1 nov 2019

RITRATTO DI UN ARTISTA DIMENTICATO: PASI KOSKINEN


«Che fai qui, ragazzo?».
«Niente».
«E allora perché ci stai?».
«Così…».
«Sai già leggere?».
«Oh sì».
«Quanti anni hai?».
«Nove compiuti».
«Cosa ti piace di più: una tavoletta di cioccolata o un libro?».
«Un libro».”

Il cantante finlandese Pasi Koskinen mi ricorda l’incipit del romanzo “Auto da fè” di Elias Canetti, perché anche lui nella sua semplicità canta, come il bambino legge e sembra avere in sé l’innocenza della vittima sacrificale, ma di fatto paga a caro prezzo la differenza verso i suoi simili. Come Pasi è un cantante sottovalutato e diverso dal panorama che lo circonda, restando forse non del tutto compreso, allo stesso modo Peter Kien, il protagonista del libro, e il bambino non fuggono al loro strano destino.


Pasi Koskinen è un cantante noto soprattutto per aver fatto parte degli Amorphis dal 1995 al 2004, ma anche per aver segnato con il suo nome album notevoli e controversi della band. Se tutta la critica concorda nel vedere “Elegy” come apice della carriera degli Amorphis, già con il successivo “Tuonela” qualcuno fa distinzioni per un album troppo folk, con pochi growl e nel complesso poco naturale per la band finlandese. A mio parere invece ancora oggi non si è celebrato abbastanza “Tuonela”: a distanza di venti anni si rivela essere un capolavoro, intelligente, brillante ed innovativo, proprio grazie a Pasi, aggiungerei io.

Qualcuno dopo “Am Universum” del 2001 inizia già a parlare di Amorphis in crisi, mentre la forza di questo cantante li spinge verso confini che non toccheranno più. Il personaggio Pasi sembra essere però un tipo strano. Nelle interviste dei membri della band, egli viene accusato di comportamenti curiosi, funerei ed additato come il responsabile di fatti strani.

Come nel libro di Canetti, Peter Kien cattura con le sue bizze le simpatie del lettore, anche se non è affatto innocente, ma carico di boria e saccenteria. Così Pasi Koskinen sembra fatto della stessa pasta, subendo l’allontanamento dagli Amorphis. Accettando la tesi di questo romanzo, concludiamo che l'intellettuale meriti davvero una punizione esemplare, assoluta: l’auto da fé che si squaderna nel corso della narrazione sotto i nostri occhi scandalizzati e impotenti.

Dispiace però che Koskinen venga sottovalutato. Approfondendo la sua figura si scopre che attualmente è il cantante di addirittura quattro gruppi: Shape of Despair, Mannhai, Ajattara (con il soprannome di Ruoja) e To Separate the Flesh from the Bones (con il soprannome di Herr Arschstein).

Ogni progetto mostra un lato del suo particolare carattere. Gli Ajattara sono un gruppo death-black senza troppi compromessi, come se si volesse andare alle radici ispirandosi al seminale “Nattens Madrigal” degli Ulver. I doomish Shape of Despair rappresentano invece la sua anima più funerea, triste e misantropica, con canzoni lunghe squarciate dalla sua voce gutturale, lontana, affogata in qualche oscura foresta. To Separate the Flesh from the Bones sono l’anima più estrema, ancor più degli Ajattara: in essi Pasi sfoga il suo odio e vomita la sua parte ferale in brevissime tracce di una sorta di brutal death a tinte grindcore assimilabile ad alcune cose degli Impaled Nazarene. I Mannhai, infine, pescano a piene mani dagli Spiritual Beggars o dallo stoner degli Orange Goblin, lasciando interdetti al pensiero che vi sia la stessa persona dietro al microfono per tutte queste band, ma soprattutto che egli sia anche il cantante degli Amorphis.

Nel 2003 confezionerà l’ultimo album con gli Amorphis “Far from the Sun”, il quale resterà poco apprezzato per il suo spirito folk, dove le clean vocals fanno sempre da padrone.

A quarantasette anni Pasi ha più di venti album all’attivo con disparati indirizzi, forse nessuno completamente a fuoco, fatta eccezione per i primi due dell’avventura negli Amorphis. Egli resta un cantante misterioso, schizzato, bipolare forse, ma, come Kien nel libro di Canetti, ci affezioniamo a lui pur sapendo che non avrà futuro.