Proprio durante questi giorni di quarantena stavo aiutando mia figlia nello studio, in Lingua Italiana, delle figure retoriche. Tra le principali, abbiamo analizzato quella della personificazione.
Tra le migliaia di articoli, commenti, analisi, elucubrazioni anche di stampo filosofico sorte in questo periodo sui giornali e sul web in relazione all’ emergenza da Sars-CoV-2, ci si può facilmente imbattere, appunto, nell’utilizzo
della personificazione del (corona)virus, visto come entità senziente dotata di volontà. Volontà di
autoriprodursi, cercare un ospite interno (l’uomo) in cui annidarsi e
svilupparsi; con capacità, si direbbe quasi consapevole, di
evolversi mutando i propri tratti genetici ed essendo capace così di essere
sempre un passo avanti rispetto alla Ricerca e al suo tentativo spasmodico e disperato di trovare un
vaccino in tempi il più rapidi possibili.