"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

15 ott 2018

LA (NON) RECENSIONE DI "TG25: DIVING INTO THE UNKNOWN" (THE GATHERING)



5 anni tondi tondi. Dall’ottobre 2013 all’ottobre 2018.

Tanto è durato, anzi, sta durando il silenzio discografico dei The Gathering. Se escludiamo il doppio CD “Blueprints” dell’anno scorso (quasi due ore di materiale alquanto trascurabile composto da scarti, versioni demo e inediti tratti dalle sessions di “Souvenirs” e “Home”), dei campioni del rock olandese nessuna traccia. 

E dire che anche quell’ultimo full lenght del 2013 appunto, “Afterwords”, non era un vero e proprio album in studio, quanto un insieme di qualche inedito lasciato nel dimenticatoio con l’aggiunta di remix + i brani contenuti nell’EP del 2012 “Afterlights”.

13 ott 2018

RECENSIONE "ALCHEMY" (CLIVE NOLAN)



Quando per quattro anni un’opera e un musical diventano una sorta di ossessione per chi la compone, per me l’autore ha già vinto e acquisito la mia stima perchè ha trovato quella compenetrazione che mi affascina così tanto tra ciò che crei e ciò che sei

Di questo processo Clive Nolan ne è uno degli emblemi. Il tastierista dei Pendragon e degli Arena è una delle anime più teatrali che la musica prog conosca e, se Lucassen aspira ad esserne un parziale erede, non trovo ancora una figura così creativa come il sessantenne musicista. 

11 ott 2018

I MIGLIORI DIECI BRANI DEGLI IRON MAIDEN DAL 1990 AD OGGI - PARTE SECONDA: DA "BRAVE NEW WORLD" A "THE BOOK OF SOULS"


Anno 2000: esce “Brave New World”. L’album, spasmodicamente atteso dall’intero mondo metallico, vedeva nuovamente Bruce Dickinson dietro il microfono, dopo l’esperienza non esaltante dei due lavori con Blaze Bayley, che in realtà non avevano altro che confermato una fase discendente già avviata da “No Prayer for the Dying” e poi proseguita con “Fear of the Dark”. 

Dickinson rientrava in organico forte del successo delle sue prove soliste. Nel "pacchetto" inoltre c’era pure il mai dimenticato Adrian Smith, che avrebbe affiancato le altre due asce, Dave Murray e Janick Gers, in un inedito quanto insolito assetto a tre chitarre: insomma, gli ingredienti per un ritorno in grande stile c’erano tutti, ma purtroppo, per quanto riguarda qualità ed ispirazione, il prodotto in questione non fu all’altezza delle aspettative, come del resto i lavori successivi. Andiamo dunque a capire cosa è accaduto in questi ultimi (quasi) venti anni, svelando i titoli degli altri sei brani che abbiamo selezionato per descrivere le gesta della Vergine nel nuovo millennio! 

9 ott 2018

I MIGLIORI DIECI BRANI DEGLI IRON MAIDEN DAL 1990 AD OGGI - PARTE PRIMA: DA "NO PRAYER FOR THE DYING" A "VIRTUAL XI"


Esiste uno spartiacque ben preciso nella carriera degli Iron Maiden che, almeno da un punto di vista simbolico, divide gli anni in cui Steve Harris e soci hanno fatto la Storia dagli anni della decadenza e del manierismo. Si può affermare con serenità che con “Seventh Son of a Seventh Son” si conclude la fase storica, classica, seminale della band. Da “No Prayer for the Dying”, ottavo album in studio, qualcosa si ruppe nel processo creativo della Vergine e da quel momento, in un certo senso, la band iniziò a campare di rendita. 

Se ne era andato, in quel frangente, Adrian Smith, ma non pensiamo che la colpa sia tutta del sostituto Janick Gers. Accanirsi prima contro Gers e poi contro lo sfortunato Blaze Bayley diviene poco sensato nel momento in cui si ha presente che con il ritorno di Bruce Dickinson ed Adrian Smith, successivamente, non si è tornati ai livelli di qualità pre-crisi. Forse è stata solo una questione culturale, di gusti dei giovani che sono cambiati, di fatica nel seguire una band che, proprio perché iconica, ha dovuto mantenere una coerenza stilistica anche troppo ferrea. 

A dirla tutta, non siamo neppure convinti che vi sia una differenza così netta fra il prima e il dopo: non è infatti da considerare tutto oro ciò che è stato prodotto nei tanto blasonati anni ottanta, come del resto non è tutto da buttare quello che è uscito dopo. Vediamo, in dieci brani-simbolo, cosa di buono hanno combinato Steve Harris e soci dal 1990 ad oggi! 

7 ott 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: MZ.412, "BURNING THE TEMPLE OF GOD"



Ottava puntata: MZ.412 

Si diceva che un paio di puntate della nostra rassegna vanno di diritto dedicate agli artisti della etichetta Cold Meat Industry, nome di primario rilievo nella promozione di sonorità industriali e post-industriali nel corso degli anni novanta e duemila. Nel capitolo precedente abbiamo pagato il giusto tributo ai Brighter Death Now, capostipiti del filone death-industrial, nonché progetto personale di Roger Karmanik, fondatore dell’etichetta stessa. Per la puntata di oggi i nomi in lizza erano diversi e spiace dover lasciar fuori dalla discussione act come Deutsch Nepal (il titolare del progetto Peter Andersson - alias Lina der Baby Doll General - è stato co-fondatore della CMI insieme a Karmanik), Raison D’Etre (campioni del dark-ambient, li abbiamo comunque citati nel post dedicato a Lustmord) ed Arcana (suggestiva commistione di dark-ambient ed atmosfere medievaleggianti, più vicini, in verità, al filone ethereal).

5 ott 2018

LE ULTIME (METALLICHE) PAROLE FAMOSE



“O Critone, noi siamo debitori di un gallo ad Asclepio: dateglielo e non dimenticatevene!” 

Come sapranno molti di voi, questa citazione riporta le celebri ultime parole di Socrate prima di morire, ma hanno sempre rappresentato per me un mistero. Forse Socrate non voleva semplicemente lasciare debiti, forse affrontava la morte in modo interlocutorio, forse la cicuta aveva fatto un effetto tale da rincoglionirlo, ma a me è sempre restato un dubbio interpretativo.

3 ott 2018

UN POMERIGGIO NEL BOSCO CON GLI ANIMALS AS LEADERS



C’è una passeggiata nel verde che porta a dei laghetti dove potersi rinfrescare e fare il bagno, ma è un percorso abbastanza impervio da affrontare in solitudine e così mi sono affidato alle note di Oluwatosin Ayoyinka Olumide Abasi, ma lo chiameremo solo Tosin per comodità, mastermind degli Animals as Leaders.

1 ott 2018

VIAGGIO NEL METAL ASIATICO: BRUTALITA' EDUCATA E UTOPIE DEL LAOS



Dite la verità: ve l'eravate scordato il Laos, eh? 

Strizzato in mezzo all'Indocina, è un paese che ricorre qualche volta nei film come base operativa degli Americani nella guerra del Vietnam. Apprendiamo notizie fondamentali da Wikipedia, tipo che la sua estensione è quasi come quella della Romania (questi paragoni insulsi da sempre infestano i libri di geografia): perché allora non caratterizzare i paesi su altri piani, ad esempio considerando la famosa mappa di densità di metal-band, che ogni antropologo dovrebbe conoscere?