24 ago 2019

AGGHIASTRU, L'INCANTU DELL'ESTATE DI UNA VOLTA


Come si apprende dal booklet del cd “Incantu”, dove veniamo ringraziati come Blog per il prezioso supporto, Agghiastru in vernacolo siculo è l'ulivo selvatico. È una pianta non invitata alla vita, ma di sopravvivenza secolare. I suoi frutti sono inutili, altro non può fare che rimanere dinanzi allo scorrere del tempo.

Ascoltando questo disco però mi sento mediterraneo, in questa estate in cui abbiamo pianto la morte dello scrittore Andrea Camilleri, dalla stessa terra mi sento di dover omaggiare l’unica testimonianza dialettale siciliana che possiedo.


Quando vai a vedere il fondo del mare con la maschera, scopri il mondo dei fondali che è altro rispetto al resto che c’è in superficie. Così quando ti dirigi nei piccoli paesi meridionali ti accorgi di come si respira un’aria diversa, dolce e antica come si apprezza in queste note.

Non c’è molto tempo per ascoltare questo album nel mondo contemporaneo, veloce e digitale, ma Agghiastru vuole riprendere una tradizione cantautoriale pur con fatica. Mantiene coerenza, eleganza, se vogliamo, in questo portarci in filobus tra le strade di un qualsiasi paese siculo tra Camilleri e Verga. Come il nipote porge il braccio alla nonna per attraversare la strada, così Agghiastru prova a portarci a casa sua nella sua dimensione infantile. Il compito di perderci in quel mare tra le cicale e un mondo rarefatto che non c’è più riesce solo in parte, ma si fa apprezzare questo tentativo di recupero delle proprie radici che ha da sempre avuto il nostro amico Michele.

Dagli esordi black metal con gli Inchiuvatu a questo disco del 2007, Michele Agghiastru prova a dare un senso al suo quotidiano mondo siculo con romanticismo. Passa davanti al bar della piazza del paese e saluta gli anziani seduti fuori, vorrebbe forse raccontare quella parte di Italia osteggiata da alcuni governatori, potrebbe farlo meglio certo, però dovremmo fargli arrivare dei contributi europei per la valorizzazione delle radici del Mezzogiorno.

Suona il pianoforte Michele, suonalo per nonna tua che ti ha fatto una nuova sciarpa per metterla quando vai al nord!”. Questa è la sensazione che si ha dal primo minuto, come se Agghiastru avesse voluto depositare le velleità occulte per lasciarsi abbracciare dai parenti in una bellissima foto in bianco e nero.

È un disco lungo e monotono, ma che nella sua monotonia trova affetto e se la memoria dei vecchi ha ancora un valore, dobbiamo portarlo con noi in questi giorni assolati mediterranei. Dobbiamo tenere queste note nel dormiveglia, mentre a casa controlliamo l’abbronzatura e senza aver paura di sbadigliare perché la noia è parte delle dinamiche familiari.