5 giu 2017

LA NON RECENSIONE DI "BLOODLUST" (BODY COUNT)



Inspiegabile, irrefrenabile e patologica voglia di comprare "Bloodlust" dei Body Count. 
Ho quasi vergogna ad inserirlo sul carrello di Amazon, eppure è il disco che vorrei ascoltare in quest'estate che sta arrivando.
Ice T non è mai stato nella mia cerchia di persone da seguire o da stimare, eppure ho bisogno di lui e della sua adrenalina. Forse perchè asseconda quella repressa voglia di essere in una megalopoli statunitense e convivere con il mondo gangsta; passare quartieri pieni di gente incappucciata che brucia cassonetti, mentre nere con il culone ballano e ammiccano.

La presenza di Mustaine e Cavalera, o il medley di tracce degli Slayer, mi spaventa perchè c'è puzza di jet set forzato. Mi vedo allo specchio dei tatuaggi sul petto che non ho, un dragone sputa fuoco dalla mia schiena, mentre dalla finestra sento esplodere bombe molotov.

Un disco sporco, ruffiano e metropolitano, approssimativo e figo, alternativo e old school, tutto assieme. Un disco attivista degno dell'atmosfera delle rivolte contro Trump o contro qualsiasi regime, ma sotto sotto si percepisce come Ice T sia strasfondato di soldi. Si mette il cappuccio, ma è un volto coperto con stoffe pregiate ed amicizie influenti. Come quando allo stadio hai un amico che rischia il DASPO lanciando fumogeni in campo ma sai che la questura lo copre perchè ha genitori influenti (e a te hanno sequestrato la patente perchè ti han beccato che parlavi al telefono in macchina).

I vestiti puzzano di nicotina e petrolio, ma nelle mutande ci sono i diamanti

Ecco cosa si percepisce nel nuovo disco dei Body Count.