20 dic 2016

MAI DIRE REUNION - VI POSIZIONE - IL POLLO SENZA POLLO DEI MISFITS IN SALSA ONLY



Pare che i Misfits si siano messi d’accordo sui diritti per la vendita delle magliette e delle toppe. Cioè un po’ anche a Glenn, però suoneranno insieme - poi si vedrà a seconda del riscontro.
Il punto rivelatore della reunion senza Glenn Danzig, secondo uno degli schemi che abbiamo illustrato nella premessa alle Reunion. In altre parole: i Misfits senza Glenn vanno bene, hai voglia, benissimo, talmente bene che conviene affittare Danzig per un paio di concerti, e rifare i vecchi pezzi.
E secondo me lo hanno contattato pure convinti: “Dai, ormai nei Mifists manchi solo te!”. E anche Danzig ormai va bene, ma talmente bene ultimamente che bisogna rifare cassa coi Misfits, finché siamo in tempo.

Une reunion resa possibile dalle vendite del merchandising. Il marchio Misfits fu lanciato nel mondo metal dai Metallica, che infatti coverizzarono anche "Last Caress". Da lì in avanti le vendite di toppe, magliette e spille portarono i Misfits, già sciolti, a diventare uno dei cadaveri più ricchi del mondo. Danzig a parte, Only ormai era rassegnato a lavori stagionali e mancette dai genitori, quando improvvisamente si ritrovò migliaia di dollari sul conto in banca. E tutto per un teschio che sorride. Fa venire in mente il personaggio di "Ultrà", interpretato da Ricky Memphis, il Red della Brigata Veleno, che passava le ore a disegnare dei teschi per poi farci adesivi da smerciare allo stadio, con l’aiuto di un amico. L’amico poi gli rinfaccerà, quando lui annuncia di voler andar via da Roma “Oh, ma tu con gli adesivi m’avevi promesso un futuro!”. E invece sì, si possono fare i soldi vendendo un teschio disegnato. Ne ho viste, di magliette, in luoghi che non credereste mai, come alle bancarelle vicino alla Torre di Pisa, per esempio.

La leggenda si nutriva di questo, ed era perfetta. Poca produzione, un solo album ufficiale. Altri ep (formato con cui si raccattavano in fretta e furia due o tre brani per andare sul mercato). Quando trovavi questi dischi, di vinile, rigorosamente senza testi dentro, solo la camicia bianca del vinile, ti rendevi conto di due cose. La prima, che avevi speso una cifra non lontana dal costo di un lp per dei rimasugli, per giunta di punk. Quindi ti stavi per ore a guardare la copertina, convincendoti di aver comprato una tela del Tiepolo per due lire. La seconda cosa, era che spesso trovavi dei doppioni, per cui ti chiedevi: ma quale sarà la discografia dei Misfits? Certamente smembrata.
Si parte con un colpo di genio. Registrano il primo disco nel ‘78, con l’intento di tenerlo nascosto per vent’anni, ma alla fine non sanno tenere i segreti, e quindi un pezzo alla volta pubblicano quasi tutto. Si dilettano anche nell’incidere versioni peggiori di brani già editi. Inutile chiedere, protestare, si erano già sciolti. Era come pescare dal vassoio le parti del pollo: a chi tocca l’ala, a chi il petto, alla fine sempre pollo metti tra i denti, e non è neanche necessario che tu lo mangi tutto. Ti rimane però in bocca il sapore del mito, di quella parte di pollo che forse esiste, forse no. Che era nel vassoio ma ora non più, e il mito del pollo che, da vivo, era tutte le parti insieme, ma allo stesso tempo nessuna di quelle parti, che hanno dignità solo in quanto brani di un cadavere cotto.

Ci hanno rovinato tutto. Ora chiunque va su  Wikipedia, e trova addirittura la discografia dei Misfits, con fedele ricostruzione cronologica e dei titoli alternativi.
Facevano un punk che si avvicinava al metal perché era un po’ più corposo, come  impasto sonoro, e perché la voce non era tirata via, almeno di timbro era di maniera rock, il che dava al tutto un che di necrofilo, di grottesco. I Misfits applicavano il gotico-grottesco agli anni 80. Erano i reietti nascosti nelle fogne di un mondo in crescita. Loro volevano stare fuori dalla “Pretty tale” della società dei consumi, in un mondo di mutanti e aborti psicologici (Horror Business). Ed ecco che allora cantano un’altra mutazione: non quella laccata e patinata che proietta i nuovi giovani come gusci vuoti contro il futuro, ma una mutazione reazionaria, verso i mostri dell’horror, della fantascienza, innocui fumetti impantanati in un mondo di lettori veramente violenti e psicotici. Una pop-art che non stilizza la realtà, ma la sua decomposizione. Marylin insieme ai marziani, Kennedy insieme ai vampiri. Questo forse il loro elemento punk più ortodosso, mentre per il resto, stilisticamente, finirono per avvicinarsi anche ad un thrash minimale, tanto che nel Dizionario dell’Horror Rock di Marzorati furono proprio classificati come thrash.

Musicalmente erano una droga rapida e pesante. Te ne potevi sparare tante dosi in fila se prendevi un lp, e allora ti ci attaccavi, perdendo il senso della misura, e ti buttavi anche sugli ep. Ricordo che ci fu un periodo in cui al negozio di dischi non arrivava niente di nuovo, e nel frugare continuavo a imbattermi nella solita copia invenduta di "Earth AD", che era chiaramente una fregatura, ma c’era scritto Misfits. Un giorno, ridotto allo stremo, cedetti.
Quando il mio amico Luca finì i dischi dei Misfits reperibili sulla piazza pisana, iniziò ad aggirarsi come uno zombie per le strade, famelico. Spinto da questo insano istinto riuscì a disseppellire, sotto una pila di dischi ignorati da mesi nello scaffale del Gasoline, un album dei Samhain, vera evoluzione dei Misfits. Un horror punk che poi divenne sempre più gotico e lento.
Danzig era il seguito dei Misfits, non solo in quanto personaggio più rappresentativo e centrale nella composizione, ma perché il percorso stilistico dei Misfits trovò naturale seguito nei Samhain, e poi nei Danzig. "Mother", opportunamente accelerato e scomposto, potrebbe benissimo essere un brano dei Misfits. E, per chi volesse completare l’evoluzione, bisogna saltare da "Danzig IV" a "Black Aria". Lì momentaneamente è sepolto Danzig.

Invece i Misfits che definiremmo apocrifi, se non per il fatto che in realtà i diritti sul nome ce li ha Only, tornano fuori travestiti da mutanti, ma non i mutanti retrò, quelli che fantasticavano di marziani ma in bianco e nero, quelli che punkeggiavano ma con movenze di bacino alla Elvis, e neanche quelli ciechi e minacciosi delle ultime sparate thrasheggianti.
Intanto niente mito. Uscite di dischi programmate, preannunciate. Un pollo nel cellophane comprato al supermercato, anzi neanche. Una vaschetta di alette di pollo del Kentucky Fried Chicken.  Doratura media, non sbruciacchiate, tutte uguali. Per fartele piacere le devi riempire di kecthup, salsa barbecue, pepe e chissà cos’altro. E questo semplicemente perché non c’è il pollo, non c’è Danzig.
Poco male peraltro, perché non c’è comunque più neanche Danzig-Danzig. Un piglio inquietante, poi, che somiglia a quello dei ragazzini che vanno in giro a chiedere le caramelle ad Helloween. E’ più trasgressivo Piero Pelù quando canta "El Diablo", per intenderci.

Allora lanciamo un appello per il bene dei posteri. Si prendono i dischi dei Misfits fino ai ’90, ci si appiccica sopra un logo diverso, qualsiasi, e si reimmettono nel mercato dell’usato di valore. Un giorno la generazione che ci seguirà avrà il gusto di riscoprire questo gruppo misterioso, che non si sa quando abbia operato, e che ha prodotto chissà quanti dischi, di cui quelli sono solo brandelli. Il mito del cadavere da completare ritornerà, così come il gusto di sentire quei brandelli sonori così eleganti. Per il resto, il prezzo di quegli ep in vinile è già  lievitato, dopo l’avvento del cd, a livelli vergognosi. Giuro di aver visto "Earth AD" in vinile sopra i 40 euro…e io che l’avevo rivenduto a 5….e gli zombie in copertina ridevano di me....

(vedi classifica completa)

 A cura del Dottore