10 giu 2015

IL GRANITO DEFORMATO: RUNNING WILD AI MINIMI TERMINI


Verissimo che i tedeschi, fieri combattenti dalle menti quadrate, sfoggiavano spesso precisione e tecnica adeguata già nei dischi d'esordio, però i tedeschi sono anche uno di quei popoli riconoscibili a passeggio nelle nostre città d'arte perché indossano i sandali col calzino
Per cui il metal nobilmente indicato come “teutonico” per la sua solidità e il piglio massiccio comprende anche un tipo che sceglie come nome d'arte Rock and Rolf (potendo contare peraltro su un nome figo come Rolf Kasparek) e parte malissimo anche con la scelta del nome del gruppo, buttando il suggestivo “Granite Hearts” per il banalotto Running Wild, preso da una canzone dei Judas Priest...

Running Wild iniziano con un power speed, debutto con copertina siderurgica di un metallaro saldatore che fa molto “working class” e testi improntati ad un'anarchia a tinte luciferiane. 
Il messaggio di Lucifero è di ribellarci al potere dello stato e spezzare le catene imposte dalle leggi del nostro tempo (a risentirlo oggi sembra l'inno del Movimento 5 stelle con Beppe Grillo alla voce), ma da segnalare anche la commovente la riabilitazione - di cui tutti sentivamo la necessità - di Gengis Khan: “un uomo nobile, l'unica sua colpa fu che amava tritare il nemico”, solo però per vendicare la nazione mongola.
Provano varie strade, tra spunti fantasy, ribellismo giovanile (che si esaurirà per ragioni anagrafiche) per poi approdare alla veste piratesca con cui i più hanno imparato a apprezzarli. 
In verità i testi dei Running Wild spaziano dalla canzone motociclistica al genere “cappa e spada” alle guerre più moderne. Chitarre mandolinate, cori e voce roca ma rocciosa trainano questo gruppo attraverso gli anni '80 e '90. 
Li segue in questa evoluzione anche il mostriciattolo che fa loro da icona, una specie di cane malnutrito a cui ne fanno di tutti i colori: prima lo ficcano in mezzo a un pentagramma rovesciato, poi lo vestono da pirata con fascia, benda e anello al naso, poi finisce vestito da majorette e ancora spiaccicato sui quattro angoli di una bandiera con una corona in testa.

Sul piano musicale, i Running Wild scelgono sempre strutture rocciose ma poco complesse, a volte più barocche, facilmente riproducibile da disco a disco. In una parola, il power-speed. Questa la parte in discesa, ma in questi schemi ripetitivi si annida il pericolo di risultare poco incisivi, automaticamente paragonabili ai se stessi più riusciti. E quando un bar ti rifila i cornetti del giorno prima per cinque volte di fila, tendi a non andarci più.

Una parentesi sul genere: negli anni '80 i nomi dei generi non volevano dire quello che significano oggi. Sfatiamo il mito secondo cui un genere dal brano o disco che ne porta il nome ante-litteram: il Black metal non nasce con “Black metal” dei Venom, il Death metal non nasce con “Death Metal” dei Possessed, il Power metal non nasce con “Power metal” dei Pantera. D'altra parte i Running Wild nel 1984 pubblicano un demo intitolato “Death metal” e sono inclusi, insieme agli Helloween e ad altre giovani inquietanti promesse, nella compilation “Death Metal”...
Cosa unisse l'idea della morte a simili birraioli cazzeggiatori non sarà mai chiaro, ma nelle menti dei discografici si doveva creare questa “sensazione”. Per quanto riguarda invece il “Pirate metal”, genere iconografico e lirico, lo farei rientrare nella vocazione epico-fantastica del metal, ma i Running Wild erano semplicemente un gruppo di speed metal che adottano l'immagini di ribelli armati in costume, per lo più pirateschi.
Il gioco del power-speed si fa rigorosamente in gruppo. Molto più facile una one-man band di Black metal, per sua natura solitario e individualistico, che non una one-man band di metal classico. Nel metal classico le idee bisogna elaborarle in maniera corale e la vera band si vede nel coro, in senso lato: nell'arrangiamento, nel dialogo tra le chitarre, nella spartizione del tesoro tra le varie anime del vascello piratesco.

Si è mai vista una compagnia di pirati ridotta a un solo uomo?
La nave dei Running Wild, vista da lontano, emette dei suoni da cui si direbbe animata da chissà quali festini pirateschi, ma poi da vicino la bandiera che batte è quella gialla del colera e sopra c'è solo un Rolf disidratato. Di arrembare non se ne parla più. Se Rolf è al timone, in cucina non c'è nessuno e quando Rolf è in cucina, la nave è un po' sballottata senza una direzione decisa.
Il coro sintetico di “Soldiers of fortune” con la voce di Rolf che si fa da sola il coro è per il sottoscritto un momento triste. Poi la confusione è evidente fin dal titolo: "Resilient". La resilienza è la proprietà di resistere alle sollecitazioni deformanti senza rompersi, riassumendo infine la forma originaria al cessare delle perturbazioni. In altre parole: le canne al vento che si piegano e poi tornano in piedi. 
Il bello è che il titolo è invece equivocato come sinonimo di resistenza di chi per coerenza non si piega, ma sopravvive uguale a se stesso. L'opposto della resilienza. Anziché mi spezzo ma non mi piego, “mi piego ma non mi spezzo”. Farsi un vanto di rimanere solo perché ci si piega e ci si adatta, non mi sembra un piglio piratesco. Il pirata resiliente è tornato borghese.
Stilisticamente parlando, dopo un certo esaurimento della vena power-speed è innegabile che Rolf si sia spostato verso l'hard rock e questo è il secondo motivo di tristezza nell'ascoltare "Resilient". Primo, farsi deformare pur di rimanere non è un vanto. Secondo, in realtà non hai riassunto la forma di partenza, ma sei decisamente cambiato.

I “cuori di granito” sono diventati “deformabili elasticamente”... Via la coralità, via la velocità, dentro ammiccamenti pop-rock, fino al salto di "Shadowmaker" con cui si cambia logo e mascotte: via anche Adrian in favore di una specie di Painkiller incrociato con la testa dei Motorhead, un cavaliere metà antico e metà spaziale. La vecchia mascotte morta di crepacuore viene riesumata, probabilmente con l'aiuto di un tassidermista, per tornare un passo indietro e riagguantare per il fondo della giacca i vecchi fans. Piazzata così brutalmente in una copertina senza sfondo, a prendersi le torte in faccia di chi attendeva un vero ritorno al passato.

A cura del Dottore