"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

16 dic 2015

I DIECI GRUPPI PIÙ REPELLENTI DEL METAL: L'ORRORE ESISTENZIALE - I DEATH (PARTE III) - 2° POSIZIONE


Negli album di mezzo ancora ci sono gli scampoli della mostruosità fisica ad animare l'immaginario dei Death, ma anche i segni di un nuovo filone: la mostruosità mentale.

Si arriverà infine alla mostruosità esistenziale.

15 dic 2015

ANATHEMA: "WE, THE GODS"


I MIGLIORI DIECI BRANI “LUNGHI” DEL METAL

INTERMEZZO I: “WE, THE GODS” (ANATHEMA)

Conclusa la nostra rassegna sui migliori brani lunghi del metal classico, ci apprestiamo dunque a compiere la medesima impresa in ambito estremo: doom, black, tutti generi che del formato XXL hanno saputo fare un uso sapiente. Ma prima di procedere ci concediamo un momento di ristoro, andando ad analizzare tre brani a nostro giudizio meritevoli, ma che per diversi motivi non siamo riusciti ad includere nelle due classifiche ufficiali.

Apriamo l'intermezzo con “We, The Gods” degli Anathema: un brano che avrebbe meritato di presenziare ai piani alti della classifica dei migliori dieci brani lunghi del metal estremo. Come mai allora la releghiamo in questo limbo? Non per demeriti artistici, ma per questioni prettamente metodologiche. Nell’anteprima, infatti, avevamo dettato le regole ed era stato deciso come assunto di base che i brani scelti avrebbero dovuto durare almeno dieci minuti: un metro indispensabile per navigare ed orientarsi nel mare magnum del metal. Ebbene, “We, The Gods” dura “solo” 9 minuti e 59 secondi: un fottuto secondo in meno rispetto al minimo che ci siamo imposti. Sembra una beffa da giuria corrotta e tendenziosa, ma invece si tratta proprio del contrario: la giuria è in questo caso inflessibile, tanto inflessibile da escludere impietosamente il brano per mancanza di un requisito necessario. Ma Metal Mirror ha un cuore grande come il mondo intero ed è per questo che abbiamo deciso di dedicare questo spazio agli Anathema ed alla loro "piccola lunga" "We, The Gods".

14 dic 2015

INTERVISTE IMPOSSIBILI: CLIFF BURTON (parte seconda...)




Continua la nostra chiacchierata con il grande Cliff Burton. Nella puntata precedente il bassista ci ha espresso il suo punto di vista sui lavori dei Four Horsemen pubblicati dopo la sua morte. Vediamo adesso come se la cava sotto il fuoco incrociato delle nostre domande riguardanti un trittico di album davvero poco difendibile.

13 dic 2015

RECENSIONE: W.A.S.P. "GOLGOTHA" - La messa è finita.



Partiamo da un concetto generale: "Piano 17". 

Non so se avete presente il film dei Manetti Bros., ad ogni modo vi racconto io la scena chiave. C'è una banda di rapinatori professionisti, freddi ma non avidi, comandati da un capo che vuol fare i soldi facili, ma senza allargarsi troppo. Nell'ultima rapina qualcosa va storto e si spara. Il capo si incazza con il suo compare più fidato, uno che lo aveva sempre coperto e non aveva mai sbagliato prima, il quale giustamente si risente. E il superiore replica che quando si è sotto tensione e qualcosa va storto, bisogna sempre avere un piano 2 (o piano B) verso cui ripiegare senza perdere il controllo. E se va storto il piano 2, un piano 3 e così via. E si arriverà ad un certo punto al piano 16. E quando anche quello va storto, ed anche il più freddo degli uomini potrebbe perdere il controllo, bisogna avere un piano 17. Invece il compare ha perso la lucidità e ha iniziato a sparare, e questo perché non aveva un piano di riserva. Quindi da quel momento è fuori dalla banda: “Non mi posso più fidare di te.

12 dic 2015

IRON MAIDEN: “RIME OF THE ANCIENT MARINER”




I MIGLIORI DIECI BRANI “LUNGHI” DEL METAL CLASSICO

1° CLASSIFICATO: “RIME OF THE ANCIENT MARINER” (IRON MAIDEN)

Al secondo posto della nostra classifica avevamo trovato “Keeper of the Seven Keys” degli Helloween: un brano che abbiamo definito perfetto. Perché perfetto? Perché nei suoi 13 minuti e 38 secondi, la “Keeper...” delle Zucche si è mostrata impeccabile. Come chi si prepara ad una lunga traversata, gli Helloween hanno delineato una strategia, raccolto provviste, si sono imposti una ragionevole tabella di marcia, dosando le energie e calibrando l'utilizzo delle risorse a loro disposizione per affrontare i momenti di maggiore difficoltà. Tradotto in musica: sono partiti calmi con un'introduzione acustica, hanno sapientemente diluito qua e là i tempi, da un lato mantenendo cautamente il formato canzone, dall’altro aggiungendo scintille di complessità. Convergendo infine tutta la loro ispirazione in un ritornello che farà epoca e costruendo con dedizione una sezione centrale da urlo: il tutto spalmato su uno schema dove ogni cosa è perfettamente al suo posto.

Ma a noi di Metal Mirror la perfezione non basta: vogliamo andare oltre, come hanno fatto gli Iron Maiden di “Rime of the Ancient Mariner”.

11 dic 2015

DIAMOND HEAD, QUANDO EVOLVERSI VUOL DIRE MORIRE



I 10 MIGLIORI ALBUM DELLE CULT BAND (ANNI ’80)

1983: “CANTERBURY”

In qualsiasi ambiente di lavoro una delle soddisfazioni umanamente più gratificanti è la stima e l’apprezzamento per il proprio operato da parte dei colleghi.
Credo che questo assunto si possa traslare anche nei contesti di carattere artistico. 
E ovviamente anche in quello musicale, a maggior ragione in quanto caratterizzato (almeno da quello che si può denotare come osservatori esterni) più da invidie e rancori che da stima e collaborazione tra i diversi personaggi che ne fanno parte.

In relazione a ciò, possiamo evidenziare che nel mondo del metallo è accaduto che delle band, sottovalutate dal mercato e conseguentemente dalle case discografiche, abbiano trovato una riabilitazione grazie ad altri gruppi, i cui componenti sono stati, magari prima di diventare musicisti, loro fans sfegatati, riconoscendone, anche a distanza di parecchi anni, influenze sulla musica da essi stessi composta. E in questi casi, si è finito quasi sempre per rendergli omaggio. 
E quale miglior modo per farlo se non attraverso delle cover?

10 dic 2015

RECENSIONE: TURILLI'S RHAPSODY "PROMETHEUS"


"Nuovo Cinema Turilli" cercasi idee e pompose orchestrazioni: astenersi composizioni semplici ed efficaci. Troneggia questo cartello fuori dallo studio triestino di Luca che, ormai con una formazione ben definita, pubblica l'album "Prometheus - Symphonia Ignis Divinus" senza ottenere i risultati (da me) sperati.

9 dic 2015

I DIECI GRUPPI PIÙ REPELLENTI DEL METAL: L'ORRORE DELLA MORTE SOCIALE - I DEATH (Parte II) - 3° POSIZIONE



L'orrore cosmico è un tema ricorrente nel metal. Si tratta di cercare l'orrido su un piano “ulteriore”, secondo l'idea che la natura del mondo e dell'uomo sia un caos precariamente ordinato, e che armonia, ordine e equilibrio siano eccezioni alla regola secondo la quale gira il cosmo. Alcuni autori trattano l'orrore cosmico in un senso sovrannaturale: ad esempio chi fa riferimento al pantheon lovecraftiano (Chthulhu, Dagon e altre facce da calamaro).  

Chuck Schuldiner, invece, esplora il disfacimento della realtà attraverso la presentazione di una galleria di tipi umani repellenti: i cervelli visti da dentro, gli scheletri mentali che sorreggono gli abomini del pensiero e del comportamento dell'essere umano medio. Questo è l'orrore cosmico dei Death, a cui essi approdano all'altezza del terzo album, "Spiritual Healing": quello stesso orrore cosmico che è definitivamente dichiarato a partire dalla copertina di “Human”. 

L'umano è la nuova frontiera del disumano.