mangiano ben altre cose: arrosto e pan di zenzero. Questa è l’unico punto d’incontro con le tradizioni cristiane, dicono gli Amon: la celebrazione del Natale sotto l’albero addobbato di luci – che cristiano non è comunque. Non parlano del presepe. Per chi si attendeva quindi una canzone sulla spiritualità pagana legata al Natale, delusione completa: per questi cinque ceffi la “magia” del Natale è solo una tavolata di panino con la porchetta.

Joe Satriani – "Heavy Metal Christmas". Prendiamo respiro da questi ultimi sconcertanti testi con uno strumentale di Satriani. Godibilissimo, sebbene con il Natale non c’entri una mazza, salvo una pretestuosa intro sulle note di “Bianco Natale”. Nei commenti di YouTube un tipo nota giustamente: questo non è neanche metal. Torniamo allora alla vera classifica.


Ramones – "Merry Christmas". Un Ramone che già conoscevamo per non essere il massimo della mobilità e della mimica anche solo facciale, in questo video raggiunge la plasticità di una statuetta del presepe. Quasi ventriloquo, ci propina una canzoncina per i poveri di spirito tanto cari a Nostro Signore. In confronto Jingle Bells diventa un testo impegnativo. Ma soprattutto anche qui, come per Alice Cooper, lo spompamento regna sovrano.


A questo punto cambiamo strategia, perché siamo già a quota "otto" senza averne ricavato qualcosa di decente. Proviamo su Metal-Archives. Ecco, lo sapevo: ci imbattiamo in qualcosa di valido! “Another Sunny Christmas” dei Golgotha, disco di un gruppo di progressive-metal, con copertina accattivante ma struttura da mattonata (quattro brani di lunga durata). Mi piacque all’epoca e tutt’ora ha un suo fascino. Il brano si iscrive in un concept basato su una vicenda non facilmente ricostruibile. Parrebbe di capire questo del brano: un uomo biasima il Messia per aver nascosto al genere umano che Madre Natura, e non un Dio benevolo e miracoloso, è l’autrice di portentose fortune e sfortune. L’uomo, asservito ai profeti per sua debolezza, si sveglia d’un tratto per scoprire l’ennesimo Natale assolato, emblema della falsa fede.  Il brano si snoda in maniera tale da adattare i suoi vari movimenti ai momenti lirici in maniera decisamente efficace.

Troviamo anche i Lacuna coil, con “Naughty Christmas”, che ha il pregio di richiamare una tradizione anche Italiana che compete con il classico Natale. Trattasi di una cerimonia invernale, in cui si celebra la generosità di San Nicola (da cui Nicholaus, e Santa Klaus). Il Santo gira di notte distribuendo dolci e caramelle, ma è accompagnato da servitori diabolici e scatenati (Krampus) che aggrediscono i malcapitati. La doppia faccia della festa, e della Natura è alla base di questo rito collettivo, in cui ovviamente la componente positiva è attuata e quella negativa semplicemente rappresentata per essere esorcizzata.  Al di là di questo, il brano rimane goliardico e forse è su questo registro che vuole restare. E si fa ascoltare: una cavalcata a metà tra il folk e il gotico.

Il bilancio di questa nostra ricerca natalizia è quasi terrificante, se non fosse per gli ultimi due brani, curiosamente non inclusi tra le liste di canzoni metal natalizie riportate su diversi siti. Vincono a mani basse i Golgotha. Per il resto possiamo solo osservare che purtroppo il Natale non ispira i nostri eroi, che si sono resi capaci di episodi musicali di norma trascurabili. Non credo sia colpa del metal in sé, se si pensa che anche John Lennon, che già aveva toccato il fondo in termini di banalità lirica con "Imagine" nel 1971, riuscì a superare se stesso con “Happy Christmas” nel 1972. Eppure di spunti ce ne potevano essere: l’eccidio degli innocenti ad opera di Erode, oppure la figura della cometa, o una visione epica dei Re Magi…

Invece nulla di tutto questo. Mi rimane l’immagine di un Peter Steele che non è più uscito di casa dal Natale prima, seduto sotto l’agrifoglio secco e davanti ai regali mai consegnati per i parenti morti. Mentre nel frattempo gli Amon Amarth per almeno un giorno l’anno si degnano di accedere il fuoco per cuocere la carne...


A cura del Dottore