14 feb 2018

CONFRONTI IMPOSSIBILI: I SUMMONING E GLI 883 - L'ISTERIA DEL SOGNO


Un gruppo che dolosamente utilizza un timbro uguale per voce e rullante, dando l'impressione di una cornacchia afona sbattuta sui tamburi. C'era un film di Woody Allen in cui si fissava dei rumori che faceva il vicino, e diceva “Senti anche tu questo rumore? E' strano, è come una tromba, è come uno che sega una tromba a metà....o come uno che sta strangolando un pappagallo”.

Questo per dare un'idea del gusto sonoro dei Summoning. Ma non fanno grindcore, fanno black epico e atmosferico.

Dicemmo già, nel descrivere i principi dell'epic metal, come sia importante la fisicità dello strumento. Per semplice che sia, si deve sentire l'umanità del ritmo, con tutte le sue sbavature dettate dalla foga e dall'emozione, e la sua marzialità come sforzo di precisione e di persistenza. Mettere una batteria sintetica in un brano epico è abbastanza un controsenso. Ma non è questo l'unico problema. I Summoning non sono epici, sono ingenui ma sinceri sognatori.

L'infantilismo si percepisce anche dalle scelte compositive, con una tendenza ad abbarbicarsi al jingle, al motivetto facile facile che risolve da solo tutto un brano. E anche a non sempre imperdibili intermezzi ambient. E' questo il loro marchio, e un recensore, anni fa, nell'esprimere entusiasmo nei confronti di un disco di epic estremo, commentò che era ben altro dalle “marcette a cui ci hanno abituato i Summoning”.

In fondo il messaggio dei Summoning è semplice: vorremmo essere altrove, vorremo che esistessero davvero principesse e montagne incantate, uffa uffa uffa!

E' la stessa visione graffiante e ostinata che ha fatto la fortuna di un altro gruppo di epic infantile, gli 883.

883 e Summoning sono il tentativo di ricreare una geografia, una costellazione di luoghi e di episodi onirici che nel loro insieme sostituiscono l'universo reale. Per gli uni è l'illusione dell'amore adolescenziale e metropolitano; per gli altri la fuga dalla sua delusione verso ricerche senza fine di tesori proibiti.

Un mondo parallelo che consola di quello reale. Al posto di una meta, un sentiero senza fine. Al posto della delusione, la morte che ti prende per mano. Al posto dell'amore, i monumenti alla solitudine. E' il mondo del “non-esserci”:

Siedo accanto al fuoco e penso di chi visse secoli fa
E di chi vedrà un mondo futuro
che mai conoscerò”

Il mito della sconfitta, e la prospettiva di una lotta e di una vittoria unicamente nelle distanze e negli spazi indefiniti del sogno, è una costante nella poetica dei Summoning. Ed è anche la cifra degli anni '90, anni di delusioni facili, ma soprattutto di una malinconia di fondo, di un presagio di inconsistenza della vita. Così come gli anni '80 sono anni in cui si vestiva a festa anche la disgrazia, i novanta sono stati anni più sinceri, ma più malinconici, in cui la favola dei sogni realizzabili era un mito lontano, e la realtà era fatta di piccole e cocenti frustrazioni. Il sole e la luna, ugualmente lontani, come nei brani dei Summoning.

I Summoning nascono dalla morte dell'Uomo Ragno, e dalla poetica degli 883 che ne consegue. Negli anni '80 tutti erano l'uomo ragno, nei novanta non c'era più rispetto per la dimensione fumettosa della vita. I supereroi dovevano rendere conto come tutti. Muore l'Uomo Ragno e nascono gli 883. Pezzali e Repetto, come Silenoz e Protector, parlano sostanzialmente di una fuga dalla realtà, ancora da un punto di vista di chi deve partire. I Summoning sono ormai già lontani nel loro viaggio siderale.

Le notti non finiscono all'alba nella via, le porto a casa insieme a me, ne faccio melodia

Fare melodia della notte, della propria notte. Quella che di giorno non esiste più per nessuno, tranne che per te. Che cos'è il ritorno a casa dopo una festa, una notte per locali, dopo che non nessuna te l'ha data, se non la cavalcata terminale del cavallo che si decompone sopra il terreno letale ("Rotting horse on deadly ground")? Che cos'è quel sentimento di fierezza e languore nel pensare e ripensare a quella che ha smesso di dartela, magistralmente reso in “Nessun rimpianto”, se non la marziale e struggente melodia di “Where hope and daylight die”?

L'immaginario degli 883, dietro la forzatura di una serie di situazioni di meschina vita contemporanea, ha ben altri riferimenti; basti pensare ai titoli e agli spunti: eroi dei fumetti, personaggi dell'immaginario condiviso (il cavaliere solitario del west)...e infine, all'apice del successo, un titolo onirico alla My Dying Bride, “La donna, il sogno e il grande incubo”.

Chi ha sguainato gli accendini mentre Pezzali cantava “Ma come mai, ma chi sarai, per fare questo a meee, notti intere ad aspettarti..ad aspettare te....”? Chi l'ha fatto sappia che quella fiammella era nient'altro che la luce lontana di fronte al sole. Una vita irraggiungibile, che per metà si nasconde, e per l'altra ti acceca. Quella stessa luce verso cui andava Icaro, ma non poteva raggiungere perché il sole lo colpì prima, col calore.

Sapete dove sono finiti gli 883? Sono finiti nella terra di Tolkien. Ad un certo punto Repetto molla tutto e investe il piccolo patrimonio in un progetto americano: conoscere una modella della cui immagine si era innamorato, fare un film con lei come protagonista, e finire per farne la donna della sua vita. La follia di questo progetto fondato sul nulla va di pari passo con la consapevolezza che una storia ideale, anche quando esiste, odora già di morte. Finché la realtà offre un finale infelice, certe follie rimarranno sempre meno dolorose di come sembrano.

Una ricerca che era nell'aria da tempo, da "Nord Sud Ovest Est", con la figura del cowboy solitario che vaga alla ricerca di una donna fantomatica, deriso da chi lo vede passare. I guardiani della realtà lo avvertono dicendogli: Viso pallido ti stai sbagliando, non la troverai...cioè capito, non gli dicono che la può trovare ma è tutto campato in aria, sentenziano che non la troverà. Neanche dopo averla trovata.

Il senso della ricerca dell'anello, che è nella ricerca, è proprio evitare di scegliere una via facile. La via facile accorcia la ricerca, e porta dritto dritto alla disillusione. Meglio prenderla alla larga, come faceva Tolkien. O Repetto.

Mentre Repetto inseguiva il suo sogno, Max Pezzali insisteva con il progetto 883, ma finiva per arroccarsi come la fortezza di “Stronghold”, sul versante di una montagna invalicabile, sopra una valle di lacrime che non può più neanche promettere illusioni. Le canzoni degli 883 si fanno sempre più amare, sarcastiche, crepuscolari.

Sia gli 883 che i Summoning ricordano la parabola di Azathoth raccontata da Lovecraft in uno dei suoi scritti “frammentari”. Un tipo anonimo, che vive specchiandosi nell'abbrutimento di una metropoli senza sogni, stanco probabilmente sia di lottare, e senza una via concreta di fuga, decide di scomparire in una dimensione parallela, quella del sogno.

"L'immagine del viaggio è uno dei temi che attraversano tutto l'album e che più ho sviluppato nel corso della mia carriera: viviamo in un epoca sempre più veloce, in cui bisogna sempre correre, lavorare e produrre, in cui è necessario muoversi dal punto A al punto B il più veloce possibile. Sia nel viaggio fisico che nella vita in generale. Per me invece nel viaggio non importa la destinazione da raggiungere ma il percorso in sé, il fatto di godersi la strada, la compagnia, ogni singolo profumo" (Max Pezzali, da Wikipedia)

Altro che canzoncine di innocua vita vissuta, gli 883 parlano della veloce presa di coscienza dell'amarezza del reale, e di un'ideale che coincide sempre di più con l'infanzia perduta. Meglio la principessa che forse non troverai mai, che la bella del paese che comunque, prima o poi, smetterà di dartela.

Aveva ragione Pezzali: meglio non ci sia una meta. Aveva ragione Repetto: la meta deve essere impossibile. Aveva ragione Lovecraft: la felicità è nel passato.

E hanno ragione anche i Summoning, anche se riescono a dirlo con pallosità austro-ungarica: la felicità è una marcetta infantile.

A cura del Dottore