"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

30 mag 2026

RASSEGNA SUL METAL BELLICO_M8L8TH: AL FRONTE DELLA VITA



Uno dei gruppi meta-bellici del metal, che cioè parlano di guerra e fanno la guerra in tempo reale, sono i M8l8th (il monicker originale è in caratteri cirillici, la pronuncia è "Mo-lot-kh). Ai Nostri la guerra capita mentre già sono in attività artistica e membri di milizie ucraine.

La parte militare del gruppo non corrisponde, per la precisione, a soldati originariamente ucraini, ma a russi anti-putiniani che aderiscono all’istanza nazionalista ucraina, prima nella contesa sui territori meridionali, poi in generale sulla questione della guerra russo-ucraina. Per gli uni, difesa preventiva dalle mosse geopolitiche del blocco NATO; per gli altri, questione originata probabilmente con qualche intenzione di avvicinamento alla NATO per uno scopo misto, protettivo e di schieramento contro la Russia. Sostanzialmente, “rus” non significa né Federazione Russa. quale è ora, né i russi della Russia Bianca, ma un insieme di popoli recentemente egemonizzati dai Russi, ma sostanzialmente accomunati da una serie di caratteristiche. 

Sul piano storico-politico, gli Ucraini prima sperimentano la caduta del regime comunista, poi si separano dalla Federazione Russa che rappresenta comunque un polo di egemonia non desiderato, rimanendo con importanti influenze e presenze russe sul loro territorio. Da qui la contrapposizione tra l’idea di un’organizzazione russo-centrica, certamente non anti-russa, contro quella di un'indipendenza nazionale dei vari popoli, con la volontà di una pace di fondo in nome di comuni origini,

Detto ciò, i M8l8th nascono come un gruppo di NSBM che, nella contrapposizione alla Russia-Stato, recupera anche la visione nazional-socialista di un “mondo dei popoli”.

La guerra è descritta sempre su un doppio binario, quello realistico delle cronache militari, e quello della trasfigurazione negli scenari della mitologia nordica. L’uomo guerriero è messo al centro del destino umano, come colui che non soltanto accetta il combattimento come una delle sue funzioni, ma la rincorre e la sceglie come identità principale, quasi in sprezzo aperto alla “filo-psichìa”, quell’istinto che comunque tiene l’uomo attaccato alla propria vita e alla speranza di prolungare la sua permanenza su questa terra.

Logo complicato e affollato di simboli nazi-satanici, su cui però sorvoliamo (graficamente efficaci, devo dire), i Nostri hanno una produzione che si diversifica tra split, ep, singoli, collaborazioni e album. Suonano ai festival di area NSBM, prima sotto il cielo, poi sotto la cappa di cemento di un rifugio. Il cantante Aleksey pare abbia dei precedenti legati più o meno alla sua militanza, ma anche su questo sorvoliamo, perché elemento artisticamente marginale.

Dopo una produzione a mio avviso ancora acerba e meno personale, si arriva all’episodio centrale, “Reconquista” (2018), con un brano in collaborazione con i Peste Noire (o almeno con una versione nata da questa collaborazione). Al primo ascolto potreste avere l’impressione di una totale anarchia punk, unita però ad una velocità di fondo che sembra procedere decisa in avanti con l’inesorabilità di una mitragliatrice. Lo stile vocale scelto è, spesso, uno screaming molto particolare, che prende il modello generale e lo adatta all’anarchia e alla muscolarità di generi tipo RAC e Oi!, in maniera non lontana dal tipo di soluzione adottata dai Frangar. L’urlo smette quando smette apparentemente, salvo poi rientrare invece in una metrica “fortunosa” che copre bene o male la lunghezza dello spazio ritmico. Si ha spesso l’impressione di scivolare fuori e di essere riportati subito dopo dentro, come se si sedesse sulla sponda di un motoscafo che va a tutta forza. Sarà la suggestione nel vedere il fisico da bodybuilder di Aleksey, ma sembrano quasi le movenze e l’imprevedibilità di azioni di MMA su un ring, con affondi e momenti di attorcigliamento.

Titolo successivo è “Theorassologie”, EP del 2020, dal sottotitolo “niente è più misterioso del sangue”. Il titolo, che forse può voler dire delle misure divine, o della fisionomia divina, è illustrato in copertina come la ricerca di una corrispondenza tra le misure estetiche-antropometriche e la vicinanza al divino, sulla base di una corrispondenza armonica. Questo episodio è una sorta di crocevia tra vecchie soluzioni, sperimentazioni di nuove sonorità e strutture, ed è costituito da brani separati stilisticamente.

Scoppia la guerra, e la summa dei M8l8th bellici è uno spiazzante "Nekrokrator" (2023). Sicuramente sorprende l’idea di fondo, che coniuga le tematiche mortuarie del metal estremo con il tema bellico. Il Dio supremo del pantheon che domina gli uomini è un Dio che fonda il proprio potere sull’idea della morte. Il Dio è l’idea della morte stessa dentro i cervelli degli uomini, e fuori assume le sembianza di un Wotan/Odino, un Dio la cui conoscenza coincide con la sua vocazione alla distruzione. Egli sa perché è il principio dell’essere in continuità col principio della distruzione dell’essere. Egli è perché si getta in avanti verso l’auto-annientamento. Negli sprazzi di vita che resiste alla distruzione c'è la vita consapevole e autenticamente vissuta. Nella vita vissuta nascondendosi, o cercando di rifuggire la paura, invece sta la vita fasulla e meschina.

Lo stile musicale è meno aggressivo, magniloquente, più wagneriano, la voce spesso si fa pulita e salmodiante. Come anche in altri lavori, spesso alla voce si sostituisce un flusso di due o tre cantati che sono come filamenti di un’unica corda, che procedono infinitamente intrecciati e tirano in avanti il brano. Un effetto che ricorda il topos del “mucchio selvaggio” (o caccia selvaggia), cioè la battuta di caccia con una folla di anime dannate, animali e dei alla guida nei cieli. Allo stesso tempo, ricordiamo che la molteplicità delle voci è da sempre una trovata atta a suggerire la diffrazione della verità, la molteplicità del vero e la dissoluzione del sacro, e quindi il demoniaco. Cradle of filth, Deicide, tra gli altri, hanno fatto ricorso a questo espediente per evocare le “legioni” di demoni che possiedono luoghi e corpi. In questa versione bellica, la “legione” demoniaca è un esercito che attacca in maniera incontrollata, agli ordini di un solo capo ma allo stesso tempo come un insieme di squadroni autonomi, spontaneamente sintonizzati verso lo stesso anelito di vittoria.

Quanto ai testi, essi contengono alcuni passi rivelatori di questa visione della guerra come momento di avvicinamento a Dio, una sorta di ascesi militare in cui l’uomo vive attendendo gli ordini della morte (che possono riguardarlo ogni volta, come in una roulette russa): 

Solemn and fearful hour of death
As I inhale my last breath
When the time of end is near, God Hermes is invoked,
Oh great psychopompos!
Transfer my soul to Hades! 

Nell’ora solenne della morte, il guerriero non esala l’ultimo respiro, ma lo inala. Perché in questa vicinanza della morte c’è la vita che entra in lui, anziché uscire. E’ il respiro più glorioso e quello più vitale, proprio perché non fugge la morte, ma la fronteggia. E la trasmigrazione nel Regno dell’Aldilà è rappresentata come un trasporto guidato dagli uccelli che portano le anime in cielo (letteralmente, gli psico-pompi) e Hermes, il dio messaggero, che prende su di sé la “notizia” vitae, il senso compiuto della vita di chi la sta abbandonando, e lo trasporta in cielo per presentare l’anima agli Dei. 

Un gruppo da evidenziare sia per il rilievo assunto dalla vicenda Ucraina attualmente, sia perché rappresentativi di un rapporto con il tema bellico che può contare anche su una coerenza e continuità tra finzione e realtà, tra ideologia e militanza. Un progetto artistico che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base alle premesse ideologiche e alla biografia dei membri, è soprattutto voglia di cantare un tema generale imperniato sulla centralità della morte e dell’uomo come “moriturus” attivo, che si spinge verso il rischio.

A cura del Dottore

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