25 nov 2019

I BRANI PIU' INDISPONENTI DEL METAL - N.10: "SONS OF SATAN" (VENOM)



Guardando a ritroso dal 2019, l'effetto di tre tipi borchiati che si dichiarano “Figli di Satana”, anche solo per la scena, è praticamente nullo. Anche perché, retrospettivamente, non erano né i primi né i soli in quel periodo a utilizzare la suggestione satanica per fare qualcosa. Dovremmo ignorare l'esistenza dei Black Sabbath per considerare nuovo il satanismo in musica, e infatti la novità non fu genericamente l'elemento satanico allora già rappresentato, e non fu neanche quello a venire, filosofico, di matrice anticristiana e neopagana.

La trovata dei Venom fu semmai quella del satanismo esibizionistico, e quindi di poca sostanza, post-ribellistico. Non si trattava più infatti di ribellarsi contro la società, ma se mai di pavoneggiarsi in abiti da antieroe, consci che non sarebbe stato niente altro che provocatorio, scandaloso, equivoco, ma certamente non “politico”.

In un salto generazionale consumato rapidamente, si passava dal satanismo sulfureo, quello “sospettato”, degli ammiccamenti, dei riferimenti esoterici, della rivoluzione psichedelica, ad un satanismo sopra le righe, carnevalesco, e acido. Gli stessi riferimenti alle droghe, presenti nei Venom come nei gruppi rock dei decenni precedenti, passano dall'idea di aprire le porte alla consapevolezza, a quella di accendere e far scoppiare dei botti per giocare all'apocalisse.

Riassumendo: se nei Black Sabbath Satana arrivava al calar della sera, o tra i fumi di paesaggi spettrali, o era evocato in solitudine e alienazione (anche da droghe), nei Venom Satana è vomitato da un microfono sotto i fari del palco, come presenza attesa e centrale dello spettacolo.

Cosa c'è di indisponente in tutto ciò, direte? Non ho mai capito come questo passaggio epocale, e storicamente interessante per capire anche la fase anni 80 del Metal, corrisponda ad un brano meno che medio.

Il testo riassume il tema del capovolgimento morale, secondo cui la religione è la battaglia degli invidiosi, e per una volta (almeno per la scena) i cattivi dipinti come diavoli vincono e si prendono la loro soddisfazione. Visto che come diavoli sono dipinti, si atteggeranno come tali, ma in realtà il messaggio ha una impressionante superficialità. Più che di unirsi ad una setta, o movimento culturale, il concetto è che “si va a far festa fuori dalle regole” come un qualsiasi gruppetto di spacconi, come gli ennesimi “guerrieri della notte”. Come i Motley Crue, ma cercando di essere più grezzi, più sgradevoli e cacofonici, i nostri propongono quindi un satanismo rugginoso, anziché un satanismo glamour, coerentemente con il loro taglio stilistico.

Il brano sembra scritto per far tornare indietro l'acquirente al negozio con in mano una lettera dell'avvocato per la restituzione dei soldi. Di tanti brani dei Venom, che già non sono sempre curatissimi, questo è tra i più tirati via. La canzone d'apertura del primo disco, tirata via nel testo, nell'arrangiamento, nell'originalità, insomma in tutto tranne che nell'indisponenza. Un gruppo che si pone in maniera così tronfia e irritante alla sua prima uscita non si può che amare o odiare. Proseguendo nell'ascolto, non è che la qualità tecnica salga molto, ma è come se uno si presentasse ad un colloquio di lavoro in mutande, per poi presentare un curriculum tutto sommato decente. Perché hai cercato di non farti assumere?

I Venom tra l'altro ripetono questo atteggiamento anche nel lor miglior disco, "Black Metal". Un inizio rumoristico che si sovrappone all'inizio del brano eponimo, il quale inizia ad essere intellegibile soltanto dopo qualche secondo. "Black Metal" è un disco suonato già meglio, ma ancora tentano di iniziare con un puro fastidio.

Ironia della sorte, quando iniziano a impostare le cose in maniera più consona, con un incipit calcolato, graduale, più pulito, come quello di "At war with Satan", non hanno il successo dei dischi precedenti. Ma quindi fammi capire: i Venom riescono a proporre cose di successo solo iniziando coi piedi? E' una loro progressione, un loro crescendo “rossiniano” di cui non si può fare a meno? Parrebbe di sì. Quando iniziano con garbo (relativo), poi sono fiacchi, sfilacciati, più bolsi. Al punto che un brano come "Aaaaargh", messo come finale, è riconoscibile per quello che è, un guazzabuglio indecoroso. L'avessero messo in testa, come intro, scommetto avrebbero ripreso ispirazione come ai vecchi tempi.

E tutta la discografia dei Venom si può riassumere in questo ossimoro. O suonano male, con un sugo “alla puttanesca”, buttando dentro cosa capita – e in questo caso funzionano – oppure suonano benino, fanno un ragù dal gusto bilanciato come da ricetta, e non funzionano. Non abbiamo mai avuto la soddisfazione di vederli suonare bene e in maniera riuscita allo stesso tempo. Non abbiamo mai avuto la soddisfazione di vederli cimentarsi con brani d'ampio respiro ma lo stesso oscuri e inquietanti. Che sarebbe successo se un ascoltatore medio, indisposto dall'ascolto di "Sons of Satan", avesse riportato indietro il disco al negozio, di fronte a tanta tronfia mancanza di cura e di estro compositivo?

Eppure l'ascoltatore metal in questo va lodato, perché si addentra, non si accontenta di un sorso, ed è abituato a trovarsi le sue gemme “lucidandole” con le orecchie, ascolto dopo ascolto. E' così che, arrivando un po' più avanti, si riesce a intuire l'idea venomiana del metal teppistico, eseguito nel peggiore dei modi possibili, e per questo criticabile in tutto, tranne che in sincerità. Resta indisponente come si siano presentati con uno dei loro brani peggiori, suonato alla “iobòia”, con facce seriamente truci su sparate da cabaret satanico...e abbiano fatto bingo. Un po' come quando il vostro amico si presenta alla festa sudato, bisunto, fa a gara di rutti e poi lo vedete uscire con una delle tipe che avevate adocchiato...

A cura del Dottore

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