13 ott 2018

RECENSIONE "ALCHEMY" (CLIVE NOLAN)



Quando per quattro anni un’opera e un musical diventano una sorta di ossessione per chi la compone, per me l’autore ha già vinto e acquisito la mia stima perchè ha trovato quella compenetrazione che mi affascina così tanto tra ciò che crei e ciò che sei

Di questo processo Clive Nolan ne è uno degli emblemi. Il tastierista dei Pendragon e degli Arena è una delle anime più teatrali che la musica prog conosca e, se Lucassen aspira ad esserne un parziale erede, non trovo ancora una figura così creativa come il sessantenne musicista. 

Alchemy” è un doppio cd progressive straordinario per contenuti e potenza evocativa; è come essere seduti veramente in un teatro senza nessun artefatto, come accade invece per AvantasiaTrans-Siberian Orchetsra o altri tentativi in ambito sinfonico metallaro.
È un disco da ascoltare in smoking leggendo il booklet, ma come si accompagna una personalità così poliedrica, aperta al mondo, con una una visione prettamente teatrale?

La scena, la rappresentazione è tutta racchiusa in un musical che sembra provenire dalle viscere della tradizione di Broadway. Sappiamo che tutte le popolazioni nella storia praticavano qualche forma di teatro, dalle persone di lingua Nahuatl in Messico agli australiani Kamilaroi. Così come quest’ultimi, per esempio, delimitavano uno spazio dove inserivano dei fantocci che rappresentavano gli spiriti degli antenati, così i personaggi di questo musical di Clive Nolan sembrano maschere che raccontano una storia di amore, gelosia e alchimia.

Eppure il disco cade nel dimenticatoio dell’umanità progressiva, forse perché non ci sono ospiti alcuni personaggi celebri della scena metallara, forse perché non ci sono più papillon adeguati in vendita o forse perché non ci sono lavori di marketing dietro a questo grande disco...

Un piccolo segno di legnosità sono i numerosi dialoghi che tendono ad interrompere il fluire musicale, laddove le interpretazioni sono comunque appassionate e di primo livello. Non basta però a giustificare il silenzio che circonda questo lavoro; deve esserci un sortilegio oppure il nostro secolo progressivo è così distratto? Voci femminili, cori, interpretazioni appassionate, classicismo barocco, ma anche tanta pomposità in un doppio disco che non capisco perché non sbanchi il botteghino.

A costo di far inorridire Nolan devo confessarvi che non mi è neanche così chiaro il concept nella sua totalità, o meglio, non so neanche se mi interessa in modo particolare. Perdonami Clive, ma sono abbagliato da tutto il resto e dalle interpretazioni degli artisti coinvolti per preoccuparmi a pieno della storia.

Come quando porti un bambino in un negozio di giocattoli ed è rapito a bocca aperta da miriadi di oggetti disparati tanto da sbattere inavvertitamente contro un playmobil gigante; così quando ascolto queste note non seguo con precisione il plot, ma resto affascinato dai mille particolari e mi perdo nell’universo immaginario di “Alchemy”. Touché.

Siete tutti colpevoli se non avete questo disco a casa, perché nessun album progredisce in modo così barocco e coerente nella sua eleganza. Forse non si può andare tutti i giorni a teatro, ma non potete neanche stare ogni sera a guardare la televisione e far finta di nulla. 

Il miglior album progressive metal sinfonico dell’ultimo decennio, poche chiacchiere e tanti applausi e rose da lanciare sul palco.

Voto: 8 

Canzone top: “The Warning”

Canzone flop: “Waiting for News”

Momento top: la partenza e il mood di “The End Justify The Means”

Dati: anno 2013, 27 canzoni, 122 minuti

Etichetta: Metal Mind Production