3 giu 2017

LA CLASSIFICA DEI DIECI MIGLIORI CANTANTI DEL METAL ESTREMO (NON PIU' COSI' ESTREMO...)


Cantanti carismatici non mancano nemmeno nel metal estremo, laddove il profano potrebbe dire: basta gridare, ringhiare, emettere suoni incomprensibili. Ed invece il cultore del metallo sa molto bene che per essere buoni cantanti estremi bisogna essere preparati e dotati di metodo, tanto che nel corso degli anni sono state codificate diverse tecniche, fra cui le più popolari sono indubbiamente il growl e lo screaming.


La paternità del growl la si deve indubbiamente a Jeff Becerra dei Possessed, indicato dal grande Chuck Schuldiner come fondamentale fonte di ispirazione per quel canto così brutale, totalmente composto da suoni gutturali. Come stile il growl, impiegato per lo più nel death metal, conoscerà una miriade di declinazioni a seconda delle personalità che di volta in volta lo interpreteranno. Abbiamo così lo stile virile, autorevole e ben scandito con sprazzi di recitato a fare da atmosfera (David Vincent), quello satanico blasfemo epilettico condito da screaming spiritati (Glen Benton), quello vomitato (John Tardy), quello putrefatto (Chris Barnes), quello claustrofobico-criptico (Martin Van Drunen), quello claustrofobico-spaziale (Patrick Mameli) e così via.
Per quanto riguarda lo screaming (un canto sempre gutturale, ma costruito prevalentemente su tonalità più acute, mediante suoni più “raschiati” per generare l’effetto disperazione e quindi appannaggio principalmente del black metal), è più difficile stabilire un’origine precisa. Saranno sicuramente di ispirazione gli acuti orripilanti di King Diamond e le urla stridule e sgraziate di certo thrash ottantiano, ma probabilmente i primi veri vagiti di questo stile canoro si avranno con le grida agonizzanti di Quorton, poi riprese, estremizzate e canonizzate dai vari Dead, Attila Csihar, Nocturno Culto, Varg Vikernes, Abbath  e compagnia “nera”.
In mezzo a questi due mondi troviamo un "fantasista" come Tom G. Warrior dei Celtic Frost, diviso fra urla belluine e lamentazioni di derivazione dark wave: un connubio che avrà fortuna in modo particolare nel gothic metal. Noi partiremo proprio da qui: andremo a vedere coloro che, da queste premesse, sapranno sviluppare nuovi stili, tornando ad annettere nel proprio range espressivo registri puliti, finendo paradossalmente per smettere di essere estremi...
10) Dani Filth
A molti la voce del leader dei Cradle of Filth risulterà insopportabile, ma non si può negare al Nostro una certa originalità. Partendo dallo screaming del black metal, il Nostro ha saputo costruire uno stile estremante personale e difficilmente imitabile: un modo di cantare velocissimo, quasi epilettico, impostato principalmente su tonalità alte, ma che all'occorrenza sa contemplare momenti di pastoso growl e altri di suggestivo recitato, con acuti lunghissimi lanciati in ogni dove, fra parti tiratissime e pause atmosferiche. Pervaso da testi veramente sopra la media, il canto del vampirello si sposa perfettamente al mood gotico-sensuale-erotico-orrorifico ed al dinamismo ed alle continue variazioni della musica dei Cradle of Filth. Pur debolissimo sul pulito (ma si farà spesso aiutare da gentil donzelle), saprà garantire una grande varietà di registri, finendo per meritare l'appellativo di King Diamond dell'estremo
9) ICS Vortex
Rimaniamo in tema di black sinfonico. Non ha forse una personalità debordante Simen Hestnaes, in arte Vortex, ma nessuno potrà non riconoscere al cantante un innegabile talento nell'alternare screaming a parti pulite di pregevole fattura. La tecnica della sovraincisione aiuta e conferisce un maggiore spessore ad inserti vocali che penetrano felicemente nel maelstrom sinfonico, donando al tutto un surplus epico, drammatico, oseremmo dire faustiano. Ma da solista, libera dalle sovraincisioni, quella voce sa essere dolce, malinconica, persino bizzarra ove richiesto, e non è un caso che il Nostro sia presente laddove il black diviene esigente per davvero. Negli Arcturus a sostituire l'amico Kristoffer Rygg, nei Dimmu Borgir a dare una mano con i suoi raffinati controcanti al rustico Shagrath; nei Borknagar a sostituire ancora una volta il dimissionario Rygg: più che un semplice "toppino", Vortex è un'ugola malleabile, vellutata, fluida capace di fronteggiare ogni tipo di sfida (velocità, partiture complesse, momenti atmosferici) con eleganza ed indubbio gusto.
8) Vintersorg
Un gradino sopra ICS Vortex troviamo Vintersorg (all'anagrafe Andreas Hedlund), un altro grande interprete del black, dotato di uno screaming ben calibrato e comprensibile, ma soprattutto di uno spiccato gusto per melodie intime ed avvolgenti, ereditate direttamente dal folclore popolare nord-europeo. E con un pizzico di fantasia in più che lo distingue dai tanti ex-strillatori del metal estremo. Grazie ai primi album solisti e a quelli con i Borknagar (in cui, già affermato, presterà la voce), egli si dimostrerà un ispirato narratore di storie ambientate in mondi antichi e selvaggi, e il suo evocativo canto pulito, fra Mito e Tradizione, andrà ben oltre certi berci baritonali che nell'ambiente vanno per la maggiore. Nel proseguo della carriera, inaspettatamente, la sua musica (poiché è anche chitarrista) si tingerà di colori inediti (di progressive, persino di technical death-metal), sfruttando l'altra grande passione: l'astronomia. Dai boschi fitti di conifere, dunque, ai cieli stellati dello spazio infinito, dai falò consumati nella notte all'algebra e alle sequenze numeriche: questo è il viaggio strabiliante di un autore indubbiamente intelligente, oltre che dotato di un gran cuore.
7) Burton C. Bell
Ritrovare il cantante dei Fear Factory in mezzo a tutte queste ugole prestate alla causa gotica, sinfonica, pagan black & folk è perlomeno un pugno nell'occhio, eppure c'è da dire che il Nostro è stato fra i primi a dare un'anima al freddo e meccanizzato industrial-metal. Negli anni novanta, negli anni del successo della Fabbrica della Paura, Burton C. Bell è stato un vero eroe generazionale, con il suo rabbioso growl (a metà strada fra Mark "Barney" Greenway e Max Cavalera), ma soprattutto con il suo sofferto pulito, che nel tempo ha saputo conquistare spazi crescenti, fino a far sì che divenisse in certi episodi persino protagonista. Ma è nella continua alternanza fra questi due approcci che il Nostro trova la formula ideale, tingendo di inediti umori introspettivi il mondo alienato ritratto dalla sua band. Ed aprendo, al tempo stesso, la strada a tutta una generazione di cantanti, dal nu-metal al post-metal, che del bipolarismo rabbia/fragilità faranno la loro bandiera.
6) Aaron Stainthrope
Altro versante, stessa grandezza. Il vocalist dei My Dying Bride non è solo il capostipite dei cantanti gothic-metal (ambito in cui si rivelerà fra i più imitati), ma un vero pioniere della voce pulita nel metal estremo. Dalle efferatezze death degli esordi (da cui ha ereditato un growl arcigno ed espressivo) sboccerà un lacrimevole canto che farà letteralmente scuola. Quel lamento (parole scandite con insanabile rassegnazione) è una stupefacente epifania, l'espressione di nobili e tragici sentimenti che si aprono faticosamente un varco fra la pesantezza delle chitarre e la dolente danza di un violino: bellissimi versi decadentisti (scritti di proprio pugno dal cantante, avendo ben in mente la feconda tradizione dei poeti romantici inglesi) descrivono tragedie senza tempo, Eros e Thanatos indissolubilmente intrecciati, come lo sono fra loro questo canto con quella musica, in perfetta simbiosi nel tratteggiare scenari di una tristezza infinita. E Stainthrope, considerato un avanguardista ad inizio carriera, diverrà presto uno standard: il suo canto, nondimeno, si affermerà come di un genere intero, quel doom-death che proprio nella Sposa Morente vedrà un imprescindibile punto di riferimento.
5) Fermando Ribeiro
Anche per il carismatico cantante dei Moonspell la prerogativa sarà quella di saper alternare parti aggressive a momenti più soffusi e suadenti. Per quanto riguarda il primo versante, si parla di uno screaming potente che derivava dalle efferatezze black metal a cui i Nostri, con tutte le loro peculiarità, erano ricondotti ad inizio carriera. Ma la vera fortuna dei lusitani è stata quella di poter disporre di una bellissima voce pulita che ha arricchito ulteriormente le loro fascinose composizioni: un timbro caldo, sensuale, un'interpretazione ardente, piena di sentimento, caratteristiche che certo permetteranno alla band di avvicinarsi in modo credibile ai lidi del gothic-rock (la voce da baritono del Nostro è stata non a caso accostata in più circostanze a quella di Peter Steele). In più mettiamoci un approccio teatrale, fantasioso, che non disdegnerà delle gradite incursioni nel folclore portoghese: capirete dunque il motivo per cui abbiamo deciso di collocare il Fernandone ai piani alti della nostra classifica. Ascoltare "Vampiria" per credere!
4) Jonas Renkse
Il cantante dei Katatonia costituisce senz’altro un caso a parte in questa classifica, in quanto egli abbandonerà assai presto il mondo estremo per cimentarsi in uno stile vocale che guardasse alla dark-wave (Robert Smith in primis) e al cantautorato affranto di Jeff Buckley. Egli non farà mai coesistere le due dimensioni: solo infatti nel debutto "Dance of December Souls" lo udiremo alle prese con un aspro e claudicante screaming, mentre già dal successivo "Brave Murder Day" preferirà concentrarsi su vocalità pulite, lasciando il "lavoro sporco" all'amico Akerfeldt. Da "The Discouraged Ones" egli perfezionerà il suo stile sobrio, puntando sull'introspezione, sull'assenza di enfasi (cosa rara da queste parti) e su testi minimali. La sua crescita come interprete sarà misurabile album dopo album, curando egli linee vocali sempre più raffinate e limando quei toni dimessi e decadenti che tanto verranno imitati nel resto dell'universo gotico (e non solo). Raggiungendo così un traguardo importante: quello di essere in grado di cavalcare un'evoluzione stilistica che si lascerà presto alle spalle il black/doom degli esordi e di sorreggere dunque (forse con un pizzico di monotonia di troppo) interi album con la sola voce pulita (sfida che hanno perso in tanti, da Staintrope a Ribeiro stesso, presto tornati a quella formula "mista" che aveva decretato il loro successo).
3) Michael Akerfeldt
Il connubio fra growl e voce pulita raggiunge con il leader degli Opeth la sua forma più riuscita. Un growl mostruoso ed estremamente profondo cederà il passo, nel corso degli anni, ad un canto suadente e cristallino. Ma Akerfeldt non è solo intonato (tanto da permettersi di abbandonare totalmente il growl da un certo punto della carriera in poi), ma è dotato di un bel timbro che non avrebbe sfigurato anche fuori dal metal (ho in mente le intense ballate ed in particolare la spettacolare "Windowpane"), proprio perché distante dai piagnistei o dai cori vichinghi tipici del metal estremo. C'è malinconia, fragilità, ma anche vigore, teatralità nella gola di Akerfekdt, il cui amore per il prog rock degli anni settanta ed un costante studio per migliorarsi, lo aiuteranno a divenire un interprete istrionico e brillante, proprio come la musica da lui composta.
2) Vincent Cavanagh
Subentrato in extremis dietro al microfono per sostituire il dimissionario Darren White, il buon Vincenzino, da chitarrista nella media, si rivelerà inaspettatamente un cantante superlativo da tutti i punti di vista. C'è comunque da ammettere che fin dagli inizi si era resa lampante questa sua straordinaria capacità di trasmettere emozioni, in linea con le bellissime composizioni degli Anathema. Da quel mix di growl e singulti che guadava senz'altro al Tom G. Warrior di "Into the Pandemonium", egli attraverserà un periodo di transizione in cui i suoi lamenti rimarranno ruvidi ed imperfetti (ma incredibilmente vibranti), per poi approdare a vocalità straordinariamente limpide e forti che guardano a grandi interpreti del disagio esistenziale 2.0 quali Thom Yorke (Radiohead) e Jonsi (Sigur Ros): uno "strumento", questa voce, che si è raffinato di album in album in una crescita che ha del sensazionale, di pari passo all'evoluzione della band, diretta verso i lidi del rock progressivo e del post rock più emozionante.
1) Kristoffer Rygg
Al primo posto della nostra classifica non poteva che presenziare il cantante più carismatico, versatile e geniale che il metal estremo abbia mai conosciuto. Potremmo citare i primi album degli Ulver, dove il nostro (ancora con il celebre nickname Garm) sfoggiava uno screaming espressivo come pochi abbinato ad epiche e sognanti vocalità di estrazione folk, spesso sovraincise per creare il caratteristico effetto "a cappella" (una formula utilizzata con successo anche nell'esordio degli Arcturus e nei primi due lavori dei Borknagar); potremmo citare i guizzi teatrali, i vezzi surreali, le mosse sbilenche ed imprevedibili espresse negli album degli Arcturus o nel monumentale doppio album degli stessi Ulver "Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell" (dove vocalmente accade di tutto); potremmo infine evocare la scaltrezza elettronica, dolcezza pop, le arditezze avanguardistiche degli ultimi album degli Ulver stessi. Potremmo, in definitiva, citare i mille volti di questo straordinario interprete che, con la sua cultura trasversale, ha saputo portare nel metal un po' d'avanguardia e nell'avanguardia un po' di metal, sapendosi confrontare, senza snaturare la propria identità, con i generi più distanti (dall'hip-hop al jazz, dall'industrial al rock degli anni sessanta, passando per i gorgheggi astratti richiesti da generi quali l’ambient e la drone-music): dalle foreste alla metropoli, dunque, e dai miti ancestrali alle nevrosi urbane. Potremmo persino scrivere un post apposito sul grande Rygg, ma ci limiteremo ad enunciare un solo, fondamentale concetto: ovunque egli abbia messo bocca, è stata pelle d'oca! Non senza imperfezioni, con qualche stecca che poteva essere evitata o qualche difetto di pronuncia da correggere, ma sempre e costantemente con la capacità di saper emozionare, comunicare ed al tempo stesso amalgamarsi ad ogni sottofondo su cui egli si sia confrontato, sfoggiando in ogni circostanza grande equilibrio e gusto, e permettendosi di farsi da parte, ove necessario, se non addirittura eclissarsi per interi album. Silence teaches you how to sing…