12 apr 2018

LEGNO I: ACCEPT



La morte del fondatore di Ikea Ingvar Kamprad, occorsa il gennaio scorso, ci ha come suggerito di chiudere la nostra rubrica Legno: una rassegna che, in verità, potrebbe andare avanti all'infinito, perché il "legno", le band legnose, sempre vi sono state nel metal e sempre vi saranno.

Potremmo addirittura affermare che il metal, inizialmente, si è differenziato dall'hard-rock in quanto sua variante più dura, solida, legnosa: una corazza che ha conferito forza a quel sound che si stava imponendo nel corso degli anni settanta, ma che al tempo stesso lo irrigidiva, lo bloccava, lo rendeva più legato nei suoi movimenti.

I Black Sabbath rispetto a Led Zeppelin e Deep Purple, i Judas Priest rispetto a Rainbow ed Uriah Heep erano più legnosi. Ma Black Sabbath e Judas Priest sono stati troppo creativi ed innovativi per rientrare nella categoria del mero legno, che rimane una categoria popolata da gente dura, sia di scorza che di comprendonio. Per questo, all'apice di questa piramide di legno, simbolicamente come a voler chiudere un ciclo, poniamo quella band che più di ogni altra ha rappresentato il momento di snodo concettuale e stilistico in cui il legno ha iniziato a prevalere sulla creatività: gli Accept.

Gli Accept sono un gruppo tedesco e la Germania, si è visto,  è la patria del legno per eccellenza. Non è un caso che la Germania si sia rivelata fortissima sul versante dell'elettronica in senso ampio, dai Kraftwerk, fino alla techno, passando dall’industrial e dalle sonorità electro-goth ed EBM: ritmi secchi, voci robotiche, geometrie spigolose, il gelo dei sintetizzatori, l'oscurità dei club sotto terra. La Germania, al tempo stesso, può vantare una grande tradizione rock, a partire proprio dalle band dedite al kraut-rock, dalle cui sperimentazioni il rock, guarda caso, mosse verso l'elettronica. Strano a credersi, sono esistiti anche dei freakettoni tedeschi. Esiste anche l'hard-rock in Germania (leggasi: Scorpions) ed ovviamente il metal, molto metal, sia attivo che passivo, come sappiamo benissimo: tanti gruppi, tantissimi fan, e non è un caso che il più grande festival metal europeo (il famigerato Wacken) si svolga oggi in Germania. Del resto il tedesco è meno sofisticato di quel che sembra: trinca tanta birra e in molte cose conserva i tratti del barbaro che ben si confanno con il metal. Metal quadrato, tosto, solido: metal di legno, metal "tagliato con l'accetta". E i più legnosi di tutti, appunto, sono gli Accept.

Sia chiaro: a noi piacciono molto gli Accept, a cui riconosciamo immensi meriti. E chi ci legge sa che far parte della categoria dei legnosi non è un male in sé. Gli Accept, oltre ad essere portatori di un sound energico ed affilato, con grandi intuizioni melodiche, hanno la capacità di inventare grandi ritornelli e sull'anthem hanno costruito una carriera, forti ovviamente di musicisti cazzuti, Wolf Hoffmann in prima fila.

Gli Accept, in un certo senso, sono degli AC/DC più veloci e taglienti; dei Judas Priest in salsa teutonica, meno epici e melodici, ma non meno granitici: album come "Restless and Wild", "Balls to the Wall" e "Metal Heart" sono pietre miliari del metal tutto che non possono mancare nella collezione di nessun metallaro degno di tal nome. Ma non giriamo intorno alle cose: gli Accept hanno avuto Udo Dirkschneider, la quintessenza del legno.

Abbiamo un infinito rispetto per questo piccolo-grande eroe del Metal (con la M maiuscola) e piango ancora al pensiero di quella grande serata in cui ebbi modo di vederlo dal vivo (in veste solista): un uomo che quella sera dette tutto se stesso ai propri fan, che darebbe il massimo anche se si dovesse trovare davanti a venti persone, uno che crede nel metal più di ogni altro, uno che sul metal ha consacrato la vita e che per il metal morirebbe. Ma lasciatemelo dire: quanto è di legno Udo!

Lasciamo perdere l'aspetto fisico (che certo meriterebbe un approfondimento, ma preferiamo non infierire): Udo è grottesco non solo come persona, ma anche e soprattutto come artista. Dal punto di vista del canto è un'esagerazione di Brian Johnson, una parodia enfatica di Rob Halford. Entrambi questi modelli non hanno certo un impeccabile physique du role da sfoggiare: l'ex cantante degli AC/DC, con la sua voce da Paperino e la coppola da pensionato, è una goffa progenie dei mitici front-man dell'hard-rock degli anni settanta (Robert Plant in testa); aveva tuttavia il pregio di allinearsi al fare gigionesco del rock scanzonato della band...e poi, in fondo, stava accanto ad uno vestito da scolaro e  con le corna da diavoletto in testa. Il grande Halford (quasi migliorato in vecchiaia, forte di un cranio rasato, pizzo appuntito ed occhiali da sole a goccia) nemmeno lui era una bellezza da giovane, ma anch'egli svolgeva (e tuttora svolge) alla perfezione il suo ruolo: ossia dirottare il focus dell'attenzione via lontano dalla sfera del sex appeal (ancora centrale in molte incarnazioni del rock settantiano ed ottantiano). Del resto il metal si sarebbe distinto fin dalle origini per il disprezzo verso certe smancerie, preferendo occuparsi di altro.

Il metal degli Accept, per quanto conservi un lato divertente (mentre non ha niente di seducente) è in realtà assai serio, persino drammatico, come spesso sono i toni di Udo, nonostante la sua prestanza da nano da giardino e gli occhi spiritati lo spingano continuamente negli abissi del grottesco. Insomma, un Danny De Vito che, invece di prediligere il cinema comico, avesse preteso di recitare in ruoli seri o avventurosi dove invece sarebbe servito un "fisico bestiale".

Ma il bello della realtà è che spesso supera l'immaginazione. E dunque Udo è Udo, e gli Accept si sono imposti con Udo come front-man (difficile immaginarli senza di lui, finché è accaduto nuovamente l'impossibile, ossia Mark Tornillo, fra l'incredulità di tutti,  ha preso posizione dietro al microfono, senza però saper scalzare, nell'immaginario collettivo, il fantasma del singer storico della band).

In realtà non si capisce quale sia stata la causa e quale l'effetto. Ossia: gli Accept sono gli Accept grazie ad Udo, oppure Udo è Udo grazie agli Accept? Perdonateci: lo capiamo benissimo che questi sono discorsi oziosi, come parlare dei difetti del volto di Robert De Niro o Al Pacino innanzi alla loro bravura attoriale.

Resta il fatto che il valore effettivo degli Accept può essere apprezzato solo dal popolo metal (e nemmeno tutto), mentre il mondo esterno potrà forse un giorno apprezzarli solo esclusivamente come fenomeno trash, sempre che qualche buontempone un giorno posterà uno spezzone di un loro video su YouTube, Facebook o Instagram e, clic dopo clic, i Nostri si ritaglieranno un loro spazietto nel mare vastum della rete. I giovani rideranno di loro, gli intellettuali se ne serviranno per qualche battuta sagace in qualche brillante discussione, ma mai gli Accept verranno capiti artisticamente, come è capitato a Burzum o Mayhem, sdoganati come fenomeno di gossip e poi solo successivamente apprezzati come artisti.

Ed è questo il senso supremo del Legno: il Legno, in realtà, non è solo una condizione fisica ed esistenziale (ossia essere spigolosi, duri, rigidi, goffi, pesanti, legati nei movimenti, nel corpo come nello spirito), ma è anche e soprattutto una condizione sociologica. E per sociologico intendiamo che il "tema artistico" è irrilevante (per questo non abbiamo mai disprezzato i nostri eroi di legno), mentre diviene centrale quello del posto occupato in società: essere di legno, principalmente, significa essere snobbati dai circoli intellettuali, ignorati dai giovani, non risultare interessanti per i tanti curiosi che possono gravitare nel mondo del rock in modo più o meno distratto, tanto meno per le ragazze.

Essere di legno è, in definitiva, un concetto relativo: perché se domani qualche genio della comunicazione deciderà, in un momento di noia, o per puro opportunismo, o anche ispirato da contingenze fortuite, che ascoltare gli Accept è cosa figa, e che Udo è almeno divertente (come successo con gli Immortal, diventati mitici per le nuove generazioni dopo che sono divenuti popolari per le loro pose buffe quanto seriose – il classico trash involontario, virtù in via di estinzione…), anche gli Accept smetteranno per magia di essere di legno

Ma cazzo, ce ne vuole di astrazione e capacità comunicativa per far sì che gli Accept non sembrino di legno...