"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

19 feb 2026

RASSEGNA SUL METAL BELLICO_ SODOM - IL MALE DIVENTA INFINITO



I Sodom dimostrano fin dal secondo disco, "Persecution Mania" (1987) un certo interesse per “bombe a grappolo” e “inverni nucleari”, cioè prospettive post-atomiche di glaciazioni prolungate. Forse già nel loro logo, con quelle lettere puntute e squadrate, si può leggere un gusto per l’estetica militare: la M assomiglia ad un caccia, se si vuole la S ad un tank e la D ad un obice. 

Certo, il nome del gruppo ammicca ad altro, ma è comune che all’epoca ci si trovasse in piena attività con nomi imbarazzanti concepiti in altre atmosfere, che la fama rendeva comunque insindacabili. 

Il primo dato è uno di quelli inquietanti: ai Sodom i dischi vengono meglio quando si ispirano alla guerra. Potrebbe non avere alcuna attinenza poi con la guerra in sé, perché la guerra non è musica, anche se – come dicono i Nargaroth – la musica può essere guerra ("Black Metal its Krieg").

Sodom hanno attraversato varie fasi, maturando negli anni '80 secondo una linea comune di sviluppo del technical thrash, poi arenandosi un po' tra ripetizione e confluenza nel death, per poi puntare su un ritorno incomprensibile verso il thrash and roll. Di "ritorno" si parla in senso filogenetico perché, in verità, i loro inizi erano ammantati di un'aura più cupa e morbosa. Dopo essere guariti da questo morbo regressivo che si è impadronito, più o meno negli stessi anni, anche di band quali Impaled Nazarene, i Sodom si associano al nuovo trend che recupera l'esperienza thrash d'epoca per onorarla con produzioni pulite, esecuzioni precise e impeccabili, e magari qualche orpello di più nella costruzione dei brani.

A cavallo di queste ere i Sodom, già dall'inizio, occhieggiano alla guerra nel succitato "Persecution Mania", in maniera gratuita magari. Nella copertina appare la sagoma in ombra di un soldato contemporaneo che brandisce una M16 e indossa una bardatura da guerra chimica.

Quello dei Sodom è un immaginario bellico post-nucleare. Ad un certo punto la guerra tocca un punto di potenziale non-ritorno, con la boma atomica, e dopo questo momento storico le guerre continuano con una tecnologia che può sbizzarrirsi nell'ingegno più che nella potenza distruttrice. L'esempio di questa dimensione bellica che per prima farà da sfondo a canzoni e film, e coinciderà anche con un principio disgregatore dei valori, sarà la guerra del Vietnam. Per la prima volta i reduci da una guerra tornano e sono accolti come dei mezzi delinquenti, o in alternativa dei patrioti ingenui oltre ogni limite. Per la prima volta la figura dell'eroe, del decorato che incarna i valori del soldato coraggioso, generoso, intrepido ma saggio, letale ma non inutilmente violento, sfocia in personaggi di anti-eroi che, forti delle loro medaglie al valore, si ritirano in vita eremitica, divengono folli, o combattono ormai solo in nome di una lealtà astratta, delusi dal proprio Paese. Marlon Brando e Stallone, distanti in termini di fattura e interpretazione, sono allineati su questo piano. Nel Vietnam si sfidano due eserciti che ad un certo punto sembrano esser lì per sperimentare nuovi modi per uccidersi in maniera atroce, ma senza che si capisca il senso finale della loro presenza. Nell'era dell'atomica, gli stessi Americani tirano delle scie di gas e liquidi infiammabili per stanare i nemici protetti dalla giungla. E questi disseminano la stessa giungla di trappole artigianali fatte con materiale vegetale.

I Sodom quando attaccano somigliano molto, più che agli Americani in Vietnam, alla Wermacht nella guerra lampo. Avanzano e basta. Quando diresti che adesso cambiano marcia e piglio, no, continuano imperterriti attaccando un altro riff. Lo fanno con la tipica “fisicità” del thrash teutonico, che non decolla in voli pindarici spirituali di tipo black e neanche si interra come una trivella death. In questo, va detto, viene reso bene il senso della postazione d'artiglieria o di fanteria, e anche quella tipicamente tedesca (ma perché poi?) del cingolato che avanza .

Se la guerra non è musica, diciamo che però questa resa è suggestiva di alcuni specifici scenari bellici.

La fascinazione per i metodi di attacco è innegabile, ma come abbiamo detto nelle premesse, è innegabile che lo sia in tutto il rapporto dell'uomo con la guerra simulata. Chi gioca a soldatini non lo fa per imparare gli errori della storia, e chi progettava l'atomica, sognava un giorno di vederla brillare con lo stesso entusiasmo di un bambino che dà fuoco ad un formicaio. 

C'è spazio per l'inno ai caduti. Questo brano darà inizio ad una serie di inni similari, in contrasto con il filone dei brani antimilitaristi che compiange i caduti ma senza esaltarne l'eroismo. Sembra cosa da poco, ma il filone delle canzoni inneggianti alla riscossa nazionale, alla rievocazione di battaglie contro gli invasori, e al patriottismo militare in generale inizia forse proprio da qui. Un episodio analogo, coevo, è il brano “For All Those Who Died” dei Bathory, stilisticamente diverso.

Il primo episodio sfrontatamente bellico dei Sodom è “Agent Orange”, dedicato al napalm del titolo, che è quasi un concept sul Vietnam. Quasi per due motivi: prima di tutto c'è un brano che non credo sia riconducibile al tema bellico, “Incest” (un pegno pagato al nome del gruppo), e poi perché appunto si parla di una sorta di meta-vietnam, esattamente come si farebbe con la visione di un film. L'entusiasmo bombarolo si esprime bene nel brano dal titolo tedesco “Ausgebombt”. In copertina l'interno di un elicottero d'assalto con il suo Vulcan M61 a canne rotanti. “Uomo del mio tempo...Ti ho visto, eri nella carlinga!” direbbe Quasimodo. E infatti quello lì è una mascotte che simboleggia il milite impossibile, al posto del milite ignoto

Il Milite Ignoto è insieme la gloria e l'anonimato della guerra. Il milite impossibile è la ubris della guerra e insieme la sua magia: è un soldato che non muore, protetto quando gli altri invece sono nudi, nascosto quando gli altri si espongono, che vive di guerra, da essa trae vita. Ad un certo punto questa mascotte, chiamata Knarrenheinz si scontra con il primo personaggio delle copertine dei Sodom, il boia (sulla cover di "40 Years of War" del 2022). Dalla fusione dei due nasce un nuovo ibrido, una specie di boia-soldato, che avanza con le cartuccere avvolte al torso agitando armi medievali e una sega elettrica. Su "Decision Day" (2016) quel che resta di Knarrenheinz ha la fronte cinta da una corona di spine. In "Masquerade in Blood" (1995) aggancia al collo i politici tedeschi, pronto a spezzar loro il collo. Difficile decidere un'antologia definitiva dei Sodom, ma direi "Agent Orange", "M-16" e poi fate voi, anche brani sparsi (io ho un debole per "Skinned Alive" da "Tapping the Vein").

E qui sorge forse il dubbio di una cuore ideologico dei Sodom, non banale. Il soldato che si forma dall'insieme degli orrori e della distruzione è la nemesi bellica, che stritolerà gli stessi belligeranti. Il Dio della Guerra è insieme il principe delle operazioni militari, come un angelo della morte in uniforme, e anche il boia dei boia. Non saranno i pacifisti a sconfiggere con la protesta non violenta il militarismo, ma le armi stesse a rivolgere la loro bocca contro chi le usa troppo. E infatti questa non è la predizione di un futuro di pace: è ciò che già accade, da sempre.  Come per dire che anche la guerra ha i suoi limiti, e che quando si superano compare, sui campi di battaglia, la sagoma di Knarrenheinz a livellare i vittoriosi con gli sconfitti. Ma lasciamo pure alle sue parole l'esegesi della poetica dei Sodom sulla guerra:

Risorto dalle rovine
La sua pelle bruciata, la sua anima annerita
Il sangue della vendetta lo spinge a
sradicare il regno del terrore
Il fumo delle armi offusca la sua vista
Niente gli si può opporre
La sua vista è oscurata, l'illuminazione arrivata insieme ad ogni colpo
È il capo dei morti
Lo si vede strisciare nel fango
Troppo spesso ha incontrato la guerra, della grazia di Dio non c'era segno
Il fuoco dell'inferno non avrà fame, festeggia con la sua carne
Ma trae forza da questo dolore
Pronto per i suoi nemici
Assassinato dal pugno pesante
Una montagna di espiazione si accumula
Verso il cielo dove dimora la creazione
Il male diventa infinito

Un bel testo che grida contro l'assenza di un Dio in un mondo abituato a pensarlo come garanzia di un limite, di una pietà e di una ragione. E invece il Male, che qui esiste anche se il Bene è assente, è rigettato in faccia ad un cielo che millanta una funzione non assolta. Ecco che è il Paradiso vano a rendere il male infinito. Nei fatti, solo un calderone infernale che si nutre di distruzione, ma spiritualmente è un grido di solitudine dell'uomo, mai tanto colpevole quanto il proprio Creatore.

A cura del Dottore

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