31 ago 2020

THE BEGINNING OF THE END: "LOW" (TESTAMENT)




Ho un ricordo netto, ma non so se è vero. Qualcuno di voi avrà visto il film “Memento” di C. Nolan (2000). Ve lo riassumo (attenzione, è uno spoiler!): un tizio diventa incapace di fissare le memorie, e per sbaglio pratica un'iniezione di insulina alla moglie due volte, uccidendola. Per evitare di vivere nel rimorso, crea una falsa pista prima di perdere nuovamente la memoria. Quando si risveglia, si troverà falsi indizi che lo spingeranno a seguire sulla falsa pista gli inesistenti assassini della moglie, in realtà le persone che conoscono la verità, e che in questo modo lui eliminerà.

28 ago 2020

REMINISCENZE ULVERIANE: ELOGIO AL MADRIGALE DELLA NOTTE


Oggi, 28 agosto, dovrebbe uscire l’ultimo album degli Ulver. Stando ai tre brani condivisi in rete, parrebbe che i Nostri abbiano deciso di proseguire il loro cammino sulla scia del precedente (e molto valido) “The Assassination of Julius Caesar”, accentuandone ulteriormente i toni pop. Cosa che non è un male in sé, ma al momento devo dire che quello che ho ascoltato non mi ha entusiasmato (esprimerò un giudizio più avanti, quando avrò ascoltato l’album per intero). Il vero problema, semmai, è che il 2020 (l'anno del corona virus), per come si è configurato fino ad oggi, non si presta molto al pop degli Ulver, che per il sottoscritto significa aperitivi, cene, incontri, scenari urbani (un'urbanità oggi preclusa in molte delle sue modalità e che era già stata suggerita dalla location del video di “Russian Doll”, singolo di lancio diffuso in tempi non sospetti). 

Il 2020, come già rimarcato più volte, è semmai, per il sottoscritto, l’anno degli ascolti “profondi”, quegli ascolti da consumare in solitudine, nel silenzio, capaci di estraniare dalla realtà circostante e condurre in luoghi dove, almeno con la mente, uno possa vagare liberamente. Questa estate, in particolare, mi è tornata una voglia prepotente di ascoltare “Nattens Madrigal”, ed è questo il motivo per cui mi sento di parlarne oggi. 

23 ago 2020

BRUNO LAUZI E LE ALTEZZE DEL DOOM



L'altra faccia del Doom, potremmo dire, è quella che si propone di capirci qualcosa di più se si rallenta. Potremmo anche dire che all'origine del doom, negli anni della “psichedelia”, forse era proprio questa l'idea, cioè una musica che riflettesse quella dimensione sospesa e d'approfondimento indotta dalle droghe che “aprivano la mente” (i mind expander). La aprivano e non la richiudevano spesso, lasciando poi dietro di sé le cosiddette “teste acide”, cioè gente che andava in trip spontaneo, senza più bisogno di droghe. 

Il doom è quindi poi divenuto “stoned”, ovvero qualcosa che visto da fuori sembrava più rallentato in maniera futile e ridondante, che non aperto e caleidoscopico come visto dal dentro. Un capirci di meno, quindi - con tutto il mistero e il fascino che il capirci di meno e l'esser lenti e duri può avere.

19 ago 2020

"EVIL UNITED" - ovvero il "senso di comunità" espresso dai DEATH ANGEL


Quella notte non c’era nessuno in casa e sentivo odore di polvere nell’aria, camminando in soggiorno senza idee e senza sapere dove sbattere la testa, ho deciso di fare una cosa che non avrei dovuto neanche pensare: ascoltare un disco dei Death Angel.

15 ago 2020

FERRAGOSTO CON PAYSAGE D'HIVER



Chi ci segue sa che siamo soliti celebrare il giorno di Ferragosto con proposte tutt’altro che estive. Quest’anno è la volta di Paysage d’Hiver, e mai come questa volta ci siamo allontanati dal reame dell’Estate.

Sulla carta Paysage d’Hiver debutta discograficamente quest’anno con “Im Wald”, ma nei fatti questo è l’undicesima prova in studio rilasciata dalla misteriosa one-man band svizzera: capolavoro a sé stante, "Im Wald" è anche la summa definitiva (due ore la sua durata) di una carriera più che ventennale. Una storia fatta di altri dieci lavori accreditati come demo e pubblicati in musicassette in tiratura limitata per rispondere alle logiche di distribuzione misantropiche di un progetto fieramente underground

11 ago 2020

GUIDE PRATICHE PER METALLARI: I QUEEN (2/2)


Ed eccoci all'ultima parte della nostra Retrospettiva sui Queen.

Di seguito, la seconda tranche del nostro Greatest Heavy Hits. il secondo gruppo di 10 canzoni della nostra compilation, "toccando", come detto tutti i full lenght dei Nostri.

Eravamo rimasti al 1975 con "A Night at the Opera". Proseguiamo quindi con il 1976 e apriamo con...

9 ago 2020

GUIDE PRATICHE PER METALLARI: I QUEEN (1/2)




Se a qualche lettore sarà parsa strana la presenza dei Queen (con il capolavoro “Queen II” del 1974) nella nostra lista dei 500 album per il 50ennale del metal, beh, probabilmente non avrà letto, o l’avrà dimenticato, lo splendido post che il nostro Mementomori scrisse tre anni e rotti fa per il 25ennale della morte di Freddy Mercury. In quello scritto veniva esplicitata l’importanza e l’influenza della Regina sul nostro Genere Preferito con queste sacrosante parole: I Queen non sono stati dunque solo gli interpreti di hit di successo: nella loro ampia e variegata visione artistica, hanno saputo convogliare e volgere a loro favore le correnti stilistiche più disparate. Quindi pop (nella sua accezione più nobile), ma anche glam, hard-rock, progressive, musica classica, opera e persino metal. In quello scritto si sottolineava come, per molti metalheads, gli album dei Queen siano stati una prima porta di ingresso decisiva nel vasto Reame del Metallo.

5 ago 2020

DEFTONES: VENT'ANNI DI "WHITE PONY"


Si festeggia quest’anno il ventennale di “White Pony”, che usciva il 20 giugno dell’anno 2000. Se ne è parlato molto negli ultimi tempi, e se qui su Metal Mirror ne parliamo con un poco di ritardo, è perché il ventennale di “White Pony” non è una di quelle date che ci siamo segnati sul calendario. 

Leggendo tuttavia interviste e retrospettive celebrative, i Deftones mi sono ritornati di colpo nel “campo visivo”: perché dunque non spendere due parole su "White Pony"?

1 ago 2020

500 ALBUM X 50 ANNI DI METAL - (Parte VII)



50ENNALE DEL METAL - I MIGLIORI 500 ALBUM  - 7a parte

Chiudiamo gli occhi per un istante e proviamo a pensare intensamente a come fosse il metal nel biennio 1995-1997. A chi ha vissuto quegli anni, probabilmente verrà in mente il "fermento restauratore" di band quali Gamma Ray, Stratovarius, Blind Guardian, Hammerfall che in quegli anni sfornavano i loro lavori migliori, riportando freschezza e certezze nel mondo del metal tradizionalista, dopo anni di ambiguità e marasma dovuti all'avvento del groove metal e delle sonorità alternative. 

Eppure, scorrendo la lista dei cinquanta titoli di oggi, ci rendiamo conto che gli sconvolgimenti dei primi anni della decade novantiana erano lungi dall'essere un lontano ricordo: il metal non sarebbe più stato lo stesso e lo dimostra il fatto che era divenuto suo malgrado un universo multiforme e sfaccettato in cui correnti e sotto-correnti si incontrano e scontrano facendo sì che non venisse restituito all'osservatore, di oggi come di allora, un quadro facilmente intellegibile.