Di cavalieri e principesse: Malfet, "The Snaking Path" (2018)
SOGGETTIVE SPECULAZIONI DI PENSIERO SULLA MUSICA METAL
Di cavalieri e principesse: Malfet, "The Snaking Path" (2018)
Dieci anni sono passati da quando,
qui su Metal Mirror, pubblicammo la retrospettiva sul Gothic Multimedia Project.
Lo scorso 20 marzo, dopo un’intera decade di duro lavoro, il mastermind del G.M.P., James M. Jason, è tornato con la sua straniante creatura multimediale. Giungendo, se non alla sua opera più ambiziosa, sicuramente a quella più articolata e spiazzante.
Folgorato.
Letteralmente folgorato.
Raramente, in età adulta, mi è
successa una cosa simile per una band.
A dicembre scorso, gira in
Redazione, grazia a una preziosa imbeccata del nostro mementomori, il
monicker Moron Police. E da allora, per il sottoscritto la band
norvegese è diventata una sorta di dipendenza. Fisica e umorale. Non riesco a
staccarmene. Tanto da ascoltarli quasi ogni giorno e da recuperare tutta la
loro discografia, oggetto di questa Guida Rapida.
Chi sono e da dove escono questi pazzoidi norvegesi?
Il suono sotterraneo: Alder Deep, "Chapter 1: The Descent" (2017)
La genesi del progetto Bolt Thrower avviene a partire da un territorio death estremo, sufficientemente cupo
e cieco da poter rientrare nella scuderia Earache a cavallo tra '80 e '90. La
Earache si interessava ad una serie di progetti al limite della cacofonia, oppure
estremi per una concezione minimale e anarchica di un sound che comunque
gravitava dalle parti del metal estremo, o del punk-hardcore.
La differenza rispetto i progetti di death estremo avanzato, con la variante del death-doom, è che questo tipo di estremismo sonoro stava in una maggiore radicalità, unita ad una ricerca sperimentale dell’estremo nella decomposizione di alcuni elementi “minimi” di struttura. Ciò avveniva in vario modo: dalla estrema brevità dei brani, alla velocità spinta all’inverosimile per solo rullante, alla inintelligibilità totale del cantato, alla rozzezza delle scelte timbriche e degli arrangiamenti.