Fermi tutti! Dovete ascoltare subito questo album! Ora! Assolutamente!
Furono queste, più o meno, le
parole con le quali, parecchi anni orsono, feci deflagrare gli Warning nella chat whatsapp della
Redazione di Metal Mirror.
Avevo appena finito di ascoltare per la prima volta, su imbeccata di un amico, “Watching from a Distance”, secondo full lenght della melo-doom metal band britannica.
La reazione dei colleghi fu, per
2/3, tiepidina mentre, al contrario, il nostro Dottore ebbe, come il
sottoscritto, meravigliose sensazioni veicolate dalla proposta di Patrick
Walker, mastermind della band nonché suo vocalist. Quel disco, nei suoi 49’ per
appena 5 brani in tracklist, trasmetteva una sensazione di dolore e mestizia rare ma, al
contempo, le lacrimevoli linee melodiche concepite dal chitarrista classe ’78
avevano una capacità di carezzare l’anima fuori dal tempo, curandola dalle
preoccupazioni e dalle frustrazioni quotidiane.
Del resto, di doom stiamo
parlando…
Ebbene, da quel lontano 2006, degli
Warning non si era saputo più nulla. Anzi, li si dava per morti e sepolti visto
che, al netto di un EP nel 2010 e un paio di raccolte in cofanetti per
collezionisti, Walker si era dedicato ad una brillante carriera parallela con i
magnifici 40 Watt Sun. Con i quali,
distaccandosi dal doom metal delle origini, aveva intrapreso una via artistica che, pur non modificando i moduli compositivi usati per la sua band originaria,
avrebbe però abbandonato stilisticamente il metal per abbracciare una sorta di rock
atmosferico, intimista, che sfociava nello slowcore. Modalità espressive attraverso
le quali Patrick, evidentemente, riusciva ad esprimere in modo ficcante e
profondo i temi esistenziali che gli stavano a cuore: la difficoltà nelle
relazioni interpersonali, l’introspezione esistenziale, il senso nostalgico
della perdita. E varie altre amenità simili. Aiutava in tal senso il suo stile
vocale e la sua timbrica, declamatoria e dallo spiccato piglio recitativo.
Ma i nostri lettori più fedeli e
attenti, queste cose già le sapranno visto che il nostro mementomori, dalla
privilegiata sede londinese di residenza, ha pizzicato il buon Walker alla Bush
Hall (venue sita a Londra ovest, nel quartiere di Sheperd’s Bush), nel dicembre
2023. Rimando a quello splendido post per approfondimenti sui 40 Watt Sun.
Noi torniamo sugli Warning perché, dopo un album live nel 2021, in cui la band ripropose per intero i 5 brani di Watching (registrazione risalente addirittura al 2017 durante quell’edizione del Roadburn Festival, tenutosi nell’ayreoniano Poppodium di Tilburg, lo “013”), Patrick ha deciso di riesumare la sua originaria creatura dando un seguito a quell'iconico album. Il risultato è il qui presente “Rituals of Shame” (titolo più doomico del doom stesso…) e, lo diciamo subito, la proposta non si distacca granchè da quanto Patrick ha sempre composto: ritmi pachidermici, moduli ripetuti in modo cumulativo, voce lamentevole e iper-melodica. Forse possiamo dire che, rispetto al capolavoro precedente, l’anima doom del disco è stavolta innervata da stilemi sadcore, mutuati dall’esperienza con i 40 Watt Sun. E ciò è un bene. Questo lo si sente in modo plastico, ma non solo lì, nella conclusiva, struggente, “Teacher”.
Insomma, Rituals presenta tutti quegli elementi per i quali i
Warning non erano piaciuti a metà Redazione e per i quali l’altra metà, al
contrario, li aveva amati.
Và detto in tutta onestà che, se
dopo il primo paio di ascolti, il platter non mi aveva smosso ed emozionato
come il suo predecessore (certo, qui mancava l’effetto sorpresa…), con il
passare dei giri sul lettore questi 45’ salgono di tono, di spessore e di
profondità. Si, Walker è rimasto nella sua comfort zone ma, come accade in
questi casi, a far la differenza è l’ispirazione, l’emozionalità delle linee
melodiche, la convinzione con la quale Patrick interpreta le lyrics da lui
composte. E su questo non gli si può dir davvero nulla. I brani peraltro sono,
al netto di gusti personali, di livello paritario, senza cadute di tono,
rendendo il tutto omogeneo ed essenziale.
A proposito: l’aspetto lirico, tanto caro al nostro Dottore, non va sottovalutato e, anzi,
rappresenta una freccia in più all’arco degli inglesi. Gli Warning, rispetto ad
altre band del filone, infatti, si distaccano per una vena prettamente
cantautoriale, per un “mettersi a nudo” da parte del suo autore che in tanto
doom del passato e del presente che conosciamo, non era espresso, dando esso
spazio, tendenzialmente, a tematiche “universalistiche”. Il trademark stilistico di Walker,
invece, è strumentale a mettere in evidenza emozioni, pensieri, riflessioni che
sono prettamente autoriali.
E vogliamo chiudere questa
(non)recensione, proprio con un paio di estratti che evidenziano quanto su
scritto:
E qui, nell'ora centrale della
mia vita, tutta l'esperienza irrompe su di me / Trascinandomi nella vergogna
dei rituali più bassi di umiliazione / Non è nell'oscurità della certezza che
ho più bisogno di te / Ma in un orrore perenne e autodistruttivo che mi segue
ovunque io cada (da “Rituals of Shame”)
Il peso del silenzio si fa più
profondo / E si appoggia più forte sul mio cuore / Posso offrire la verità su
di me / Ma non ne ho molta (da “Teacher”).
Voto: 7,5
Canzone top: “Teacher”
Momento top: la coda, che
parte dal minuto 7’, di “Teacher”
Canzone flop: nessuna
Etichetta: Relapse Records
Dati: 5 tracce, 45’
Ps) ecco, mi sono tolto questo
sassolino dalla scarpa: scrivere sugli Warning. Almeno qualche collega non
potrà più dire che, dopo “averla menata da un po’ di tempo” con loro, non mi sono “ancora degnato di scrivere una riga sulla band in questione”…
