25 dic 2025

"WALKING IN THE AIR" - IL NATALE SECONDO I NIGHTWISH!



Non sono un gran fan dei Nightwish, e a dirla tutta nemmeno del power metal in generale, ma devo riconoscere che fra me e i Nightwish ci deve essere una certa affinità di gusti, per lo meno in merito a cose che non riguardano il metal. 

Dico questo perché mi trovo per la seconda volta a scrivere sui Nightwish, ma - attenzione -  non per parlare dei Nightwish in sè, ma per portare alla vostra attenzione dei brani che, a prescindere dal mio gradimento per gli stessi, sono stati anche coverizzati dai Nightwish, cosa che peraltro ho scoperto in un secondo momento. Brani non metal, ma neanche rock: era successo con “The Phantom of the Opera” e la storia si ripete, del tutto inaspettatamente, con “Walking in the Air”, che giustamente andiamo ad elogiare nel giorno del Santissimo Natale... 

Si parte dal presupposto che i Nightwish hanno rivisitato due brani lontani dall'immaginario tipico del  metal ma dall'indubbia aderenza a certi suoi umori. Insomma, delle scelte tanto originali quanto naturali visto che la materia prima si presta effettivamente molto bene ad una "rilettura metallica". In questa sede, tuttavia, vorremmo sottolineare soprattutto il gusto nell'aver saputo scovare queste chicche e l'intuizione vincente di tradurle nel linguaggio formale del metallo
 
Il metal, del resto, affonda i suoi tentacoli negli ambiti più svariati toccando una infinità di temi ed affrontandoli attraverso molteplici sensibilità. E' indubbio tuttavia che, almeno per quanto riguarda il power metal, l’ambito che va per la maggiore è quello fantasy. Il fantasy è talmente dentro al metal che in certi casi viene spontaneo definirlo come una propagazione del metal e non viceversa. Ma è chiaro che si tratta di una forzatura, perché non è che se il metal assume sembianze fantasy dobbiamo poi attribuire a quei romanzi, film, giochi di ruolo o persino cartoni animati caratteristiche e qualità proprie del metal. 

Se dunque - per esempio - pescare dal legendarium tolkieniano è la cosa più naturale del mondo per un musicista metal (soprattutto in ambito epic, power o black), più audace diviene addentrarsi in territori meno battuti se non addirittura ignorati dalla moltitudine dei metalhead. Ed è quello che a mio avviso hanno fatto i Nightwish almeno un paio di volte (e chissà se in futuro avranno modo di stupirmi ancora!). 

La scorsa volta, si diceva, abbiamo trattato la rivisitazione che i Nightwish hanno fatto del tema principale del noto musicalThe Phantom of the Opera”. Come già detto, l’idea di farne una versione metal suona tanto logica (soprattutto se hai una cantante con doti da soprano!) quanto una scelta raffinata e tutto sommato nemmeno troppo banale. Questa volta, tuttavia, i finlandesi mi hanno ulteriormente stupito, pescando un brano lontanissimo dal sentire metal, ma che in qualche modo porta in sé uno spirito molto, ma molto metal

Oggi è Natale, quindi prendete questo post non come l'ennesima illuminante "defenestrazione musicale" di Metal Mirror, ma semplicemente come un regalo. Perché se non conoscete il brano in questione, andatevelo ad ascoltare e godete. Mi riferisco a “Walking in the Air” scritto dal compositore britannico Howard Blake per il film d’animazione del 1982 “The Snowman”, diretto da Dianne Jackson e basato sull'omonimo libro per bambini del 1978 di Raymond Briggs - film che poi è divenuto un classico natalizio della televisione britannica e finlandese (ah, ecco la connessione con i Nightwish!!). 

Anzi, fate le cose per bene ed andatevi a guardare il film per intero, il quale si trova su YouTube (esattamente qui) e non dura un cazzo, nemmeno 26 minuti. Se siete degli analfabeti funzionali, dei CEO iper-impegnati o delle merde insensibili potete saltare direttamente al quindicesimo minuto, ma vi consiglio caldamente la visione completa dell'opera. Anzitutto perché è un bel film e vale senz'altro la pena vederlo a prescindere da tutto il discorso che siamo andati ad imbastire. Ben fatto e con momenti di grande poesia, il film è interamente animato a mano, voglio dire, ogni fotogramma è stato disegnato su carta con matite - tecnica che restituisce al tutto uno squisito fascino artigianale e naïf. Ma al di là di questo, "Walking in the Air" rappresenta per l'appunto il climax dell’intera opera e fa un effetto decisamente migliore se la ascoltiamo in quanto culmine emotivo dell’esperienza filmica precedente. 

Ora vi dico quel che è successo a me. Lo stavo appunto guardando perché mio figlio me ne aveva parlato in quanto lo aveva visto a scuola. Sebbene avessi notato la buona fattura del prodotto, non è che fossi poi cosi coinvolto dalla visione - del resto non sono proprio un appassionato di queste cose. La storia parte in sordina e sembra avere, almeno all'inizio, uno sviluppo alquanto prevedibile. Periodo natalizio, una accogliente casetta immersa nella campagna inglese (non siamo distanti da Brighton, nota località di mare nel sud dell'Inghilterra), fuori un suggestivo paesaggio ammantato di neve. Un bambino esce eccitato in giardino per giocare, un'eccitazione che però andrà a scemare in poco tempo sopraffatta dai rimproveri dei genitori e da un vago senso di solitudine. Gli verrà in soccorso il pupazzo di neve che lui stesso aveva realizzato, sorta di entità benevola che prende vita ed inizia ad interagire con il bambino stesso. 

A questo punto dovrei stare zitto, perché in fondo son 26 minuti e fate prima a guardarlo, ma voglio darvi un piccolo spoiler, se me lo permettete - cercherò di essere discreto. Il film è praticamente muto, nel senso che non vi sono dialoghi, e per tutto lo svolgimento dei fatti vi è un calzante accompagnamento orchestrale volto a commentare gli svariati accadimenti. Poi ad un certo punto il bambino e il pupazzo di neve, mano nella mano, prendono il volo per raggiungere il Polo Nord ed incontrare Babbo Natale, ed è in quel momento che accade la magia: la mia distrazione di spettatore adulto poco propenso alle suggestioni natalizie viene scossa bruscamente da una musica sublime che, manco a dirlo, si sposa alla perfezione con la piega visionaria presa dal film. 
 
Orchestrazioni irrequiete fanno presagire che qualcosa sta per accadere, sarà un dimesso giro di pianoforte ad introdurre quel senso di sospensione che il brano susciterà nello spettatore: pochi minuti, ma di grande intensità. La melodia sembra galleggiare nell'aria incarnando un senso di leggerezza e meraviglia, perfettamente in linea con la scena del volo. La linea melodica è semplice e ripetitiva, incarnata dallo struggente canto di un bambino (la versione originale è interpretata dal corista della St Paul’s Cathedral Peter Auty, mentre qualche anno dopo, nel 1985, il brano fu reinterpretato da un altro corista, Aled Jones, divenendo un singolo di successo che raggiunse il quinto posto nella classifica dei singoli nel Regno Unito). Non vi è un vero ritornello, ma una sorta di nenia ripetuta più e più volte, qua e là intervallata da carezze di archi che dischiudono un contrappunto sonoro morbido e mai invadente. Nella sua semplicità la melodia è estremamente cantabile, fanciullesca, innocente e richiama il calore di una dolce ninna nanna. E' forse per questo che colpisce in pieno il nostro cuore. E difficilmente vi abbandonerà (davvero, ti si appiccica addosso e ti entra nella testa e ti trovi costretto a ricantarla continuamente - e anche quando mi ritrovo ad intonarla per i cazzi miei, non posso fare a meno di emozionarmi da solo - e vi assicuro che sono stonato come la merda). 
 
Ma torniamo a noi, torniamo al film. La scena del volo è una sequenza bellissima, calamitante, che in qualche maniera ti rapisce soprattutto se si associa la musica alle immagini: uno sguardo che si eleva alto nel cielo, incontrando panorami mozzafiato, prima i tetti delle case, poi le distese innevate della campagna circostante, infine il mare e i ghiacci artici. E che bellezza i versi, già di per sè evocativi:  
 
We’re walking in the air
We’re floating in the moonlit sky
The people far below are sleeping as we fly

I’m holding very tight
I’m riding in the midnight blue
I’m finding I can fly so high above with you

Far across the world
The villages go by like trees
The rivers and the hills
The forests and the streams

Children gaze open mouth
Taken by surprise
Nobody down below believes their eyes

We’re surfing in the air
We’re swimming in the frozen sky
We’re drifting over icy
Mountains floating by

Suddenly swooping low on an ocean deep
Arousing of a mighty monster from its sleep

We’re walking in the air
We’re floating in the midnight sky
And everyone who sees us greets us as we fly 
 
Lacrime e solo lacrime. Da notare che la melodia del brano (ma solo ad una seconda visione ce ne possiamo rendere conto) era stata impiegata all'inizio del film accennata dal pianoforte, lo stesso pianfotorte che ritroveremo nei titoli di coda dopo il commovente finale (e vi assicuro che non posso fare a meno di singhiozzare come un bambino ogni volta che completo la visione dell'opera), ma questa volta non vi dico nulla, salvo che saranno lacrime ed ancora lacrime. E credo che alla stessa maniera siano stati colpiti i Nightwish che hanno ben deciso di reinterpretare il pezzo ed inserirlo nella track-list di “Oceanborn”. 

In questa rivisitazione (o tributo?) la band finlandese fa il minimo indispensabile, ossia prende quanto di buono già di suo possedeva il brano originale e lo "metallizza" quanto basta. Del resto, quando un brano, seppur non metal, nasconde uno spirito molto affine alla sensibilità del metal, ossia gli batte dentro un grande cuore epico, il gioco è alla fine facile. L'approccio è dunque calligrafico e qualche sforzo ulteriore probabilmente si poteva fare, tanto più che i Nightwish sono abili musicisti, ma forse i ragazzi si son saggiamente detti "poche stronzate, questo pezzo è troppo bello, non sta a noi stravolgerlo con il rischio di rovinarlo!".
 
E così la "Walking in the Air" dei Nightwish diventa una pomposa ballata alla loro maniera, forse tirata un po’ troppo per le lunghe con il tema melodico principale ribadito fino a rasentare la ridondanza. L’impronta orchestrale-sinfonica è conservata in toto e a fare la parte del leone sono ovviamente le tastiere di Tuomas Holopainen e il canto languido della sempre brava Tarja Turunen, che per la circostanza si cimenta in una sentitissima interpretazione, probabilmente devota ad un tema musicale che ha segnato la sua infanzia (una vera fissa per la cantante, che nella sua carriera solista successiva dedicherà album interi alla rivisitazione di canzoni di Natale). Di metal abbiamo il minimo indispensabile, si diceva: un assolo posticcio, chitarre elettriche poco invasive e di mero accompaganemento ed una accelerazione nel finale mentre basso e batteria francamente sembrano andare con il pilota automatico. 

Insomma, poca spesa grande resa, potremmo dire, ma al di là del gradimento o meno della versione dei finnici, come già detto questo voleva essere solo un regalo di Natale da parte di Metal Mirror a tutti voi: una segnalazione per coloro che non conoscevano il brano o per chi già lo conosceva ma non si era preso la briga di guardarsi il film. E se avete figli piccoli, non fatevi sfuggire l’occasione per ritagliarvi questa mezz'oretta scarsa di (se mi permettete la forzatura)... metal natalizio