10 dic 2019

I BRANI PIU' INDISPONENTI DEL METAL - N.11 "WIND OF CHANGE" (SCORPIONS)


Ricorre l'anniversario della caduta del muro di Berlino. In poche mosse si passò dalla notizia che forse c'era qualche problema di stabilità interna ai governi dell'Est, alla mancanza di direttive precise alla polizia, e quindi all'inizio di un flusso di persone che passavano i confini. Polonia, Ungheria, e poi il simbolo della cortina di ferro, il muro di Berlino. Un confine costruito non tra paese e paese, ma dentro il territorio della Germania Est, che cingeva Berlino Ovest. Che bisogno c'era del muro? Nessuno, ma il controllo di Berlino era stato simbolico all'epoca, e continuava evidentemente ad essere un segnale di sterilizzazione del passato “pan-germanico”. Un sigillo.


Prima c'era stata la politica di Gorbaciov, di apertura, anche se non era chiaro in che senso; poi "Rocky IV" (1985) in cui questa distensione era stata rappresentata, anche se con la tracotanza di descriverla come il risultato dell'umanità occidentale contro la robotizzazione dell'uomo dell'URSS.

Il Metal si trovò all'apice del suo splendore proprio mentre il Muro cadeva. Il Metal che fino ad allora non era quasi esistito nell'Est, fatta eccezione per la Polonia. Ricordiamo che la Polonia era un posto in cui il metal arrivava, al punto che c'erano un paio di gruppi recensiti (Alastor e Demon) e i nostri Bulldozer andavano fino a Katowice per fare un concerto, di fronte comunque ad un discreto pubblico e ci pubblicavano un Live. Ma la Polonia, si sa, era all'epoca la patria del Papa Woytila, e quindi poteva accogliere anche gruppi metal italiani che raccontavano di Ilona Staller e di alienazione mentale: tutto fila. Non a caso la Polonia è poi rimasta una Nazione particolarmente prolifica in termini di gruppi di metal estremo.

Il metal irruppe a Mosca nell'agosto del 1989, dove non si capiva bene cosa stesse succedendo, con un live corale che vedeva impegnati Ozzy, Motley Crue, Skid Row... insomma nomi di punta del panorama rock /metal più commerciale dell'epoca, alcuni in piena esplosione, altri a fare da colonne storiche. Per gli Scorpions forse questo evento valeva ancora di più, essendo tedeschi e quindi coinvolti più da vicino nella separazione tra Est e Ovest. MTV mandò in diretta l'evento, e per allora era un'occasione di ascoltare e vedere qualche ora di concerto metal, praticamente più unica che rara.

Gli Scorpions fecero il colpaccio un anno e mezzo dopo (gennaio 1991). Una instant-song, dalla melodia semplice ma non ridicola, intitolata "Wind of Change". Non si può non “perdonare” gli Scorpions: d'altro canto le canzoni dal ritornello zuccheroso le hanno sempre prodotte, su tutte "Still Loving You", in quel periodo erano di ballata facile, e nello stesso disco ce n'erano anche un altro paio. Questa però era dedicata ad un grande entusiasmo umanitario, e cioè quello di poter finalmente avere libero accesso in territori di caccia erotica, nella favorevole condizione degli illuminati occidentali che portano libertà, benessere e meritano quindi ricompense generose.

Lo stereotipo del gruppo maschile occidentale che fa il viaggio all'Est fornito di penne biro e calze di seta, beni simbolo del lusso e della vezzosità occidentale, poteva avere uno sfogo a muro caduto. Il tutto, intendiamoci, era destinato a cadere anche presto, perché l'occidentalizzazione dell'Est e i flussi migratori avrebbero cambiato le carte in tavola, ma per qualche anno i metallari, poco trombanti in patria magari, si illusero di poter portare pane e metal nelle fredde lande dell'Est.

La falsità di questo entusiasmo “umanitario” era quindi qualcosa che si tagliava col coltello. Che poi il messaggio del testo era elementare, e infilava subito due luoghi comuni geografici “Segui la Moscova, fino a Gorky Park...” per poi arrivare al mascheramento totale: “Portami, nella magia del momento, nel cuore di una notte gloriosa, dove i figli di domani condividono un sogno, un sogno di cambiamento...”. Una commozione edificante, com'è che fino ad allora mi era sfuggito questo slancio sociopolitico dei gruppi metal? A parte il tema del disastro nucleare infatti, la cui colpa era attribuita ai governi e non alle genti, e le guerre, che sono colpa dell'uomo ma non delle genti, non è che vi fosse stata una grande campagna contro le dittature. In verità, alcuni gruppi avevano timidamente buttato lì qualche canzone sulle dittature comuniste, ma si passava per reazionari. Ricordo un verso di Alice Cooper di "Raise your fist and yell": Tu mi dai ordini e fai tanto il Grande Fratello, ma questa non è la Russia, non sei né mio madre né mia madre!. O anche “Red Sharks” dei Crimson Glory.

Un paradiso sessuale. Questo avrebbe dovuto essere il mondo dell'Est aperto. Non a caso anche Claudio Baglioni si era interessato dell'oppressione delle dittature rosse, focalizzando però l'attenzione sulle “Ragazze dell'Est”, e alludendo a frettolosi addii dopo giorni di passione con occidentali dalle lacrime di coccodrillo: Povere belle donne, innamorate d'amore per la vita...le ragazze dell'Est.... Insomma, l'interesse era per quelle belle e disponibili donne finalmente “liberate” e assetate di simboli materiali di libertà, tra cui il rock.

E a cavalcare questo sentimento arrivarono gli Scorpions con il loro zucchero a velo: "Wind of Change". Accendini sguainati e motel esauriti.

Allora gli dei dall'alto guardarono la ubris, cioè l'arroganza degli uomini metallari, e dissero loro: Bravi, volevate far strage di cuori con la scusa di portare il rock e il metal nelle terre liberate dal comunismo? Ebbene avrete soltanto una miriade di gruppi est-europei, cupi e ammorbanti, che anche vivendo mille anni non fareste in tempo a conoscere tutti. Vi terranno ore chiusi in casa, per giunta cantando in lingue incomprensibili. Per il resto, se avevate in mente altro: mani al portafoglio e pagare, come dappertutto.

A cura del Dottore

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