18 dic 2016

INTERVISTE IMPOSSIBILI: DENIS "PIGGY" D'AMOUR RICORDA GREG LAKE



 

A pochi mesi dalla morte di Keith Emerson, ci ritroviamo ancora nel tempio degli EL&P a vegliare la salma di Greg Lake: il 9 dicembre scorso ci ha lasciato, stroncato da un tumore, il cantante/bassista che, prima nei seminali King Crimson, poi assieme ai prodigiosi Keith Emerson e Carl Palmer, ha fatto la storia del progressive rock.

Abbiamo deciso di ricordarlo con Denis D'Amour, che, esperto sull'argomento, abbiamo interpellato in occasione dei compleanni di Robert Fripp e Peter Hammill.


MM: Ciao Denis, eccoci di nuovo qui! Sappi che non vogliamo stalkizzarti…è che ci piacciono le tue analisi e fosse per noi staremmo ogni giorno a chiacchierare con te…
DD: Ah ah, nessun problema, amici di Metal Mirror! Sapete che per me è un onore, oltre che un piacere, dissertare sulle gesta di questi grandi musicisti!
MM: Purtroppo questa volta ci conduce da te un evento spiacevole: la morte di Greg Lake. Ma dopo aver festeggiato i compleanni di Robert Fripp e Peter Hammill, ci interessava sentire la tua opinione anche su di lui, andando così a chiudere una trilogia simbolica di interviste che hanno avuto come oggetto King Crimson, Van der Graaf Generator ed Emerson, Lake & Palmer: non solo tre fra le più grandi entità del rock progressivo, ma anche tre fra le più importanti fonti di ispirazione per i Voivod. O mi sbaglio?
DD: Dici benissimo, amico mio! Ma prima di entrare nel vivo dell'argomento volevo fare una premessa: Lake in realtà non è morto...
MM: Cos'è? Uno scoop dall'Aldilà?!?
DD: Ah ah (ride), no, nessuno scoop! Lake è morto, lo so per certo perché ho sentito del suo arrivo l'altro giorno, anche se non sono riuscito ad incrociarlo, visto che risiederà in un'altra zona… una sorta di olimpo per i veri grandi del rock…mica le borgate che spettano a noialtri (ride fragorosamente). No, dicevo che Lake non è morto in senso metaforico...perché non può morire un essere immortale. Con la sua arte si è già guadagnato l'eternità. Posso provare dispiacere per Lake come persona, visto che ha dovuto lottare contro il cancro, e purtroppo per esperienza personale so di cosa si tratta...Ma per il Lake artista non posso che provare ammirazione, rispetto, devozione: la sua musica ci apparterrà per sempre e niente e nessuno potrà togliercela.
MM: Parole sante, Denis. In più possiamo aggiungere che la sua stagione d'oro era già passata da tempo, e che quindi, egoisticamente parlando, questa morte non ci toglie pressoché nulla, al contrario di come è successo nel tuo caso, che invece avevi ancora una carriera fiorente dischiusa davanti a te...
DD: Troppo gentile, grazie, ma capisco cosa intendi dire. Il fan è sempre egoista, spolpa l'artista fregandosene dell'uomo, ma del resto sono le passioni a renderci amanti delle cose. Si, ho sofferto molto per la morte di Criss Oliva e Chuck Schuldiner perché sapevo che potevano dare ancora molto alla musica. Da fan so che Lake ha già detto quello che doveva dire da molto tempo, e da defunto ti posso dire che la morte è l'unica cosa certa nella vita, dobbiamo farcene una ragione…
MM: Ok Denis, passiamo al lato che più ci interessa della faccenda. Parlaci di Lake...
DD: Che dire che non sia già stato detto? Quando si parla di personaggi di tale levatura, si rischia di diventare banali. Ma forse è anche il miglior modo di tributarli, senza apparire ridicoli nelle più assurde contorsioni di pensiero. Dal mio punto di vista, premesso che stiamo parlando di un eccellente bassista, talvolta prestato alla chitarra, e di un cantante dotato di un timbro unico e spettacolare, nonché autore di bellissime ballate (“Lucky Man”, “From the Beginning” ecc.) ed abile persino dietro al mixer, ti posso dire che di lui ho sempre apprezzato l'ironia. Ossia il fatto di essere stato una delle icone più importante di un movimento (e questo lui di certo lo sapeva) ed al tempo stesso di non essersi mai eccessivamente preso sul serio. L'ambiente del progressive è sempre stato troppo serioso, pieno zeppo di virtuosi spesso dotati di gran spocchia o con velleità intellettuali che li rendeva antipatici agli occhi dei più, persino nel loro stesso ambiente. Lake invece era simpatico (artisticamente parlando, perché di persona non lo conoscevo), auto-ironico e capace di mettere nell'album degli EL&P la canzone idiota che spezzava la tensione, umanizzava e riportava fra i comuni mortali questi dei dell'olimpo della musica. Certo, se vai a vedere i singoli episodi, per lo più sono cazzate, spesso aderenti ai canoni del country che io non ho mai apprezzato: di sicuro non si tratta dei momenti più leggendari del trio, né tanto meno il motivo per cui i tre sono diventati famosi. Io stesso da ragazzo saltavo infastidito tracce come “Benny the Bouncer”, in cui Lake giocava a fare l’ubriaco, ma oggi quelle stesse tracce le guardo con simpatia e sento che mi mettono a mio agio. Non ti nego che i Voivod, forse involontariamente, hanno saputo cogliere questo lato più divertente ed ironico dell'antipatico mondo del prog. Noterai senz'altro che la nostra musica è sì dura e claustrofobica, a tratti persino drammatica, ma sa anche essere divertente, irriverente, disposta allo scherzo. Pensa ai disegni di Away, allo stesso personaggio Voivod, alle situazioni assurde in cui capitano i protagonisti delle storie che narriamo, ma anche puri e semplici scherzi come la cover della colonna sonora del telefilm "Batman" che abbiamo messo alla fine di “Dimension Hatross”. E, fattore non ultimo, la voce sorniona, surreale e sbarazzina di Denis Belanger…
MM: Fra l'altro, ma questa è una impressione assolutamente personale, ho sempre percepito dei punti di contatto fra Lake e Snake.
DD: Beh, perché no? Denis veniva dal punk, e da quando ha iniziato a lavorare su un'impostazione vocale più melodica, il suo punto di riferimento primo è stato Syd Barrett, di cui ha provato a riprendere la narrazione allucinata ed al contempo fanciullesca. Però sicuramente si sarà fatto influenzare anche da Lake, visto che era come tutti noi un divoratore di King Crimson ed Emerson, Lake & Palmer.
MM: Dei King Crimson abbiamo già parlato, cosa ci puoi dire invece al riguardo degli EL&P? Quanto hanno influenzato la musica dei Voivod?
DD: Moltissimo, e il paradosso era che i tre non avevano manco un chitarrista! Eppure erano così heavy nell'anima che sono riusciti ad entrare nel cuore di molti metallari. Molto ha dipeso dalla tracotanza di Keith Emerson, non solo virtuoso, ma anche un musicista famelico, sempre alla ricerca di superare se stesso. In questa sua rincorsa affannata è forse risultato eccessivo e poco gradito negli ambienti raffinati dove era tacciato di manierismo e persino di pacchianeria, ma fra i tanti difetti del metallaro, di certo non c'è quello di avere la puzza sotto al naso nei confronti di chi tira fuori le palle e te le sventola in faccia. Ben vengano quindi i possenti muri di watt innalzati da quelle magiche tastiere, le galoppate di hammond, gli assolo selvaggi, sparati alla velocità della luce, i suoni distorti e violenti. Il thrash dei Voivod non può certo definirsi barocco, in quanto il virtuosismo della band si basa più su un concetto di ricerca, ma nelle strutture intricate ed imprevedibili dei nostri pezzi c'è anche la lezione degli EL&P. Basti pensare a suite come "Tarkus" e "Karn Evil 9": a cosa pensi ci siamo ispirati per un brano come "Jack the Luminous"? Quelle figure grottesche che popolavano il mondo fantastico di “Tarkus”, il concept fantascientifico che stava dietro a “Karn Evil 9” sono stati più che spunti per le nostre avventure inter-galattiche, per la configurazione dei personaggi che gremivano l'immaginario voivodiano.
MM: Un power-trio senza chitarrista e che vedeva al suo centro le prodezze del tastierista. Come rendere appetibile una ricetta del genere ad un metallaro che non conosce gli EL&P?
DD: La risposta te l'ho data poco fa: gli EL&P erano fottutamente heavy nell'anima, per quella grandiosità, anche pomposa, che conferivano alla loro musica, epica, colta, strafottente, sperimentale, audace, visionaria e potente al tempo stesso. Si, potente, perché il loro essere heavy non era solo un'attitudine: pensa a quella piovra umana che è Carl Palmer o al solido basso dello stesso Lake, che alla fine passava in secondo piano solo perché era impossibile non sfigurare con due musicisti eccezionali quali erano i suoi compagni.
MM: Beh, c'è da dire che gli stava dietro alla grande...
DD: Senz'altro, ci mancherebbe, quel basso instancabile era l'ossatura necessaria per quei brani funambolici, il collante imprescindibile che metteva insieme l'estro indomabile di musicisti così egocentrici: un duro lavoro con momenti di carisma non indifferenti, come il devastante basso distorto in "Barbarian", magistrale apertura del primo album, giusto per fare un esempio...
MM: Bene, Denis, direi che siamo riusciti, a modo nostro, a tributare il grande Lake e la sua musica. A questo punto ti chiedo come ti sei avvicinato agli EL&P ed al prog in generale.
DD: Beh, a questo punto vorrei fare una doverosa precisazione. Nel vostro blog mi fate passare per un esperto di prog, ma non è esattamente la verità: amo molto le band di cui si è parlato, e tutte mi hanno aiutato a diventare un musicista, ma non ho ascoltato solo il prog nella mia vita, e del resto la musica dei Voivod parla chiaro. Alla fine siamo nati e cresciuti come band metal, e a gente come Metallica e Slayer, per esempio, abbiamo dedicato tanto del nostro tempo. Del resto i Voivod suonano thrash. C'è poi il metal classico, il punk, il post-punk, l'hardcore, persino la musica classica, insomma, sono tante le fonti di influenza che hanno irrigato la genesi del nostro sound. E come chitarrista, e soprattutto come chitarrista molto rumoroso (ride), posso dirti che il prog, fatta eccezione per il maestro Fripp e la sua graffiante chitarra, è stata per me più una lezione di attitudine.
MM: Chiaro…con queste chiacchierate ci siamo concentrati solo su una piccola parte del tuo variegato mondo artistico, questo lo sappiamo benissimo, non ci fraintendere…e per tornare alla nostra domanda?
DD: Come sono entrato in contatto con gli EL&P? La copertina di "Tarkus" stampata su un bel vinile a casa di un mio amico. Nell'era in cui non c'era internet, le "conoscenze musicali" si facevano così: da un amico "ben fornito", in un piccolo negozio di dischi, persino spulciando la collezione di dischi di tuo padre o tuo zio, se eri fortunato. Non disdegno la tecnologia, come potrai ben intuire, ed apprezzo i vantaggi della rete, sia come appassionato di musica che come musicista, ma quei tempi avevano un sapore unico ed irripetibile che ancora mi porto dentro al cuore...
MM: Puoi dirlo forte...
DD: Si, una delle cose positive di stare qua, sebbene non mi permettano di fare troppo casino, è di poter tenere in camera mia la mia vecchia collezione di vinili. Molti di essi non li ascolto praticamente più perché rovinati dall'umidità...li tengo più che altro per il puzzo di vecchio che emanano nell'ambiente, un puzzo magico, quasi come di incenso (ride...)...si, sono un inguaribile nostalgico (ride di nuovo)...e non ascolto solo prog...uomo avvisato...(continua ridere...)
MM: Ok, ok, messaggio ricevuto, la prossima volta ti interpelliamo su altri temi, magari sulla scena techno-insurrezionalista degli anni ottanta del Quebec...
DD: Ah ah, ora non esageriamo...Lunga vita alla musica di Lake!
MM: Lunga vita a Lake!