
Ve ne fregherà sicuramente meno di niente, ma volevo farvi sapere che, dopo dieci anni trascorsi a Londra, dallo scorso luglio son tornato in Italia in pianta stabile. Non voglio tediarvi con la mia vita personale, ci mancherebbe, ma vorrei celebrare i dieci anni della mia vita concertistica londinese.
E lo faccio oggi sabato 19 settembre 2026 - non una data qualsiasi - perché proprio oggi si sarebbe dovuto chiudere il cerchio perfetto dei dieci anni di concerti a Londra. Ma...
Stasera infatti avrei dovuto assistere alla lungamente da me attesa esibizione dei Tiamat nella sempre gradita cornice del Cosmic Void Festival, evento che avrebbe chiuso in modo perfetto il cerchio, perché già in tempi non sospetti dissi alla mia compagna: "Lasceremo Londra solo dopo che avrò visto i Tiamat in concerto". I Tiamat sono statti uno dei miei gruppi preferiti in gioventù, ma non sono mai riuscito a vederli dal vivo. Ricordo ancora con bruciante amarezza la fatidica data a Milano nell'autunno del 1997 sfumata all'ultimo minuto per motivi di salute di un componente della band. Da quel momento, vedere i Tiamat dal vivo è divenuta una missione di vita...Quindi quale miglior posto al mondo di Londra per coronare con agilità tale missione?
Ebbene signori miei, nei dieci fottuti anni in cui ho vissuto nella capitale inglese, dieci anni in cui sono passati tutti (belli e brutti!), dei Tiamat non s'è vista l'ombra. Quei Tiamat che non si sa nemmeno cosa combinano da anni, fermi discograficamente al 2012 e che, sul fronte live, si imbarcano solamente in mini-tour di una manciata di date all'anno. Londra: nemmeno sfiorata. E proprio quando oramai stavo iniziando a meditare sul mio sofferto ritorno in Italia, ecco l'annuncio della presenza dei Tiamat all'edizione 2026 del Cosmic Void Festival che per l'appunto si sarebbe dovuto tenere in questi giorni con il bill più bello di sempre. Tanto bello che avevo anche progettato, pur tornato in Italia, di fare una incursione lampo a Londra proprio per questo weekend per celebrare adeguatamente la chiusura dell'era concertistica londinese. Ma il festival, che è piccolo ed indipendente, ha ben deciso, per vari problemi di sostenibilità finanziaria, di annullare questa succulenta edizione per posticiparla al settembre del 2027, troppo tardi per poter dire "chiudo il cerchio" (al massimo un uovo o un pomodoro oblungo (come li chiamano qui...), che non è la stessa cosa...).
Tal glorioso cerchio non si è dunque chiuso, anzi, peggio ancora, si è amaramente spezzato con la sfortunata serata al cospetto degli Agriculture (ad onor di verità, l'ultimissimo appuntamento "live" di Londra per il sottoscritto, sotto impulso del figlio nerd, è stata l'esibizione di un ensamble da camera, il Mistery Ensamble, che si è cimentato nel repertorio del compositore John Williams - l'autore delle celebri colonne sonore della saga di Star Wars, Indiana Jones, Superman, Lo Squalo, Jurassic Park, Schindler's List, Harry Potter e chi più ne ha più ne metta!).
Fatto questo inutile pippone, voglio adesso spendere due pensieri sull'esperienza concertistica londinese nel suo complesso.
La mia più grande fortuna è stata di essermi trasferito a Londra in età avanzata, con i gusti musicali già strutturati e le idee ben chiare. Ben prima di approdare in terra di Albione avevo già avuto modo di partecipare in Italia a molti concerti, metal e non. Quanto al metal, fortunatamente tutti i big, o almeno tutti quelli che mi interessavano, erano stati visti, potendomi così dedicare a quello che mi mancava, o anche al Nuovo, principalmente gruppi minori, nomi di nicchia dalla medio-bassa popolarità, ma molto importanti per me, perché ho anche la fortuna che mi piacciono gruppi non troppo popolari, dentro e fuori il metal.
L'impatto con la Londra concertistica è stato scioccante. All'inizio, in altre faccende affaccendato, non avevo nemmeno calcolato il lato concertistico della città. Poi, una volta rotto il ghiaccio, l'onda è stata travolgente. Mi spiego: mi saltava in mente di vedere un gruppo dal vivo? Bastava ricercarlo su internet ed apprendere che settimane o mesi dopo quel gruppo si sarebbe esibito in una delle infinite venue, grandi e piccole, della capitale. In poco tempo capii che Londra è una tappa obbligata per chiunque intraprenda un tour: una cosa allucinante che mi ha permesso di poter vedere moltissimi dei miei miti musicali, spesso in locali molto piccoli e molto vicino al palco. Parlo di piezz 'o core che ascoltavo negli anni novanta come Danzig, King Diamond, Ulver, Emperor, Neurosis, Opeth, Paradise Lost, Katatonia, Therion, the Gathering, Arcturus, Ministry (limitandosi al metal), o anche Diamanda Galas, Einsturzende Neubauten, Swans, Dead Can Dance, Kirlian Camera (e moltissimi altri) e che finalmente ho avuto modo di saggiare dal vivo!
Ho dunque imparato a snobbare i grandi eventi, un po' per motivi economici, un po' per la qualità di fruizione del concerto, oramai stregato dalle piccole e raccolte venue (solo due sono stati i nomi "grandi" che ho inteso tributare con una mia presenza nel pubblico, ossia i Black Sabbath e i Nine Inch Nails - a cui aggiungo i King Crimson per l'importanza del monicker). E ho imparato a godermi i gruppi spalla, spesso realtà in erba con grande potenziale che avrebbero presto spiccato il volo. Dunque niente stadi, nessun abuso di palazzetti, niente parrucconi, niente Metallica, Megadeth, Slayer, Iron Maiden, Judas Priest: tutto già visto ed archiviato nella passata vita italiana!
V'è stato dunque spazio per il Nuovo. Sono stati gli anni del post-punk revival, e dunque eccoci sotto al palco a guardare Fountains D.C., Idles e Murder Capital (giusto per fare i nomi più noti). Sono stati gli anni delle cantautrici oscure, ed eccoci serviti con Chelsea Wolfe, Anna Von Hausswolff, Lingua Ignota e chi più ne ha più ne metta! Senza disdegnare giovani prodigi come King Krule e Geordie Greep, o nuove promesse del rock alternativo come King Hannah, Brutus, Lankum, Lambrini Girls. Sul fronte del metal, non ci siamo fatti mancare le esibizioni di piccoli e grandi protagonisti del panorama contemporaneo come Gojira, Lorna Shore, Agriculture. Ma non parlerò di singole esibizioni: se andate alla sezione "concerti" del blog troverete i report di molti di questi live (non di tutti, però, in quanto ho pubblicato solo i resoconti degli eventi metal, risparmiandovi tutti quegli appuntamenti che non ho ritenuto di sufficiente interesse per un cultore del metallo). In questo articolo, invece, vorrò raccogliere alcune mie osservazioni e riflessioni generali.
I locali
A Londra ce n'è per tutti i gusti. Del resto l'intrattenimento è un solido business nella capitale. Ed ogni concerto trova una dimensione ideale, per misura e conformazione. Dalle grandi strutture (penso ai 20000 posti della imponente O2 Arena, ai 12000 della attivissima ("metallicamente" parlando) OVO Arena, ai 10000 del maestoso Alexandra Palace - Ally Pally per gli amici) ai piccoli locali storici, quelli con i cessi tappezzati di adesivi e che quando cammini senti scricchiolare il pavimento di legno. Qui la lista è infinita. Nel cuore, in particolare, conservo i locali del circuito di Camden Town (The Dev, Our Black Heart, Underworld, Electric Ballroom, Roundhouse, ma mettiamoci anche il Dingwalls!), ai quali abbino il piacevolissimo Dome a Tuffnell Park, luogo di bellissime serate per il sottoscritto. Sono molti i locali, da nord a sud e da est ad ovest che, seppur non specializzati esclusivamente su rock, metal e derivati, offrono programmazioni interessanti come l'O2 Forum Kentish Town e l'Islington Assembly Hall, l'O2 Academy Brixton e l'Electric Brixton, il Koko, il Troxy, lo Scala, l'Heaven: tutti luoghi deputati ai generi più disparati, ma che non trascurano sonorità più pesanti ed oscure. E poi vi sono le infinite piccole realtà dell'est di Londra dove a trionfare sono il rock alternativo ed indipendente e i gruppi emergenti ed underground: mi riferisco all'Earth di Hackney, al mitico Cafè OTO - se volete serate sofisticate - e ad altre insegne storiche come Moth, Oslo, The Garage, Village Underground ed il marcissimo Electrowerz, ritrovo per darkettoni fin dagli anni ottanta. Menzione d'onore per il piccolo Bush Hall e l'accogliente O2 Shepherd's Bush Empire nell'area di Shepherd's Bush (ovest!) e per il New Cross Inn, rinomato localetto nel sud. Ma come si diceva sopra, a Londra ogni posto è buono per un concerto e così il metal ha solcato anche celebri teatri (la mitica Royal Albert Hall, il prestigioso Barbican, lo storico Apollo di Hammersmith, il Palladium in pieno centro) e persino chiese (da citare almeno la maestosa Union Chapel o la più raccolta, ma attivissima, King's Cross Church), non dimenticando gli irrinunciabili parchi (con l'appuntamento immancabile all'All Points East a Victoria Park o la rassegna estiva presso Crystal Palace Park).
Acustica ed organizzazione
C'è poi da dire che la macchina dell'intrattenimento londinese è ben oliata ed efficiente. Ed ogni concerto ha la sua schiera di "esperti" ad assicurarti puntualità, suoni perfetti (o, nel peggiore dei casi, genuinamente rustici se il posto è piccolo) ed eccezionali giochi di luci funzionali allo spettacolo. Purtroppo, non birra a buon mercato, ma non si può avere tutto dalla vita! Mi auguro che anche l'Italia si sia portata avanti con questo discorso, ma purtroppo la sensazione che avevo, riferendomi soprattutto alle situazioni della Toscana fra anni novanta ed anni zero, è stata quella di sound-check infiniti, suoni pessimi, primo brano del set regolarmente da buttare nel cesso, decine di minuti persi per equalizzare adeguatamente gli strumenti, echi, riverberi, voce inesistente, rullanti da banda di paese, luci da sagra di paese. A Londra chi gestisce un locale, chi cura l'esperienza concertistica sa evidentemente il fatto suo, ma del resto se così non fosse, Londra non sarebbe da sempre la capitale indiscussa dell'intrattenimento europeo...
E lo faccio oggi sabato 19 settembre 2026 - non una data qualsiasi - perché proprio oggi si sarebbe dovuto chiudere il cerchio perfetto dei dieci anni di concerti a Londra. Ma...
Stasera infatti avrei dovuto assistere alla lungamente da me attesa esibizione dei Tiamat nella sempre gradita cornice del Cosmic Void Festival, evento che avrebbe chiuso in modo perfetto il cerchio, perché già in tempi non sospetti dissi alla mia compagna: "Lasceremo Londra solo dopo che avrò visto i Tiamat in concerto". I Tiamat sono statti uno dei miei gruppi preferiti in gioventù, ma non sono mai riuscito a vederli dal vivo. Ricordo ancora con bruciante amarezza la fatidica data a Milano nell'autunno del 1997 sfumata all'ultimo minuto per motivi di salute di un componente della band. Da quel momento, vedere i Tiamat dal vivo è divenuta una missione di vita...Quindi quale miglior posto al mondo di Londra per coronare con agilità tale missione?
Ebbene signori miei, nei dieci fottuti anni in cui ho vissuto nella capitale inglese, dieci anni in cui sono passati tutti (belli e brutti!), dei Tiamat non s'è vista l'ombra. Quei Tiamat che non si sa nemmeno cosa combinano da anni, fermi discograficamente al 2012 e che, sul fronte live, si imbarcano solamente in mini-tour di una manciata di date all'anno. Londra: nemmeno sfiorata. E proprio quando oramai stavo iniziando a meditare sul mio sofferto ritorno in Italia, ecco l'annuncio della presenza dei Tiamat all'edizione 2026 del Cosmic Void Festival che per l'appunto si sarebbe dovuto tenere in questi giorni con il bill più bello di sempre. Tanto bello che avevo anche progettato, pur tornato in Italia, di fare una incursione lampo a Londra proprio per questo weekend per celebrare adeguatamente la chiusura dell'era concertistica londinese. Ma il festival, che è piccolo ed indipendente, ha ben deciso, per vari problemi di sostenibilità finanziaria, di annullare questa succulenta edizione per posticiparla al settembre del 2027, troppo tardi per poter dire "chiudo il cerchio" (al massimo un uovo o un pomodoro oblungo (come li chiamano qui...), che non è la stessa cosa...).
Tal glorioso cerchio non si è dunque chiuso, anzi, peggio ancora, si è amaramente spezzato con la sfortunata serata al cospetto degli Agriculture (ad onor di verità, l'ultimissimo appuntamento "live" di Londra per il sottoscritto, sotto impulso del figlio nerd, è stata l'esibizione di un ensamble da camera, il Mistery Ensamble, che si è cimentato nel repertorio del compositore John Williams - l'autore delle celebri colonne sonore della saga di Star Wars, Indiana Jones, Superman, Lo Squalo, Jurassic Park, Schindler's List, Harry Potter e chi più ne ha più ne metta!).
Fatto questo inutile pippone, voglio adesso spendere due pensieri sull'esperienza concertistica londinese nel suo complesso.
La mia più grande fortuna è stata di essermi trasferito a Londra in età avanzata, con i gusti musicali già strutturati e le idee ben chiare. Ben prima di approdare in terra di Albione avevo già avuto modo di partecipare in Italia a molti concerti, metal e non. Quanto al metal, fortunatamente tutti i big, o almeno tutti quelli che mi interessavano, erano stati visti, potendomi così dedicare a quello che mi mancava, o anche al Nuovo, principalmente gruppi minori, nomi di nicchia dalla medio-bassa popolarità, ma molto importanti per me, perché ho anche la fortuna che mi piacciono gruppi non troppo popolari, dentro e fuori il metal.
L'impatto con la Londra concertistica è stato scioccante. All'inizio, in altre faccende affaccendato, non avevo nemmeno calcolato il lato concertistico della città. Poi, una volta rotto il ghiaccio, l'onda è stata travolgente. Mi spiego: mi saltava in mente di vedere un gruppo dal vivo? Bastava ricercarlo su internet ed apprendere che settimane o mesi dopo quel gruppo si sarebbe esibito in una delle infinite venue, grandi e piccole, della capitale. In poco tempo capii che Londra è una tappa obbligata per chiunque intraprenda un tour: una cosa allucinante che mi ha permesso di poter vedere moltissimi dei miei miti musicali, spesso in locali molto piccoli e molto vicino al palco. Parlo di piezz 'o core che ascoltavo negli anni novanta come Danzig, King Diamond, Ulver, Emperor, Neurosis, Opeth, Paradise Lost, Katatonia, Therion, the Gathering, Arcturus, Ministry (limitandosi al metal), o anche Diamanda Galas, Einsturzende Neubauten, Swans, Dead Can Dance, Kirlian Camera (e moltissimi altri) e che finalmente ho avuto modo di saggiare dal vivo!
Ho dunque imparato a snobbare i grandi eventi, un po' per motivi economici, un po' per la qualità di fruizione del concerto, oramai stregato dalle piccole e raccolte venue (solo due sono stati i nomi "grandi" che ho inteso tributare con una mia presenza nel pubblico, ossia i Black Sabbath e i Nine Inch Nails - a cui aggiungo i King Crimson per l'importanza del monicker). E ho imparato a godermi i gruppi spalla, spesso realtà in erba con grande potenziale che avrebbero presto spiccato il volo. Dunque niente stadi, nessun abuso di palazzetti, niente parrucconi, niente Metallica, Megadeth, Slayer, Iron Maiden, Judas Priest: tutto già visto ed archiviato nella passata vita italiana!
V'è stato dunque spazio per il Nuovo. Sono stati gli anni del post-punk revival, e dunque eccoci sotto al palco a guardare Fountains D.C., Idles e Murder Capital (giusto per fare i nomi più noti). Sono stati gli anni delle cantautrici oscure, ed eccoci serviti con Chelsea Wolfe, Anna Von Hausswolff, Lingua Ignota e chi più ne ha più ne metta! Senza disdegnare giovani prodigi come King Krule e Geordie Greep, o nuove promesse del rock alternativo come King Hannah, Brutus, Lankum, Lambrini Girls. Sul fronte del metal, non ci siamo fatti mancare le esibizioni di piccoli e grandi protagonisti del panorama contemporaneo come Gojira, Lorna Shore, Agriculture. Ma non parlerò di singole esibizioni: se andate alla sezione "concerti" del blog troverete i report di molti di questi live (non di tutti, però, in quanto ho pubblicato solo i resoconti degli eventi metal, risparmiandovi tutti quegli appuntamenti che non ho ritenuto di sufficiente interesse per un cultore del metallo). In questo articolo, invece, vorrò raccogliere alcune mie osservazioni e riflessioni generali.
I locali
A Londra ce n'è per tutti i gusti. Del resto l'intrattenimento è un solido business nella capitale. Ed ogni concerto trova una dimensione ideale, per misura e conformazione. Dalle grandi strutture (penso ai 20000 posti della imponente O2 Arena, ai 12000 della attivissima ("metallicamente" parlando) OVO Arena, ai 10000 del maestoso Alexandra Palace - Ally Pally per gli amici) ai piccoli locali storici, quelli con i cessi tappezzati di adesivi e che quando cammini senti scricchiolare il pavimento di legno. Qui la lista è infinita. Nel cuore, in particolare, conservo i locali del circuito di Camden Town (The Dev, Our Black Heart, Underworld, Electric Ballroom, Roundhouse, ma mettiamoci anche il Dingwalls!), ai quali abbino il piacevolissimo Dome a Tuffnell Park, luogo di bellissime serate per il sottoscritto. Sono molti i locali, da nord a sud e da est ad ovest che, seppur non specializzati esclusivamente su rock, metal e derivati, offrono programmazioni interessanti come l'O2 Forum Kentish Town e l'Islington Assembly Hall, l'O2 Academy Brixton e l'Electric Brixton, il Koko, il Troxy, lo Scala, l'Heaven: tutti luoghi deputati ai generi più disparati, ma che non trascurano sonorità più pesanti ed oscure. E poi vi sono le infinite piccole realtà dell'est di Londra dove a trionfare sono il rock alternativo ed indipendente e i gruppi emergenti ed underground: mi riferisco all'Earth di Hackney, al mitico Cafè OTO - se volete serate sofisticate - e ad altre insegne storiche come Moth, Oslo, The Garage, Village Underground ed il marcissimo Electrowerz, ritrovo per darkettoni fin dagli anni ottanta. Menzione d'onore per il piccolo Bush Hall e l'accogliente O2 Shepherd's Bush Empire nell'area di Shepherd's Bush (ovest!) e per il New Cross Inn, rinomato localetto nel sud. Ma come si diceva sopra, a Londra ogni posto è buono per un concerto e così il metal ha solcato anche celebri teatri (la mitica Royal Albert Hall, il prestigioso Barbican, lo storico Apollo di Hammersmith, il Palladium in pieno centro) e persino chiese (da citare almeno la maestosa Union Chapel o la più raccolta, ma attivissima, King's Cross Church), non dimenticando gli irrinunciabili parchi (con l'appuntamento immancabile all'All Points East a Victoria Park o la rassegna estiva presso Crystal Palace Park).
Acustica ed organizzazione
C'è poi da dire che la macchina dell'intrattenimento londinese è ben oliata ed efficiente. Ed ogni concerto ha la sua schiera di "esperti" ad assicurarti puntualità, suoni perfetti (o, nel peggiore dei casi, genuinamente rustici se il posto è piccolo) ed eccezionali giochi di luci funzionali allo spettacolo. Purtroppo, non birra a buon mercato, ma non si può avere tutto dalla vita! Mi auguro che anche l'Italia si sia portata avanti con questo discorso, ma purtroppo la sensazione che avevo, riferendomi soprattutto alle situazioni della Toscana fra anni novanta ed anni zero, è stata quella di sound-check infiniti, suoni pessimi, primo brano del set regolarmente da buttare nel cesso, decine di minuti persi per equalizzare adeguatamente gli strumenti, echi, riverberi, voce inesistente, rullanti da banda di paese, luci da sagra di paese. A Londra chi gestisce un locale, chi cura l'esperienza concertistica sa evidentemente il fatto suo, ma del resto se così non fosse, Londra non sarebbe da sempre la capitale indiscussa dell'intrattenimento europeo...
L'offerta
Come si diceva sopra, da Londra passano tutti. E se esce un album che ti piace, stai certo che entro qualche mese al massimo avrai la gioia di poterlo vedere rappresentato su un palco. Quando tutto è a portata di mano, la fase più difficile diviene la selezione, che può essere una operazione particolarmente dolorosa in una città in cui potenzialmente ogni settimana c'è qualcuno da poter andare a vedere. Nel corso degli anni mi sono voluto attenere ad una media di due concerti al mese, ma molte sono state le rinunce che ho dovuto fare sia per motivi prettamente economici che per quieto vivere con la mia compagna. Poi ovviamente vi sono stati mesi anche con quattro concerti, mentre i mesi senza sono stati piuttosto rari.
La logistica
A Londra tutto è a portata di mano. E quando dico a portata di mano, dico che in 45 minuti di metropolitana (almeno questo era il mio caso) puoi raggiungere qualsiasi locale, cosa che non solo azzera quasi del tutto le spese di trasferta, ma anche ti permette di andare agilmente ad un concerto il martedì sera ed essere al massimo a mezzanotte a letto per poter essere presentabile il giorno dopo in ufficio...
L'approccio ai live
La possibilità di partecipare ad una sequela infinita di concerti nella tua città ti permette di andare a vedere gruppi molto piccoli che non andresti mai a vedere se tu dovessi affrontare una trasferta di centinaia di km. Altro elemento fondamentale è che non hai bisogno di ammortizzare i costi magari dividendo le spese di viaggio con qualche amico, cosa che mi ha reso un fruitore solitario di concerti. Non perché non avessi persone con cui condividere le serate (e quelle in compagnia non sono mancate), ma la fruizione solitaria è divenuta col tempo una dimensione privilegiata, quella che personalmente ho prediletto. Il fatto poi di poterti muovere con mezzi pubblici efficienti e puntuali ti incentiva a consumare alcol a volontà senza rischio alcuno di perdere la patente. Quindi, in conclusione, Londra mi ha trasformato in 1) un drogato di musica dal vivo, 2) solitario e 3) grande bevitore. Potrebbe sembrare un male, ma per me non lo è stato: la dimensione concertistica è divenuta uno spazio esclusivamente per me ed una valvola di sfogo dai problemi della quotidianità.
I migliori momenti...
Sono dell'idea che ogni concerto sia una esperienza che vale la pena di essere vissuta, per questo motivo raramente son tornato a casa deluso. Ma per puro piacere personale voglio ripercorrere i miei ultimi dieci anni concertistici e tentare l'ardua impresa di individuare i più bei momenti vissuti davanti ad un palco a Londra. Scinderò fra singole esibizioni e festival.
I dieci migliori concerti
Di seguito, in ordine cronologico (e non di gradimento), i dieci concerti che mi hanno emozionato di più (tutto molto soggettivo, beninteso).
I migliori momenti...
Sono dell'idea che ogni concerto sia una esperienza che vale la pena di essere vissuta, per questo motivo raramente son tornato a casa deluso. Ma per puro piacere personale voglio ripercorrere i miei ultimi dieci anni concertistici e tentare l'ardua impresa di individuare i più bei momenti vissuti davanti ad un palco a Londra. Scinderò fra singole esibizioni e festival.
I dieci migliori concerti
Di seguito, in ordine cronologico (e non di gradimento), i dieci concerti che mi hanno emozionato di più (tutto molto soggettivo, beninteso).
- Wovenhand (2016): per chi non lo conoscesse, David Eugene Edwards, ex leader dei 16 Horsepower, ha una brillante carriera solista in cui fonde alla perfezione dark-wave, alt-country e neo-folk, tutto amalgamato dalle sue inconfondibili doti da sciamano. E di vera cerimonia si trattò: al mitico Dome questa fu la prima volta in cui ho percepito la "corrente", il "flusso magico", ossia il punto perfetto di compenetrazione fra gioie legate alla fruizione musicale, amore per la gente intorno a me e livello alcolico nel sangue: una sensazione stupenda che ho inseguito tenacemente per il resto della mia vita...
- Neurosis (2016): un concerto che aspettavo letteralmente da secoli. E la tribù di Oakland non ha certo tradito le aspettative: il piccolo Koko è quasi franato innanzi alla forza d'urto di Steve Von Till e soci. Anche qui potenza e viaggio spirituale hanno proceduto mano nella mano, con il gran finale di "Locust Star" impresso nella memoria come uno dei momenti più intensi, devastanti ed apocalittici della mia intera vita concertistica...
- Sunn O))) (2017): i maestri del drone metal calcano il prestigioso palco del Barbican Centre con Attila Csihar ad officiare la messa. Armato di tappi per le orecchie e seduto in poltroncina in uno dei più grandi ed importanti centri culturali d'Europa, al cospetto di loschi figuri incappucciati e forti zaffate di fumo, ho letteralmente esperito l'Apoteosi della Musica. Niente altro da aggiungere...
- :Of the Wand and the Moon: / Sol Invictus / King Dude (2017): qui non si parla di singola performance ma di un trittico di artisti che, tutti insieme, hanno fatto la serata perfetta. Una fumosa, epica, commovente manciata di ore di folk apocalittico e suoni acidi e maledetti nella vibrante cornice del mitico Underworld di Camden Town dove è praticamente successo di tutto. Non esito a definire la serata come una delle più belle della mia vita concertistica (e non)...
- Satyricon (2017): l'Heaven è uno dei cuori pulsanti nella vita notturna per la comunità LGBTQ+ della capitale, ma sovente si presta alla causa del metal estremo o di sonorità oscure (ci ho visto anche Wolves in the Throne Room e Chelsea Wolfe). In questa location si è celebrata una grande serata di black metal e rock'n'roll, una serata divertentissima, devo ammettere, dove ho cantato, ballato, pogato, riso dalla contentezza fino alle lacrime alla corte dei vecchi Satyr e Frost, dei veri K.I.N.G!
- Anathema (2017): i fratelli Cavanagh sono maestri nell'elargire emozioni, ma fra le svariate volte che ho avuto il piacere di assistere ad un loro concerto, questa da headliner all'O2 Shepherd's Bush Empire è stata la più speciale. Post-rock, neo-prog, derive psichedeliche, suggestive proiezioni e le roventi vibrazioni che i Nostri sanno trasmettere: tutto questo è stato riversato in una lunghissima ed imprevedibile scaletta, fiore all'occhiello di una di quelle serate che non sembrano finire mai e in cui non si sa dove si va a parare. Un fiume di suoni ed emozioni guidato dalle bellissime voci di Vincent e Lee, e dalla chitarra estrosa di Daniel, dal talento e dal sentimento di artisti veramente unici. Anathema, dove siete? Ci mancate, tornateeee!
- Slowdive (2024: siamo in un'altra epoca della mia vita concertistica, una fase di forte disillusione in cui emozionarsi diveniva sempre più difficile. Fu quindi una reale sorpresa quella di commuovermi a più riprese al cospetto di questi campioni ritrovati dello shoegaze, seduto e terribilmente ubriaco di vino rosso all'Apollo Theatre di Hammersmith, uno delle venue più iconiche di Londra.
- Bell Witch (2024): strano a dirsi, ma forse la volta in cui mi sono emozionato più di ogni altra è stata proprio l'esibizione dimessa di questi due paladini del funeral doom nella sempre piacevole cornice del Dome. Fra suggestive proiezioni, immaginifiche cavalcate di basso arpeggiato, voci ascetiche e growl ottenebrante mi sono ritrovato a riversare copiose lacrime per tutta la prima metà del set. Mai pianto così tanto ad un concerto!
- Idles (2024): non sono un fan sfegatato dell'Alexandra Palace, che alla fine trovo uno scatolone gigante dove l'acustica non è sempre perfetta, ma in compagnia degli Idle, bravissimi e divertentissimi, me la son proprio goduta, fra inni post-punk, groove, elettronica ed impegno. Che grande energia e che grande cuore hanno gli Idle!
- Attila Csihar (2025): in tempi di normalizzazione della dimensione concertistica, quando oramai è difficile emozionarsi con il trasporto degli inizi, a colpire duro è stata la performance surreale di un grande Attila nel chiuso della suggestiva Old Church di Stoke Newington: una dimensione di estrema esclusività, se non di unicità, con poche persone in un ambiente intimo ed accogliente. Fra i dieci momenti più belli di sempre va senz'altro annoverato l'incipit teatrale in cui il Nostro, dal pulpito sopra l'altare, incappucciato e senza microfono, ci ha inondato della sua tracotanza vocale per una esibizione che, lambendo i lidi della musica d'avanguardia, ha assunto i contorni dell'inquietante rituale...
I cinque migliori festival
Ci sono poi i festival, vere e proprie maratone che richiedono un altro tipo di approccio ed attitudine (e resistenza fisica!). Esperienze, dunque, che si giudicano più per l'insieme che per la singola esibizione. Vediamo i cinque che mi son piaciuti di più!
Come già detto sopra, non sono mai uscito insoddisfatto o deluso da un concerto, sicuramente perché cerco sempre di godermi l'esperienza concertistica (e dove non arriva la musica, ci arriva l'alcool!), ma anche perché, onestamente, non mi sono mai trovato innanzi a situazioni oggettivamente imbarazzanti, considerato il fatto che sono sempre andato a vedere proposte di qualità. Si prenda dunque con le pinze questa lista che stilo solo per sottolineare qualche crepa nella facciata dorata della mia vita concertistica londinese. Di certo, al primo posto di questa sorta di piccola Hall of Shame, vanno i miei carissimi Paradise Lost, per me uno dei gruppi della vita, ma autori (e li ho visto ben tre volte!) di esibizioni tiepide e prive di mordente, con in testa un Nick Holmes svogliato e con poca voce che si muove sul palco con lo stesso carisma e lo stesso entusiasmo di un geometra del catasto il lunedì mattina alle 8:30. Sulla stessa scia, ma un poco meglio, altri pezzi di cuore come Katatonia e Ulver, che certo non sono stati responsabili di prove insufficienti (questo mai!), ma fin troppo ordinarie, calcolate ed un poco ingessate, che certo non restituiscono le vibrazioni dei capolavori registrati in studio. Danzig: altro mito, grande carisma, una set-list spettacolare stracolma di classici, ma con un solo problema: dove cazzo è finita la voce?? Purtroppo il buon Glenn fa parte della schiera di quei cantanti gloriosi che col tempo son diventati letteralmente afoni, troppi strilli in gioventù probabilmente... Scendiamo di livello, passiamo ad un personaggio controverso come Scott Conner che con il monicker Xasthur abbiamo amato come pioniere ed interprete del depressive black metal più rarefatto e degradante, ma che dal vivo, in veste folk, è senz'altro reo della prestazione più noiosa ed urticante a cui mi sia capitato di assistere in vita mia. Talmente brutta ed alienante da diventare affascinante (ve l'ho detto che tendo a farmela prendere bene, no?). Lo si scusa solo perché è un pazzo.
Passiamo ad ambiti non-metal. I Sisters of Mercy non fanno testo, si sa che andarli a vedere dal vivo è come trascorrere una serata al karaoke, con un Andrew Eldritch impresentabile, senza voce, rigido come uno stoccafisso e con la simpatia del maiale. My Bloody Valentine: per me doveva essere il concerto definitivo, niente da ridire sulla prestazione di questi idoli dello shoegaze, ma, ragazzi, abbassate un po' il volume per favore! Capisco lo spirito underground e senza compromessi nonostante la notorietà, ma qua siamo effettivamente ai limiti della sostenibilità/sopportabilità psico-fisica, nonostante i tappi e la lontananza dal palco...altro che Sunn O)))... Fountains D.C.: riponevo molte aspettative in queste giovani promesse del rock contemporaneo, ma alla fine le emozioni non sono arrivate, complici la visibile stanchezza e la degradazione fisica dei musicisti in una delle ultime date di un infinito tour che li ha spremuti come stracci. Da rivedere magari dopo che si sono risposati. Idem per i Chat Pile: non che mi aspettassi il concerto della vita, ma ero curioso di saggiare sulle assi questa rivelazione dello sludge/post-hardcore recente. Troppi impegni e probabilmente troppo alcool (ed altro) non hanno evidentemente giovato alla performace di questi ragazzi, esplosi sì in fretta ma che hanno tutte le carte per intraprendere una brillante carriera, e che probabilmente hanno solo bisogno di imparare a regolarsi durante i tour. Infine la grandissima Kim Gordon: l'ex Sonic Youth è intoccabile, artisticamente ed attitudinalmente, la sua aura di santità è palpabile, ma la sua oretta un po' tirata via e il suo fare scocciato e zero empatico nei confronti del pubblico lasciano l'amaro in bocca...
Rimpiantoni e rimpiantini
Grande offerta concertistica significa anche grandi rinunce. Della serie: tutto non si può fare. E' vero che quando mi son perso degli artisti il più delle volte ho avuto la possibilità di recuperarli in date successive. Ma tutto non si può fare: o perché non sono stato abbastanza veloce nell'accaparrarmi il biglietto per serate che hanno registrato subito il sold out, o perché quello specifico evento andava a sovrapporsi ad altri concerti o impegni di carattere personale, o per semplici problemi di mancato tempismo. Esco soddisfatto della selezione operata nel corso degli anni, ma torno sul suolo italiano con qualche sassolino nella scarpa. Per esempio non aver visto David Gilmour alla Royal Albert Hall mi pesa oggi più che mai: vero è che costava uno sproposito, vero è che i posti migliori sono andati via subito, ma non aver visto dal vivo uno dei miei più grandi miti di gioventù, anche dal cesso della cantina della Royal Albert Hall, sarà un rammarico che probabilmente mi porterò nella tomba. O anche il concertone a Victoria Park per celebrare i quarant'anni dei Cure: avevo già visto Robert Smith e soci, ma in quella circostanza insieme a loro vi sarebbe stata una sequela impressionante di nomi (Interpol, Editors, Ride, Slowdive, Goldfrapp, The Twilight Sad ecc.) che hanno reso l'evento veramente qualcosa di speciale ed imperdibile (e che dunque non andava perso, accidenti a me!). Vi sono poi state un paio di edizioni del Cosmic Void Festival, una in particolare che vedeva nel bill la presenza dei miei amatissimi Ved Buens Ende.... (e tenete conto che una loro apparizione live è un evento più unico che raro!), ma anche quella volta in cui sul cartellone figuravano i nomi di Tormentor, Trelldom, Dødheimsgard ed Austere. Rimanendo in tema, mi domando ancora come mai un appassionato come me del black metal norvegese non si sia degnato di andare a vedere i Taake, che saranno passati almeno un milione di volte! (Peraltro, una volta erano di spalla agli Shining, mannaggia a me!) Stessa cosa sul fronte darkwave: ho visto praticamente tutti, ma cosa ho fatto di così importante quella sera in cui si sono palesati gli storici Bauhaus in occasione del loro tour di reunion?? Ci sono poi i rimpiantini, come quello di non aver mai visto i Voivod (passati diverse volte) o i Primal Scream, da sempre inseguiti, ma senza mai marcare presenza ad uno dei tanti spettacoli che hanno tenuto nella capitale. Mentre, solo per un criterio di vicinanza, mi lascia l'amaro in bocca non aver degnato di interesse gli Helloween (già visti in passato, ma non nella meravigliosa versione delle Zucche Riunite) all'Apollo di Hammersmith - in pratica 20 minuti a piedi da dove abitavo. Idem per Creeper e Sleep Token, non di certo gruppi per me irrinunciabili, ma che avrebbero rappresentato una bella bandierina sul mio CV considerato che entrambi hanno suonato al me vicinissimo O2 Shepherd's Bush Empire quando non erano ancora famosi. Errori di leggerezza che peseranno sul cuore soprattutto quando avrò la certezza assoluta che ogni concerto decente si terrrà sistematicamente a 300 km da dove abito adesso...
Ci sono poi i festival, vere e proprie maratone che richiedono un altro tipo di approccio ed attitudine (e resistenza fisica!). Esperienze, dunque, che si giudicano più per l'insieme che per la singola esibizione. Vediamo i cinque che mi son piaciuti di più!
- Visions Festival (2017): festival indipendente e realmente "visionario" dove potevano convivere indie, punk, noise, elettronica, art-pop, hip-hop sperimentale, cantautorato ecc. Per me quella è stata la prima occasione per esperire quella sensazione di "infinite-emotions" maturata "sottoterra", ora dopo ora, birra dopo birra, lontano dal sole (fuori era una calda e soleggiata giornata di agosto). Una carrellata di emozioni che ha attinto dagli ambiti più disparati: dall'harsh noise dei veterani Wolf Eyes al post-punk riottoso degli allora esordienti Shame, dal rock avvolgente dei The Men all'elettronica oltranzista di Blank Mass fino al groove tribale degli abrasivi Liars, culmine dell'intero evento. Che cazzo di giornata!
- Incineration Fest (2023): uno dei più solidi festival di metal estremo di Londra. Seppur sperimentato in precedenza con gli irraggiungibili Emperor, nell'edizione del 2023 l'Incineration poteva vantare un bill sensazionale che vedeva come co-headliner niente meno che Marduk ed Enslaved. Ed anche qui si ebbe quella impagabile impressione di passare da una gioia indicibile all'altra, saltando da un locale di Camden Town all'altro, in una maratona tanto appagante quanto devastante da tutti i punti di vista.
- Beyond the Redshift Festival (2023): è il festival promosso e curato dai lungimiranti Cult of Luna, un evento unico nel suo genere in cui possono coesistere mondi diversi e che è in grado di soddisfare i palati più esigenti e raffinati. Oltre ai padroni di casa si ebbe una vasta gamma di sfumature che andava dal grindcore selvaggio dei Napalm Death al dolce shoegaze degli Slow Crush, passando per post-punk, elettronica sperimentale e fosco industrial, in una continua spola fra l'O2 Forum Kentish Town ed il solito Dome (piano sotto e piano di sopra). Per un onnivoro come me, una delle dimensioni festivaliere più intriganti e soddisfacenti di sempre.
- Portals (2024): rinomatissimo festival (per gente davvero giusta!) in East London, nonché teatro di un'altra giornata memorabile da trascorrere in compagnia di band per lo più di nicchia nei tre ambienti messi a disposizione dall'ottimo Earth. Un continuo saliscendi per le scalinate del locale alla caccia di suggestioni post-rock, math-rock, neo-prog ed experimental, con l'esibizione degli headliner This Will Destroy You a rappresentarne il culmine emotivo, e con un after show fulminante da parte dei blackster danesi Møl ad aggiungere gloria alla gloria...
- Albion Dungeon Fest (2025): ecco, siamo al punto di non ritorno della mia vita concertistica. La prima edizione di questo oscuro festival, celebratosi nel lurido New Cross Inn in South London, ha rappresentato, per gli amanti del dungeon synth, un qualcosa di eccezionale ed irripetibile, con un bill che, oltre a headliner del calibro di Mortiis e Depressive Silence, ha annoverato i nomi più significativi dell'intero genere in una due-giorni di totale estraniazione mentale e segregazione fisica! Esperienza realmente alienante fra gente alienante e musica alienante che mi ha segnato nel profondo per il suo livello di immersività. Dopo, niente sarebbe stato più come prima...
Come già detto sopra, non sono mai uscito insoddisfatto o deluso da un concerto, sicuramente perché cerco sempre di godermi l'esperienza concertistica (e dove non arriva la musica, ci arriva l'alcool!), ma anche perché, onestamente, non mi sono mai trovato innanzi a situazioni oggettivamente imbarazzanti, considerato il fatto che sono sempre andato a vedere proposte di qualità. Si prenda dunque con le pinze questa lista che stilo solo per sottolineare qualche crepa nella facciata dorata della mia vita concertistica londinese. Di certo, al primo posto di questa sorta di piccola Hall of Shame, vanno i miei carissimi Paradise Lost, per me uno dei gruppi della vita, ma autori (e li ho visto ben tre volte!) di esibizioni tiepide e prive di mordente, con in testa un Nick Holmes svogliato e con poca voce che si muove sul palco con lo stesso carisma e lo stesso entusiasmo di un geometra del catasto il lunedì mattina alle 8:30. Sulla stessa scia, ma un poco meglio, altri pezzi di cuore come Katatonia e Ulver, che certo non sono stati responsabili di prove insufficienti (questo mai!), ma fin troppo ordinarie, calcolate ed un poco ingessate, che certo non restituiscono le vibrazioni dei capolavori registrati in studio. Danzig: altro mito, grande carisma, una set-list spettacolare stracolma di classici, ma con un solo problema: dove cazzo è finita la voce?? Purtroppo il buon Glenn fa parte della schiera di quei cantanti gloriosi che col tempo son diventati letteralmente afoni, troppi strilli in gioventù probabilmente... Scendiamo di livello, passiamo ad un personaggio controverso come Scott Conner che con il monicker Xasthur abbiamo amato come pioniere ed interprete del depressive black metal più rarefatto e degradante, ma che dal vivo, in veste folk, è senz'altro reo della prestazione più noiosa ed urticante a cui mi sia capitato di assistere in vita mia. Talmente brutta ed alienante da diventare affascinante (ve l'ho detto che tendo a farmela prendere bene, no?). Lo si scusa solo perché è un pazzo.
Passiamo ad ambiti non-metal. I Sisters of Mercy non fanno testo, si sa che andarli a vedere dal vivo è come trascorrere una serata al karaoke, con un Andrew Eldritch impresentabile, senza voce, rigido come uno stoccafisso e con la simpatia del maiale. My Bloody Valentine: per me doveva essere il concerto definitivo, niente da ridire sulla prestazione di questi idoli dello shoegaze, ma, ragazzi, abbassate un po' il volume per favore! Capisco lo spirito underground e senza compromessi nonostante la notorietà, ma qua siamo effettivamente ai limiti della sostenibilità/sopportabilità psico-fisica, nonostante i tappi e la lontananza dal palco...altro che Sunn O)))... Fountains D.C.: riponevo molte aspettative in queste giovani promesse del rock contemporaneo, ma alla fine le emozioni non sono arrivate, complici la visibile stanchezza e la degradazione fisica dei musicisti in una delle ultime date di un infinito tour che li ha spremuti come stracci. Da rivedere magari dopo che si sono risposati. Idem per i Chat Pile: non che mi aspettassi il concerto della vita, ma ero curioso di saggiare sulle assi questa rivelazione dello sludge/post-hardcore recente. Troppi impegni e probabilmente troppo alcool (ed altro) non hanno evidentemente giovato alla performace di questi ragazzi, esplosi sì in fretta ma che hanno tutte le carte per intraprendere una brillante carriera, e che probabilmente hanno solo bisogno di imparare a regolarsi durante i tour. Infine la grandissima Kim Gordon: l'ex Sonic Youth è intoccabile, artisticamente ed attitudinalmente, la sua aura di santità è palpabile, ma la sua oretta un po' tirata via e il suo fare scocciato e zero empatico nei confronti del pubblico lasciano l'amaro in bocca...
Rimpiantoni e rimpiantini
Grande offerta concertistica significa anche grandi rinunce. Della serie: tutto non si può fare. E' vero che quando mi son perso degli artisti il più delle volte ho avuto la possibilità di recuperarli in date successive. Ma tutto non si può fare: o perché non sono stato abbastanza veloce nell'accaparrarmi il biglietto per serate che hanno registrato subito il sold out, o perché quello specifico evento andava a sovrapporsi ad altri concerti o impegni di carattere personale, o per semplici problemi di mancato tempismo. Esco soddisfatto della selezione operata nel corso degli anni, ma torno sul suolo italiano con qualche sassolino nella scarpa. Per esempio non aver visto David Gilmour alla Royal Albert Hall mi pesa oggi più che mai: vero è che costava uno sproposito, vero è che i posti migliori sono andati via subito, ma non aver visto dal vivo uno dei miei più grandi miti di gioventù, anche dal cesso della cantina della Royal Albert Hall, sarà un rammarico che probabilmente mi porterò nella tomba. O anche il concertone a Victoria Park per celebrare i quarant'anni dei Cure: avevo già visto Robert Smith e soci, ma in quella circostanza insieme a loro vi sarebbe stata una sequela impressionante di nomi (Interpol, Editors, Ride, Slowdive, Goldfrapp, The Twilight Sad ecc.) che hanno reso l'evento veramente qualcosa di speciale ed imperdibile (e che dunque non andava perso, accidenti a me!). Vi sono poi state un paio di edizioni del Cosmic Void Festival, una in particolare che vedeva nel bill la presenza dei miei amatissimi Ved Buens Ende.... (e tenete conto che una loro apparizione live è un evento più unico che raro!), ma anche quella volta in cui sul cartellone figuravano i nomi di Tormentor, Trelldom, Dødheimsgard ed Austere. Rimanendo in tema, mi domando ancora come mai un appassionato come me del black metal norvegese non si sia degnato di andare a vedere i Taake, che saranno passati almeno un milione di volte! (Peraltro, una volta erano di spalla agli Shining, mannaggia a me!) Stessa cosa sul fronte darkwave: ho visto praticamente tutti, ma cosa ho fatto di così importante quella sera in cui si sono palesati gli storici Bauhaus in occasione del loro tour di reunion?? Ci sono poi i rimpiantini, come quello di non aver mai visto i Voivod (passati diverse volte) o i Primal Scream, da sempre inseguiti, ma senza mai marcare presenza ad uno dei tanti spettacoli che hanno tenuto nella capitale. Mentre, solo per un criterio di vicinanza, mi lascia l'amaro in bocca non aver degnato di interesse gli Helloween (già visti in passato, ma non nella meravigliosa versione delle Zucche Riunite) all'Apollo di Hammersmith - in pratica 20 minuti a piedi da dove abitavo. Idem per Creeper e Sleep Token, non di certo gruppi per me irrinunciabili, ma che avrebbero rappresentato una bella bandierina sul mio CV considerato che entrambi hanno suonato al me vicinissimo O2 Shepherd's Bush Empire quando non erano ancora famosi. Errori di leggerezza che peseranno sul cuore soprattutto quando avrò la certezza assoluta che ogni concerto decente si terrrà sistematicamente a 300 km da dove abito adesso...
Conclusioni... No, nessuna conclusione, ma solo un ultimo aneddoto da condividere. Abbiamo aperto l'articolo parlando di un cerchio non chiuso (e che ahimè tale rimarrà - quanto ai Tiamat, mi riprometto di inseguirli ovunque essi si degneranno di suonare). Vorrei dunque concludere menzionando un corto-circuito (uno dei tanti) che ben spiega la potenza concertistica (e musicale) di Londra.
E' doveroso ricordare (caso mai ce ne fosse bisogno) che Londra è talmente impregnata di cultura musicale che ovunque ti puoi imbattere in buona musica. Più di una volta mi è capitato di dover usare l'app Shazam per apprendere il titolo di canzoni che, riprodotte in filodiffusione in un pub, avevano attirato la mia attenzione. Così ho scoperto i Palace (anzi, ad averli notati è stato mio figlio, che per quanto piccolo mi pare abbia l'orecchio buono del padre eheh...). I Palace, per meglio dire, sono una band shoegaze londinese attiva da una decina di anni che, sebbene possa contare su un nutrito seguito in patria, non rappresenta un nome molto conosciuto al di fuori dei confini nazionali. In altre parole, sono la classica band che non avrei mai riconosciuto e scoperto nel mare magnum della musica contemporanea.
Ecco poi cosa è successo: era uno dei miei ultimi giorni trascorsi a Londra - quello più lungo perché era quello in cui ho svuotato casa per lasciarla per sempre. Quella sera, esausto e sfinito, dopo una cena in un ristorante nei paraggi, mi sono recato nuovamente a casa per controllare se tutto fosse in ordine. Ebbene, passando davanti al Bush Hall, piccolo e rinomato localetto a 200 metri da casa mia, sento una ammaliante musica rock e mi chiedo: bella roba, chi sta suonando? Erano i Palace!
Ahimè non potetti andare al concerto perché oramai avevo fissato altri impegni per quella sera, ma ecco cos'è Londra per un appassionato di musica: un posto dove scopri band ed artisti al pub e te li ritrovi a suonare dal vivo quasi per caso dietro casa tua!
Londra, che dire, ti rimpiangerò....
P.S. Di seguito la lista completa dei gruppi e degli artisti che ho visto live a Londra - per non dimenticare...
Orb
Mogwai
Nothing
Fire + Ice
Death in June
Emma Ruth Rundle
Wovenhand
Stargazer's Assistant
Hypnopazuzu
Naevus
Blood Axis
Earth
Neurosis
The Membranes
Death Valley High
Killing Joke
Anathema
Opeth
Publicist UK
The Devil’s Trade
Crippled Black Phoenix
Naevus
Evi Vine
Rome
Earth Moves
Cavalcades
Fvnerals
Rival Sons
Black Sabbath
Laura Cannell
Esben and The Witch
Alex Cameron
White Lies
Hildur Guðnadóttir
Sunn O)))
Inconcessus Lux Lucis
Dragged Into Sunlight
Mayhem
:Of the Wand and the Moon:
Sol Invictus
King Dude
King Woman
True Widow
Chelsea Wolfe
Ledfoot
Those Poor Bastards
Little Annie (Annie Anxiety)
Thurston Moore
Swans
Fates Warning
Novella
Ride
Diamanda Galas
Proper Hornaments
Spoon
Wolf Eyes
The Men
Shame
Blanck Mass
Liars
Fight the Fight
Suicidal Angels
Satyricon
Alcest
Anathema
Father Murphy
Jarboe
(Dolch)
The Ruins of Beverast
King Dude
Sinistro
Pallbearer
Paradise Lost
Stian Westerhus
Ulver
Sumer
Aluk Todolo
Wolves in the Throne Room
My Propane
Scar Simmetry
Vuur
Insomnium
Overkill
Cavalera Brothers
Trepanerigsritualen
Schammasch
Batushka
Midnight Eternal
Null Positiv
Imperial Age
Therion
Dornenreich
Faith in Glory
Blaze Bayley / Absolva
Jo Quail
Anna Von Hausswolff
Kyle Dixon & Michael Stein
Oceans of Slumber
Myrkur
Epica
Der Veg Einer Freiheit
Moonsorrow
Primordial
Buck Gooter
A Place to Bury Strangers
The Dark Red Seed
:Of the Wand and the Moon:
Echo & the bunnyman
DVNE
Gurt
Eyehategod
Godspeed you! Black Emperor
Chelsea Wolfe
Ministry
Paradise Lost
Danzig
Nurse with Wound
Current 93
King Crimson
The Beautified Project
Antimatter
Hide
Soft Moon
Gun
Uriah Heep
Mutoid Man
Kvelertak
Mastodon
Wolves in the Throne Room
At the Gates
Behemoth
The Temperance Movement
Blue Oyster Cult
Brother Sea
Faun
Moroder
Vessel
These New Puritans
Dead Can Dance
Motorpsycho
Wheel
Cellar Darling
Katatonia
Ashen Crown
Nordjevel
Possessed
YOB
Godflesh
Neurosis
Mount Eerie
Voyager
Amplifier
Anathema
Bruxa Maria
Grave Lines
Lingua ignota
Stonefield
ORB
King Lizard & the Lizard Wizard
Jeromes Dream
Daughters
Hypocrisy
Arch Enemy
Amon amarth
Haken
Devin Townsend
Wolves in the Throne Room
Amorphis
Dimmu Borgir
Vltimas
1349
Abbath
A.A. Williams
Winterfylleth
Tsjunder
Bloodbath
Emperor
Einsturzende Neubauten
Imperial Triumphant
Cattle Decapitation
Lauren Auder
Deafheaven
Sworn Enemy
Municipal Waste
Anthrax
Wunderhorse
Fountanes D.C.
The Membranes
Fields of nephilim
SOM
Solstafir
Katatonia
Employed to Serve
Alien Weaponry
Gojira
Hangman's chair
Der Weg Einer Freiheit
Amenra
Igorrr
Kreator
Lamb of God
Asphyx
Profanatica
Rotting Christ
Suffocation
Enslaved
King Dude
Marduk
Dawn Ray'd
Petbrick
Chat Pile
Virginmarys
Sisters of Mercy
King Krule
Ashenspire
KEN Mode
Lingua Ignota
Jo Quail
Gggolddd
Trench
Slow Crush
Svalbard
Stiu Nu Stiu
LLNN
Napalm Death
Birds in Row
Cult of Luna
In Strict Confidence
Kirlian Camera
Katrin Park
Brutus
Samuel Joseph and the Guiding Hand
40 Watt Sun
Whitelands
Slowdive
Vreid
October Tide
Aura Noir
Empyrium
Wormrot
Primitive Man
Pig Destroyer
Napalm Death
Obscura
Cynic
Knoll
Esoteric
Bell witch
Orchards
Din of Celestial Birds
Arabrot
Yama Wanashi
Enemies
Town Portal
Lite
Slow Crush
This Will Destroy You
Møl
Earth Tongue
Ty Segall
Carcass of Sighs
Darkher
Sharon Gal
Liturgy
Jon Samuel Ardron
Emma Ruth Rundle
Hetroertzen
Arcturus
Djevel
Zola Jesus
Pina Palau
King Hannah
Bestial Mouths
Lebanon Hanover
Richard Dawnson
Lankum
Pallbearer
Graveyard
Baroness
Willy j healey
Idles
Sylvaine
The Seer
Tristwch y Fenywod
Lord Bakartia
Dragon Keep
Arcana Liturgia
Diplodocus
Malfet
Quest Master
Depressive Silence
Atlantean Sword
Gate Master
Wallachian Cobwebs
Hedge Wizard
Putrid Marsch
Gothmog
Mortiis
Brat
Full of Hell
Crowbar
Napalm Death
Svarttjern
Black Altar
Carpathian Forest
Knats
Geordie Greep
Cusk
Murder Capital
Spectral Wound
Blackbraid
Minami Deutsch
Cryptopsy
Blood Incantation
Tryptikon (Celtic Frost)
Induction
Savatage
Boys Noize
Nine Inch Nails
Unto Others
Paradise Lost
King Diamond
Light of Eternity
Ministry
Darvaza
Ellende
Kall (Lifelover)
The Kovenant
Helm
Attila Csihar
CLT DRP
Enola Gay
Lambrini Girls
J Mascis
My Bloody Valentine
TaliaBle
Snapped Ankles
Hinako Omori
Anna Von Hausswolff
Humanity's Last Breath
Shadow of Intent
White Chapel
Lorna Shore
Lukas Häger
Fields of Agony
Xasthur
Sunken
Panopticon
Lonnie Gunn
Kim Gordon
Prostitute
Lizzard
The Gathering
Beat (Adrian Belew, Steve Vai, Tony Levin, Danny Carey)
Slay Squad
Cavalera Brothers
Healing Wounds
Agriculture
Mistery Ensamble