"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

13 mag 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: MOURNFUL CONGREGATION


Decima puntata: Mournful Congregation - "The Book of Kings" (2011) 

Completiamo questa prima trance della nostra rassegna sul funera doom laddove il nostro viaggio era iniziato: in Australia. Con i Disembowelment avevamo principiato a dissertare di strane copulazioni fra doom e metal estremo, ed oggi torniamo nella terra dei canguri per parlare degli altrettanto fondamentali Mournful Congregation. Lo facciamo con il masterpiece "The Book of Kings", quarto full-lenght targato 2011, precisando che la storia del combo australiano era originata molto tempo prima, per l'esattezza con il demo "Weeping" che risale addirittura al 1994. 

Indicare i Mournful Congregation fra i primi mover di questo specifico filone del metal, dunque, non è del tutto fuori luogo, sebbene il primo album, "Tears from a Greving Heart", risalga al 1999, quando il genere si era già strutturato e consolidato nei suoi cliché. Ma la disinvoltura con cui i Nostri maneggiano la materia è quella dei veri maestri, e di certo essi costituiscono una tappa obbligata per chiunque voglia addentrarsi nell'universo del doom estremo. 

8 mag 2022

CONFRONTI IMPOSSIBILI: SEVERN SUZUKI E TRAVIS RYAN

 




Venendo a parlare qui non ho un’agenda nascosta, sto solo lottando per il mio futuro. Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario. 

Sono qui a parlare a nome delle generazioni future, a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate. Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno più un posto dove andare.

[…] Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni.

4 mag 2022

VOGLIA DI CAMPAGNA INGLESE: DARKHER


Ci sono delle volte che hai bisogno di deserto, polvere, lunghe highways, di vento in faccia e di una motocicletta, anche se non la sai guidare e non te ne è mai fregato un cazzo di guidarla. A volte invece hai bisogno di città, di asfalto e cemento, di vetro e acciaio, delle vibrazioni della grande metropoli con gente che va e gente che viene, ognuno preso dalle proprie fulitità. Ma io adesso ho voglia di campagna, e nemmeno di una campagna sui generis, di sicuro non di quella da cartolina della mia Toscana, una campagna fatta di colline, cipressi e tramonti mozzafiato mentre in terrazza ti sorseggi un buon Chianti. 
 
Ho voglia della nebbiosa ed umida dimensione rurale inglese, quella tinta di un verde sbiadito, bagnata da una pioggerella fina, sovrastata da un incombente cielo grigio, fra case diroccate e vecchie abbazie scoperchiate.
 
Grazie al black metal scandinavo ci siamo riappacificati con la natura, ma quella scandinava è una natura austera, fatta di picchi scoscesi e foreste selvagge. Quella è una natura senza uomo, dove l’uomo è componente minoritaria, annullato nella maestosità della natura stessa. Le campagne inglesi, invece, contemplano la presenza dell’uomo, anche solo sotto forma di indizi: una casa isolata su una collina, la sagoma di un campanile che si intravede dietro alla nebbia, un cimitero al di là del muretto. Anzi, certi dettagli che sembrerebbero suggerire la presenza dell’uomo finiscono per negarla, come se ne misurassero l’assenza. E non ci stupiamo se da quelle lande uggiose il doom/death gotico abbia mosso i primi passi con Paradise Lost e My Dying Bride.

30 apr 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: WORSHIP


Nona puntata: Worship - "Dooom" (2007) 

Nella nostra top-ten abbiamo provato a rappresentare le origini del funeral doom, la sua formazione e i suoi sviluppi, e a passare in rassegna gli approcci che ne hanno caratterizzato le diverse declinazioni. Soffermandoci tuttavia sui nomi di punta, fra pionieri e fuoriclasse, ci è forse venuto a mancare quel carattere underground che caratterizza la maggior parte delle produzioni di questo genere. 

Compensiamo questa lacuna con i tedeschi Worship, vero nome di culto per gli addetti ai lavori e per gli appassionati del genere grazie all'oramai mitico demo "Last Tape Before Doomsday" (del 1999) e per tutta una serie di split con altre band del settore (Mournful Congregation e Loss i nomi più noti): tutte pubblicazioni diffuse attraverso circuiti rigorosamente underground

25 apr 2022

VIAGGIO NEL METAL ASIATICO: GORILLI THAILANDESI

 




Continuando il percorso nel metal indocinese, cominciamo ad attaccare il bersaglio grosso. Dopo il gioco facile sulle sparute ma balde rappresentanze di Vietnam, Laos e Cambogia, si esamina la Thailandia. 

Per gli stati confinanti un miraggio di sopravvivenza, con migliaia di pendolari di confine che vanno a vendere le loro merci o cercano lavori a cottimo in una valuta vantaggiosa. Dall’altra, terra di fortuna per stranieri in cerca di nuove vite, ma anche terra di caccia per pedofili e turisti sessuali più ordinari. La percezione della Thailandia rispetto ad un paese orientale di riferimento è come una versione barocca e bizzarra della Cina, sia nell’architettura che nell’arte. 

Potrei citare un paio di horror, e parlerò del metal…ma il riassunto migliore credo stia in un passaggio di “Spaghetti a Mezzanotte” con Lino Banfi e Barbara Bouchet. Banfi è vessato dalla moglie che lo sottopone a cure dimagranti, tra cui bagni e lozioni: “Cara, io so che fai tutto questo perché mi vuoi bene, devo ammettere però che quell’olio allo spermatozoo di gorilla thailandese…mi ha fatto un po’ senso, ecco”. C’è tutto: il sesso, la brutalità, la flessuosità oleosa del serpente.

20 apr 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: AHAB


Ottava puntata: Ahab - "The Call of the Wretched Sea" (2006) 

Parlando degli Esoteric si era accennato che per il loro "The Maniacal Vale" potrebbe valere l'appellativo di miglior album del funeral doom. In verità vi è un altro tomo che potrebbe ambire a così prestigiosa onorificenza: parliamo di "The Call of the Wretched Sea", esordio dei tedeschi Ahab, edito nel 2006. 

V'è subito da precisare che gli Ahab sono un gruppo unico all'interno del genere: essi stanno alla media delle altre band dedite al funeral doom come, in ambito thrash metal, i Metallica (quelli di "Master of Puppets") stanno ai Sodom. Vi è una gap enorme fra gli Ahab e il resto del mondo, un gap che si misura in termini di visione artistica, concept, scrittura, tecnica ed anche in termini di cura dei suoni, degli arrangiamenti e degli aspetti della produzione nel suo complesso. 

15 apr 2022

LA RECENSIONE (CON SPOILER) DI "METAL LORDS"


 

Cosa ci fanno uno affianco all’altro Tom Morello (Rage Against the Machine), Scott Ian (Anthrax), Kirk Hammett (Metallica) e Rob Halford (Judas Priest) ai bordi di una piscina riscaldata nel giardino di una mega-villa dell’alta borghesia americana?

Perché questi Quattro Mostri Sacri del Metal dovrebbero preoccuparsi di dare consigli di carattere sentimentale a uno sbarbatello adolescente mentre riceve un succhiotto sul collo da una bella ragazza in bikini nella suddetta piscina fumante?

Ecco, se volete scoprirlo guardate “Metal Lords”.

Anzi, no. Non guardatelo.

10 apr 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: TYRANNY

 


Settima puntata: Tyranny - "Tides of Awakening" (2005) 

Non è facile parlare di funeral doom, genere non solo ostico nella fruizione, ma anche spigoloso come oggetto di dissertazione. Con certe band le parole proprio non vengono fuori, come fossero sassi acuminati stretti in gola; altre volte verrebbe da utilizzare espressioni e veicolare concetti che possono valere per il genere intero, con il rischio di perdere di vista le specificità del singolo progetto. 

Nel caso dei Tyranny le cose sono più semplici, tanto che ci potremmo limitare all'impiego di un solo aggettivo per descrivere il loro suono: mostruoso. E potremmo anche fermarci qui, perché con tutti i giri di parole a cui potremmo ricorrere per presentare il loro operato, alla fine mostruoso è l’appellativo che più di ogni altro si rivelerebbe calzante. E qua, al contrario, la sfida per la nostra penna è di raggranellare un numero sufficiente di frasi per poter confezionare uno scritto che si possa dire di senso compiuto.