3 giu 2018

SHORT STORIES: "SCALES OF JUSTICE" (AVANTASIA)




Ci sono tanti modi per motivare le persone: si può partire con un training autogeno che tocca i sentimenti, si stabiliscono obiettivi comuni da perseguire oppure si porta l’esempio di qualche virtuoso che ha fatto cose grandiose.

Tim “Ripper” Owens non ha fatto cose grandiose, però ha grinta! Cazzo se ha carica dentro!

Avevo bisogno di motivare un gruppo di lavoro, non sapevo da che parte cominciare stavolta perché niente in loro trasmetteva uno stimolo. Così mi è venuta l’ispirazione con questa canzone tratta da “The Wicked Symphony” di Avantasia.

Ho deciso di convocare tutti per la riunione mensile, ho studiato uno ad uno le facce dei miei colleghi. Uno ad uno. Tutte brave persone, oneste, forse un pochino false in alcuni ambiti, ma soprattutto mosci, molli, spenti, grigi. Neanche neri, perché almeno se fossero state nere... ma grigie dentro e fuori.

Le ho fatte sedere tutte intorno ad un tavolo ovale dentro un Holiday Inn qualsiasi di una provincia qualsiasi e, mentre una cameriera qualsiasi serviva un caffè qualsiasi, ho deciso di far ascoltare a tutti “Scales of Justice” degli Avantasia.

Nessuno di loro non solo non conosce Avantasia o il power metal, ma questi sono persone che battono il tempo con Vasco Rossi o Battisti. Queste povere anime grigie si sono prese 5 minuti in faccia di Owens, urla e carica da vendere! Cazzo se hanno strabuzzato gli occhi, qualcuno ha persino allentato il nodo della cravatta per deglutire.

Non mi interessa qui parlare ancora di Tim, ma farvi riflettere sulla performance di Ripper in questa canzone. Ha una carica da leone, al vetriolo più di tante altre interpretazioni; addirittura Sammet deve modificare parzialmente il sound Avantasia perché questo animale azzanna il microfono. Ad un certo punto si intromette Tobias, ma poi Owens magna in faccia a tutti, anche a chi avevo davanti e terminata la canzone:

“Adesso tirate fuori i coglioni come lui e andate a benedire ogni cliente che trovate davanti! La riunione finisce qui per oggi, arrivederci...”