3 nov 2016

RECENSIONE: VISION DIVINE "STREAM OF CONSCIOUSNESS"


Uno dei migliori dischi power progressive metal italiani, ma senza timore di scomodare grandi nomi penso che questo album dei Vision Divine meriterebbe l'Olimpo del genere europeo.
Grazie a tutto il gruppo, alla vena compositiva, alla genuina ispirazione, ma soprattutto grazie a Michele Luppi.

Non voglio tediarvi sul tema di questo concept psicologico a tinte dark, anche perché le idee dei testi non sono certo rivoluzionarie. C'è un personaggio travagliato che ripensa alla sua vita dal manicomio, attraverso la presenza di un angelo custode e si addentra in riflessioni a metà tra sociologia spicciola e riflessione interiore.

Il vero dato importante e l'ingresso in formazione di Oleg Smirnoff alle tastiere e di Michele Luppi alla voce: il primo porta la sua personalità, la sua esperienza dai Death SS, ma anche la sua maturità compositiva che giova alla brillante chitarra di Thorsen, mentre Luppi determina il salto di qualità della band. La sua voce fa salire il gruppo almeno di tre gradini rispetto alla presenza di Lione, non perché il buon Fabio fosse inadeguato, ma perché palesa a quali vette posso ambire i Vision Divine con Michele alla voce (oltre ad una buona dizione inglese che non guasta mai nda).

Le canzoni si riempiono di influenze dai Queensryche ai Fates Warning, propongono tonalità riflessive con melodie emozionanti. Nel 2004 i Vision Divine possono puntare alto, anzi sono già in alto con questo disco che resterà il migliore della loro discografia, ma che viene poco considerato dagli amanti del power progressive metal.

Qui troviamo tutte le melodie che scaldano il cuore e anche i momenti più power hanno un approccio meno superficiale rispetto al passato, i Vision Divine trovano la giusta quadratura e aggiungono un tocco in più che mi spinge a consigliare a tutti questo disco.

La maturità che l'Italia ha avuto raramente, la pazienza di costruire un disco riflessivo e la qualità delle prestazioni eleva queste note oltre i confini nazionali. Come quando un giocatore nostrano di basket emigra in NBA e diventa uno dei migliori cestisti in circolazione, così i Vision Divine vanno oltre i confini nazionali e fanno canestro nel nostro animo travagliato.

Voto: 8
Canzone top: "Colours of my world"
Momento top: il ritornello di "Through the eyes of God"
Canzone flop: "The fall of reason"
14 canzoni, 62 minuti
Anno 2004
Etichetta: Scarlet Records