25 dic 2017

"LUTTO DI NATALE" - IO, PETER STEELE E IL 25 DICEMBRE


Finalmente è Natale! W il Natale!

Non vorrei essere frainteso: non amo particolarmente questa festività ma quando arriva il 25 dicembre mi prende sempre un senso di “liberazione”, di “sollievo”…certo, c’è il mega-pranzo coi parenti, la carrellata degli “auguri” da fare a mille e rotte persone che si fanno sentire solo durante le festività natalizie. Ma ormai, grazie a whatsapp e ai suoi gruppi, si ottimizzano i tempi anche da questo punto di vista…

Ma, al di là di qualche seccatura, io a Natale sono contento. Leopardianamente contento. Vi ricordate la meravigliosa poesia “La quiete dopo la tempesta” del sommo letterato marchigiano? Gli abitanti di un piccolo borgo rurale che riprendono la vita quotidiana, fatta di serene e consolidate abitudini, dopo l’angoscia e lo spavento provocato da una tempesta di violentissima intensità. Ecco, con un po’ di esagerazione, il Natale per me è una sorta di quiete dopo la tempesta. Considero infatti questa festività come la “fine di un disagio”, soprattutto perché è la fine di un mese, dicembre, che spesso fatico a tollerare. Mi urtano, di dicembre, diverse cose: le pubblicità con Babbo Natale, slitte e renne che ti spuntano da ogni cartellone pubblicitario, luminarie kitch che sono un monumento allo spreco energetico, i tuoi capi a lavoro che organizzano non desiderati rinfreschi durante i quali tocca far buon viso a cattiva sorte. Ma soprattutto, di dicembre, detesto il traffico, veicolare e "umano": i tragitti che sono abituato a compiere nella vita quotidiana, a causa del Natale e della frenesia che comporta nelle persone alla caccia dei regali-obbligo, mi comportano dilatazione dei tempi disumani, incolonnamenti snervanti sui bus, mentre le borse di chi ti sta appiccicato ti si infilano tra le rotule e nelle caviglie, colpendoti con angoli puntuti di rigide confezioni-regalo. Mi pare di vivere una dantesca punizione basata sulla “legge del contrappasso”: infilzato da borse regalo, io che, in famiglia, non sono mai stato abituato né a farli né a riceverli i regali (i miei erano della vecchia scuola: ti compriamo tutto quello di cui hai bisogno ma indipendentemente dalle ricorrenze).

Il problema è che mi incupisco di più…me ne rendo conto…nelle settimane che precedono il Natale sono più irascibile e meno paziente. E allora, in questi giorni, nel momento di maggior nervosismo, mi affidavo a lui: a Peter Steele e alla sua musica. Un modo per esorcizzare il momento e soprattutto riderne su, con quell’amara ironia che caratterizzava il Nostro (mai abbastanza compianto…).
Mi ha accompagnato in testa in queste settimane, la splendida “Red water (Christmas Mourning)”, mia canzone preferita di “October Rust”. La penso spesso questa song, probabilmente per la capacità ivi espressa, sin dal titolo, non solo di giocare con le parole, donando ad esse nuovi significati, quanto perché identifica la grande capacità di Steele, da arguto paroliere qual’era, di sorprendere l’ascoltatore in modo unico. Facendo riflettere e commuovere, sorridendo…

Sveglia, è il pianto di natale / Da tempo i cari se ne sono andati
Le calze sono appese ma a chi importa? / Conservate per chi non è più qui…
Luci nere pendono dall’albero / espressioni di un agrifoglio morto…
Il vischio sta crescendo freddo… / vedo fantasmi…
Acqua rossa li sta inseguendo…

Insomma, Peter gli elementi del Natale li getta tutti sul piatto: calze, agrifoglio, vischio…tutti quegli elementi che rendono speciale, soprattutto per i bambini, la mattina di Natale. Ma vengono qui ribaltati, sono portatori di mesti ricordi di morte, di dolore. Di afflizione. 
Del resto Steele in questi versi, oltre a dar voce ai propri demoni interiori, non fa che esprimere senza remore sentimenti che tutti noi abbiamo vissuto. Quando si perdono persone care, il momento in cui sentiamo maggiormente la loro mancanza è proprio durante i giorni di festività, i giorni in cui si era abituati a passarli assieme, a vedersi a pranzo e passare una giornata in spensieratezza.

Non a caso la seconda strofa recita:

La mia tavola è predisposta per sette / solo lo scorso anno ho cenato con undici…

E così, mentre i miei figli gioiosi scartano i regali, e leggono la letterina che Babbo Natale gli ha lasciato questa notte, io sorrido sollevato dalla “fine della tempesta”, solleticato dall’amara ironia di Peter, mentre canto tra me e me Red water / Red water / Red water chase them away…

A cura di Morningrise