5 ago 2016

RETROSPETTIVA SUI GOTHIC / G.M.P. - PARTE I




Serata di sabato 4 giugno 2016. Teatro dell’Altrove, pieno Centro Storico di Genova. Mi trovo lì per un evento importante: la presentazione dell’ultima fatica dei Gothic. Anzi del Gothic Multimedia Project.

Sei anni sono passati dal precedente lavoro del progetto genovese. E se “Clam, Dolenter” (2010) ci aveva strabiliato, la nuova opera “Beneath the Snow / Piovono Ombre”, dai trailer che giravano in rete e dalle anticipazioni acquisite tramite diretta conversazione con i suoi autori, prometteva di essere da un punto di vista tematico un pugno nello stomaco; e da un punto di vista formale l’ennesima opera avanguardistica, inclassificabile e soprattutto mai esperita prima in ambito multimediale.

A cura di Morningrise

Seguo i Gothic prima, e il G.M.P. poi, da oltre 15 anni e quindi do per scontato certe cose…ma ai più questo nome potrebbe risultare sconosciuto.
E allora, venite con me…vi porterò indietro nel tempo per conoscere quest’ensemble tutto italico, questo progetto unico e irripetibile, questa macchina avanguardista di incredibile genialità e profondità.
Tutto cominciò nel 1989 quando un giovanissimo liceale amante del metal…

RETROSPETTIVA SUI GOTHIC – PARTE I (1989 – 2000): La nascita del gloom/death metal, la “Satan’s Trilogy” e le altre demo

Se nel mondo del Metallo pronunciamo la parola gothic ci possono venire in mente sostanzialmente due cose: o il seminale album dei Paradise Lost (1991), oppure il sottogenere Metal che sempre in quei primi anni novanta stava per nascere sotto l’influenza, tra le altre, della stessa band di Halifax.
Ma in realtà il termine era già stato adottato dal 1989 da una one-man band genovese, guidata dal tastierista/compositore James M. Jason che proprio alla fine di quell’anno dava alle stampe la demo-cassette “Into the Gothic Gloom”. Vi chiederei come prima cosa di soffermarvi già sul titolo di questo debut, in quanto costituisce di per sé una prima e decisiva chiave di lettura per codificare la molla, la spinta artistica che sta alla base del progetto Gothic prima e G.M.P. poi. E che è programmatica dell'atmosfera che James cercava di creare con la sua musica, tanto da coniare all’epoca la definizione per il suo sound di death-gloom metal; una definizione, vi posso assicurare, assolutamente calzante, visto che anche in queste  prime, grezze e artigianali composizioni trasuda un’anima nera senza eguali, un attrazione morbosa, ma con evidenti intenti catartici, per le tenebre e per l’oscurità che è dentro ad ognuno di noi.

E’ davvero complesso descrivere il sound dei Gothic, dar delle coordinate per orientare il neofita che si volesse avvicinare al combo ligure. Già nelle prime, acerbe e mal registrate demo vengono miscelate assieme partiture diversissime tra loro dando luogo a connubi incestuosi non solo all’interno dello stesso disco tra traccia e traccia, ma anche all’interno dei singoli brani. Soffuse partiture di tastiere si intersecano a brutali sfuriate thrash; cadenzati mid-tempo doom a bordate death; strani suoni ambient a cavalcate heavy. Celtic Frost, Venom, Bathory, Black Sabbath allora; ma anche Napalm Death, Morbid Angel. E ancora Discharge, Necrodeath, Bulldozer. Il tutto filtrato dalla suddetta sensibilità gloomy di James Jason.

Le prime tre demo, pubblicati tra l’89 e il ’91, vengono a comporre la c.d. “Satan’s Trilogy” all’interno della quale troviamo codificato lo stile iniziale dei Gothic e del loro gloom metal.
Se le prime due, il già citato “Into The Gothic Gloom” e “Into The Deep Tartarus” (1990), sono interamente suonate con le tastiere, con le conseguenti campionature di tutti gli strumenti, con il terzo capitolo “Into The Cave” (1991), troviamo l’inserimento affianco a Jason di Davy Jones alle chitarre (che collaborerà con Jason fino ad oggi) e Chris Joint alla batteria.

La povertà di mezzi da un lato e l’incredibile quantitativo di spunti, idee, intuizioni dall’altro, fanno sì che questi primi brani presentino un’originalità dettata anche dalla necessità: Jason per rendere più corposo il sound, tira fuori dal cilindro espedienti geniali: paurose voci “umane”, strumenti a fiato, campane, organi, vibrafoni…tutto questo lo ritroviamo già in ITGG dove emergono prepotentemente “Tempus caliginis”, splendida e inquietante strumentale tastieristica; o ancora “Inferno of carnage” con il suo intro marcato da un pauroso carillion che sembra farci finire direttamente dentro un film di Dario Argento! O ancora il tintinnio di “The alley of darkness” su cui una voce malata che sembra provenire direttamente dagli Inferi pare recitare una blasfema litania prima che altri stranianti suoni, a tratti cacofonici, facciano “esplodere” il brano che alterna parti tirate ad altre doomy. Tutto espresso con un’attitudine progressiva davvero incredibile se consideriamo l’età del suo compositore, all’epoca appunto non ancora quindicenne, ma già con una personalità spiccata.

L’amore di Jason per il punk e l’HC italiano (Bulldozer, Indigesti, ma anche il thrash/death di Necrodeath e Schizo) prorompe invece in ITDT, dove si mettono in luce la devastante “A Church in Hell” e la scheggia “Infernal Sabbath”, death-core fino al midollo; fino a malsane partiture ambient come in “Apocalyptic massacres in the name of blasphemy”.

Infine, in ITC troviamo di tutto: brani death-doom come “Sepulchral obsession”, che alterna parti cadenzate a sfuriate thrash; fangosi pezzi a-la-Celtic Frost (“Necronomicon”) fino alla sofferta, e a tratti dolce, semi-ballad “Slaves of doom’s descend”.

Fedeli al principio “o si cambia o si muore” (Jason in passato ha dichiarato che nel momento in cui avesse creato un’opera uguale a quella precedente avrebbe immediatamente posto fine al progetto), e forti di nuovi innesti nella line-up, i Gothic continuarono a sfornare un demo all’anno, evolvendo in continuazione il proprio sound prima verso un violento thrash-death, con dei bizzarri tocchi prog qua e là (“Whispers From The Grave”, 1992), ricordando in certi frangenti i Nocturnus, come nella camaleontica e straniante “Slaves of doom’s return”, che si fregia anche di uno splendido assolo slayeriano di Jones; per poi passare a quello che probabilmente è l’episodio più strano, un unicum nella loro discografia dei primi anni, vale a dire “…and From Hell Came The Revenge” (1993) che passava con disinvoltura da episodi punk-death (la devastante “Schizophrenic coma”) ad altri più dark e rock oriented (“Gates to beyond”, un brano che sembra provenire direttamente da un platter dei Type o Negative!).

Ma proprio quel 1993 vede la dipartita dalla band di Jones e Joint. I Gothic tornano ad essere una one-man band ma questo non è un limite: James Jason è un fiume in piena e nel giro di un anno sforna altre due demo cassettes: “The Pestilence…Post Contagium” (sempre del 1993) e “Dreaming The Apocalypse” (1994): se il primo è un affascinante lavoro fortemente synth-doom (alcuni brani assomigliano alle prime cose scritte dai Cathedral; ascoltare la morbosa “Oblivion” per credere), la seconda è qualcosa, ancora una volta, di inclassificabile, indecifrabile in cui Jason crea un’architettura sonora straniante fatta di stilemi synth-gothic, doom ma anche thrashy il tutto ricreato con le tastiere dell’autore.

Ottava demo in 6 anni: è la volta di “Dark Dimension” (1995), demo nella quale torna la chitarra vibrante di Jones (e i Gothic tornano ad essere una vera band, con un chitarrista ritmico, un batterista e un bassista) per un lavoro che risulta essere spiccatamente metal in versione heavy/speed, con quel tocco oscuro, marcatamente gloom, che si estrinseca in brani efficacissimi, come ad esempio “The final deception”.

Ma non c’è il tempo di gioire per questa ritrovata unità: ancora uno split e ancora una volta Jason da solo, in un periodo di grande difficoltà personale. Il risultato è una demo entusiasmante: “Cold winds of suicide” (1997), un lavoro oscuro, triste, delicato, sfaccettato. Personalmente trovo le dolci ballate per pianoforte inserite in quest’opera tra le cose migliori del primo periodo dei Gothic. “Agony of a butterfly”, “Withered, at last” e “L’ultimo sogno” sono composizioni da urlo che rivelano un’anima delicata e sensibile che mai come in quel 1997 era emersa nelle opere del Nostro. Nell’ultima track citata, James Jason abbandona il cantato per abbracciare un recitato poetico, prima effettiva interazione tra poesia e musica, primo embrionale esperimento di quell’Arte Totale e sincretica che troverà la sua estrinsecazione compiuta con il G.M.P.

Come si suol dire “non tutti i mali vengono per nuocere”: dal periodo più buio per i Gothic nasce la collaborazione vitale che tanti frutti darà in futuro. Infatti entra come collaboratore esterno l’illustratore genovese David Bosch, il quale presterà la sua preziosa arte per la copertina di quello che sarà l’ultima, e più professionale, demo dei Gothic, il doppio-cd “Fleeing The Rainland” (2000), disco con il quale li ho conosciuti (e al quale sono affettivamente più legato). FTR è la demo più formalmente rifinita e artisticamente più matura di questo primo decennio di vita dei Gothic, ancora una volta caratterizzata da diversi stilemi messi assieme, tra i quali si evidenzia una splendida vena sinfonico-barocca fino allora solo accennata. Le linee melodiche che scaturiscono sono tra le più belle ed emozionali ascoltate finora (vedasi brani stupefacenti come “Through your disease, out of my pain” e “Blind swan, wounded crow”, il mio preferito; o ancora le struggenti strumentali “Innocence and morbidity” e “The path of a tear”).
E’ questa fondamentalmente un’opera progressive in cui il nostro mixa con la consueta inventiva rock, metal, gothic e l’immancabile vena gloomy/doom. Tirati pezzi in doppia cassa con originali inserti techno-synth sono guidati da una voce in falsetto che rappresenta per Jason un nuovo modo di interpretazione dei brani. Il risultato è notevole come testimoniano le monumentali, anche per durata, “Decadent” (camaleontica e spiazzante), “From oblivion to illusion”, “Waiting for the last storm” e “Over the Horizon” (da brividi, in quest’ultima, la lunghissima “fuga” di tastiere concepita da Jason nella parte finale del pezzo).

FTR rimarrà il più fulgido e compiuto lascito dei Gothic come one-man band, perché dal 2001 la storia cambierà: l’illustratore David Bosch infatti entra in pianta stabile nei Gothic, dopo che già dal ’97, come abbiamo accennato sopra, ne era un collaboratore esterno.

I semi per la trasformazione da una band musicale in un multimedia project sono gettati…

ps) nel 2007 i Gothic decideranno di masterizzare l'intera produzione di demo cassettes dal 1989 al 2000, proponendoli altresì in una nuova veste multimediale. Il risultato fu il mastodontico cofanetto "Anti-box", composto da 4 CD (ognuno con un titolo differente) e 2 DVD (Gothic History I & II) nei quali, con dovizia di particolari, si ha un esaustivo riassunto dell'intera carriera dei Nostri. Attualmente l'"Anti-box" è sold out.

Continua...