15 ott 2016

PSICOLOGIA E PRESERVAZIONE DEL BATTERISTA THRASH SECONDO IL PARADIGMA DI ROCCO SIFFREDI




L'essenza del thrash è forse la più semplice tra quelle dei sottogeneri del metal. Come dice il termine, per fare thrash bisogna “picchiare”, in maniera inelegante ma ostinata. Soprattutto il tempo in 4/4 “in mettere” caratterizza il thrash, perché il ritmo in levare scivola da solo, ma per quello in mettere bisogna avere il giusto grado di “penetranza”, per usare un termine scientifico. Cioè mentre la batteria batte, e le chitarre “pigiano”, la voce scava, così da ottenere un effetto trivella, o traforo che dir di voglia. Come lo stantuffare di un motore.

Il senso del thrash, quando si rialza la testa dall'headbanging, è quello di aver portato a termine una trivellazione, una demolizione controllata, l'apertura di una cassaforte con la fiamma
ossidrica. Il tutto è imperniato su una figura fondamentale: in un genere che prende il nome dallo stile “pestone” di batteria, non può trattarsi che del batterista. Quando cade il batterista, cade tutto il gruppo.

Ma quando è che un batterista thrash cade ?

Seguendo la linea delle metafore di trivelle e stantuffi, capiamo meglio la figura del batterista thrash paragonandola a quella di un pornodivo. In particolare facciamo riferimento al fenomeno Rocco Siffredi, il porno-attore che annulla se stesso diventando personaggio, in una deriva borghese del porno. Siffredi cade come porno-attore quando ormai si è stufato del porno, o almeno di occuparsene come attore. Come dice lui, si dimette da porno-attore perché “si è rotto il cazzo”. E' più o meno allora che comincia ad esistere come personaggio, creando un poderoso equivoco, quello del porno-divo.

Insomma, un porno-attore non può essere un divo. A partire da John Holmes, che pure aveva una dotazione di primo piano, il pornodivo sta “dietro” (in tutti i sensi), perché il suo ruolo non prevede un'interazione complessa: il suo lavoro è reggere la scena, dare forza e convinzione alla scena porno. Quando Holmes diventa divo, compare sulle copertine e inizia a far parlare di sé, è in fase calante, inizia ad aver problemi di droga e di lì a poco scomparirà.
Il porno-attore, come il batterista thrash, deve farsi sentire, non farsi vedere.

In un memorabile concerto di inizio '90, il Clash of the Tytans, Araya arringava il pubblico al termine di un brano, quando si rese conto che i metallari italiani stavano chiamando in coro Dave Lombardo. Fu allora che Araya disse “Do you want to see Lombardo?”, e lo fece alzare da dietro il muro di tamburi e piatti, per salutare il suo pubblico. Un saluto veloce, ma poi il batterista si deve nuovamente immergere in quel bunker. Fu un momento emozionante, ma poi Lombardo esiste dietro le pelli, ed è lì che va ricacciato.

Il porno italiano invece ad un certo punto inizia una deriva che mette al centro il “nome” maschile, come se a qualcuno gliene fosse mai fregato qualcosa di chi è il proprietario dell'uccello in pista. Lo stesso “film” porno, così denominato per analogia (trattasi di un “girato” piuttosto che di un film), perde consapevolezza di sé e inizia a presentarsi magari con una bozza di trama (follia). Non stiamo parlando di siparietti, scenari abbozzati come scusa per fare da suggestione al sesso (l'idraulico, il tecnico tv, l'autostop etc), ma di una velleità autentica di raccontare una storia in chiave porno. Passi l'erotico, che può equivalere al power-speed, ma il porno non ammette trame. E' fisicità, come il thrash. Niente deve essere suggerito, tutto consumato. Proprio per questo è poi inutile sapere che dietro un brano thrash c'è altro, tanto quel che deve funzionare è il modo in cui l'idea è consumata, picchiando, pigiando e scavando. 

C'è qualcuno che ascoltando un brano thrash ha mai pensato “Certo questo brano ti fa riflettere”? Probabilmente, se questo qualcuno esiste, sceglierà un porno da vedere perché ci recita un attore famoso, o perché la trama è originale. Tutti gli altri invece preferiscono agitarsi al ritmo martellante di un batterista nascosto dietro il suo drum-kit, e quando guardano un porno imprecano quando il regista indugia per più di un secondo sulla faccia del trombatore di turno. La trama, superfluo dirlo, finisce tutta in fast-forward. 

Il porno, come il thrash, è più reale degli altri sottogeneri. Chi lo suona gode a farlo, e non è un semplice prestatore d'opera che può adattarsi a qualsiasi cosa, o un personaggio che fa parlare la sua faccia. Il thrash è, metaforicamente, una serie di inquadrature genitali, spesso ripetitive, in cui si batte, si spinge e si scava. Se si divaga è finita. Perché se cominciamo a pensare che un batterista thrash debba essere un artista a tutto tondo, allora potremmo ad esempio pensare “perché non si cimenta col jazz, il funk, o chissà cos'altro?”. E infatti ad esempio Lombardo l'ha fatto (con Zorn, con Arruga), ma francamente (a parte che se lo sono filato in pochi) la ragione di esistere di Lombardo è l'essere picchiatore. Il piacere di vederlo alle prese con il barocco di Arruga c'è sapendo che reinizierà a  macinare thrash. Fuori da questa identità (corale, dentro il gruppo) si dissolve.
Anche qui ad esempio Holmes ad un certo punto volle spaziare e prestare il suo nome anche ad un film gay, pubblicizzato come il film gay di Holmes, ma soltanto perché aveva bisogno economicamente di spremere il suo nome. Insomma, i gay volevano un porno con un uccello chilometrico? Bene, ma che c'entra che debba avere la faccia di un Holmes a disagio? Va bene chiunque.
Qui il nostro Rocco ad esempio ha mantenuto una maggiore lucidità: ad un radio-ascoltatore che gli chiese se aveva mai pensato di fare anche porno gay, rispose laconicamente “Scusa, ma a me piace la figa..!”. E per fortuna dopo ogni digressione anche Lombardo torna indietro al grido di "scusa ma a me piace il thrash".

La convinzione va di pari passo con la potenza, perché non ci può essere potenza senza convinzione. Un gruppo thrash con un batterista fiacco è come un porno con uccelli poco convinti, ma allora deve puntare tutto su altre componenti, ed è difficile. Solo alcuni porno nordici, esagerando in bizzarria, riuscivano a supplire a queste carenze materiali primarie.
Nel metal, i Megadeth sono un esempio di carenza pornografica, e divengono un gruppo finalmente solido solo quando entra un batterista come Nick Menza. Peccato che Mustaine non si renda conto e giochi a fare il Rocco Siffredi della situazione. Cambia colore ai capelli, si veste a modino, sorride anche a stento, ma l'occasione di fare grande thrash dopo “Rust in Peace” è persa.

Ulrich è un altro esempio di deriva alla Siffredi. Credette che la sua arte dovesse esprimersi in maniera più leggera, a 360 gradi, con riferimenti rock più profondi e flessibili, e così ammazzò i Metallica. Oggi l'unica ragione plausibile per ascoltarli è che tu sia invaghito di Ulrich e Hetfield, e questo non si chiama thrash. Per il resto, da quando Ulrich e Hetfield sono saliti sul podio come personaggi, il thrash dei Metallica è diventato irrimediabilmente barzotto. Perfino quando vogliono far vedere che sanno ancora “picchiare”, come negli ultimi singoli, si vede che ormai sono innamorati delle proprie inquadrature.

Nel thrash il ruolo di picchiatore è tale per cui il personaggio è bene evitarlo. Un ruolo che deve mantenersi rozzo, animalesco, chirurgico magari (come per Lombardo), ma sotterraneo. Deve avere il fascino della discrezione, come quello di un manovale porno. Anche perché, come dice giustamente Siffredi, il porno è innanzitutto tecnica. Non si tratta di un rapporto sessuale, amatorio, stiamo parlando di come averlo duro a comando e tutto il resto. Vedere Rocco che dà consigli sulla vita sessuale alle coppie è semplicemente delirante. Sarebbe come un batterista cominciasse a disegnare le copertine dei suoi dischi, e temiamo e non è escluso infatti che Ulrich a partire dal Black Album lo abbia fatto...

Alla fine quindi, l'essenza di un batterista thrash deve somigliare alla spontaneità “pestona” del Siffredi manovale, e rifuggire l'assurdo surreale del Siffredi in versione “l'esperto risponde”. Il Siffredi manovale infatti si spende in considerazioni del tipo “Fai piano Rocco, fai piano quando entri... ma poi nessuna mi ha mai chiesto di toglierlo”, che sono anche la perfetta descrizione del rapporto con il “rumore” musicale che tanto amiamo.

Insomma, anche su un testo impegnato, con una tecnica sopraffina, e in un gruppo di tutto rispetto il nostro autentico batterista thrash non potrà fare a meno di picchiare selvaggiamente. E' questo che deve garantire, un'erezione musicale tenace.
Mentre invece il Rocco teorico del rapporto di coppia si fa serioso, amaro addirittura, e ci racconta di come suo padre finì solo e isolato dagli affetti veri, per colpa di una compulsione a cercar sesso, addirittura flirtando con le compagne di stanza della moglie in coma all'ospedale. Meglio il nostro, che invece reagì al lutto facendosi consolare da una vicina di casa settantenne, per poi farsela sul posto. Questo non è porno ma solo la dimostrazione che alla fine chi sa picchiare in quello dà il suo meglio, laddove ci piace che lo faccia.
Per il resto, si spazia dalla macchietta alla dimostrazione di come, fuori dal thrash e dal porno, un comportamento trivellante e stantuffante possa essere semplicemente fuori luogo.

Forza Rocco, che la rinascita dei Metallica dipende da te. Prendi in mano le bacchette, nasconditi dietro i i tamburi, e picchia come facevi sui primi set, quando non ti conosceva nessuno.
Sulla sedia del regista, o a dispensare lezioni di vita e di morale mandaci Ulrich, che ormai ha svoltato e ha la trivella spuntata.

A cura del Dottore