25 set 2018

25 ANNI DAL "SUONO BIANCO" DEGLI ANTHRAX



L’altra sera al ristorante un mio amico ha preso la panna cotta ai frutti di bosco come dessert. Subito dopo aver concluso l’ordinazione al cameriere, mi ha confessato di avere un debole per quel dolce e a me è venuto in mente questo disco degli Anthrax. 

Sono passati 25 anni da “Sound of The White Noise” che tanto ho apprezzato nella mia vita musicale, sarà perché a me la presenza di Belladonna alla voce ha sempre trasmesso poca incisività, sarà perché amo le tonalità di Bush, sarà perché in quel periodo mi ha tenuto fuori dalla moda dilagante per il mondo grunge, sarà anche perché mi ha stregato fin da subito “Only” tanto da diventare una delle mie canzoni più gettonate sotto la doccia. 

Non c’è qui molto spazio per il passato degli Anthrax, gli esordi e i dischi seminali della band sono alle spalle come pietre miliari, ma la virata di “Sound of The white Noise” è una delle migliori produzioni che il genere thrash ha saputo fare allontanandosi dai suoi stilemi classici.

La contaminazione in questo genere ha spesso creato ibridi poco riusciti, soprattutto in un periodo in cui il thrash si stava macchiando per sempre del germe dato dal Black Album dei Metallica, gli Anthrax scelgono una via piena di groove e confezionano un disco fresco e coraggioso

Scotti Ian & soci non sono nuovi a collegamenti con altri mondi (basti ricordare la collaborazione con i Public Enemy), ma in questo caso compiono un passo più maturo: restano loro pur migliorando. Come quando chiedi un parere a tuo figlio ed invece di sentire un commento infantile, ti accorgi d’un tratto che è cresciuto e quel giovane ragazzo sta delineando le sue caratteristiche da adulto. Così questo album contiene il sound Anthrax, ma lo supera con maturità e lo testimonia anche la ballad “Black Lodge” scritta con la collaborazione di Angelo Badalamenti dove gli echi grunge emergono, ma sempre con personalità. 

È una mosca bianca questo rumore bianco degli Anthrax, perché seguiranno album controversi che porteranno il gruppo quasi in oblio, ma contiene i crismi di un album top e sottovalutato come tutte le cose a cui Bush partecipa. 

Come quelle persone che in una discussione in trattoria parlano e arriva il cameriere a prendere le ordinazioni a metà discorso, così John Bush non porta particolarmente fortuna ai dischi in cui canta e questa volta forse sarò io per lui ad ordinare a squarciagola una bianca panna cotta