"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

5 mag 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: OLD SORCERY


 
Negli antichi castelli: Old Sorcery, "Strange and Eternal" (2019) 

Si è detto che da un certo punto in poi, nella storia recente del dungeon synth, avrebbe preso piede un filone di sonorità orientate ad inscenare fascinazioni fantasy sui generis piuttosto che chiudersi in fosche ambientazioni medievaleggianti, come era accaduto alle origini. A dungeon synth outside the dungeons, potremmo dire, artisti che avrebbero messo il naso fuori dai sotterranei e dalle segrete per affacciarsi al mondo, respirare l’aria a pieni polmoni ed immergersi in evocative narrazioni fiabesche, sconnettendosi in tutto e per tutto dal black metal che era stato il motore primo affinché il genere nascesse. 

Questo non significa, tuttavia, che non abbiano continuato ad esistere validissime realtà legate alla visione artistica della vecchia scuola. Un esempio è costituito proprio dal progetto finlandese Old Sorcery che, assieme a Thangorodrim ed Old Tower, va a comporre un ideale trittico di alfieri contemporanei votati alla messa in scena del dungeon synth più oscuro ed old school!

L’influenza dichiarata sono i Tangerine Dream e il fatto di abbeverarsi principalmente da una fonte così pura ed incontaminata rende la musica degli Old Sorcery diversa, più fresca di molti loro colleghi. Svincolandosi dalle morse minimaliste ereditate dal black metal ed adottando un approccio squisitamente progressivo, Old Sorcery è fautore di alchimie sonore dal forte impatto cinematografico. 
 
Non che Juuso Peltola, in arte Vechi Vrăjitor e bibliotecario di professione, disdegni il metal, anzi: come molti altri suoi colleghi, è o è stato coinvolto in una miriade di altri gruppi, tutti più o meno dediti a generi estremi e in principal modo black metal (Warmoon Lord è l'esperienza più consistente). Di sicuro la militanza in questi gruppi e la predilezione per il black metal sinfonico, unitamente alla passione smodata per il cinema horror (principalmente quello degli anni ‘60 e ‘70), ha aiutato il Nostro ad edificare una visione artistica tetra ed orrorifica di cui gli Old Sorcery costituiscono la proiezione in direzione atmosferica: una visione – quasi superfluo ricordarlo – nutrita da letture fantasy ed in particolare dai soliti J.R.R. Tolkien e Max Ernst

Il Nostro esordisce nel 2017 con l’ottimo “Realms of Magickal Sorrow” che, insieme al successivo “Strange and Eternal”, del 2019, se la gioca come miglior parto discografico del progetto. I due album sono connessi fra loro in quanto costituiscono i primi due capitoli della cosiddetta “Castle Trilogy” (che verrà completata con l'altrettanto superbo “Dragon Citadel Elegies” del 2022). Fra “Realms of Magickal Sorrow” e “Strange and Eternal” forse forse vince ai punti quest’ultimo, ma solo per un paio di dettagli che ovviamente rimangono legati alla sensibilità del sottoscritto. 

Uno: nel debutto, Peltola aveva utilizzato dei suoni tanto pacchiani da sminuire un poco la potenza evocativa di certi passaggi, quelli più progressivi ed incalzanti. Da questo punto di vista, pur non avendo la delicatezza e il tocco di uno Chopin, in “Strange and Eternal” mi pare che la scelta dei suoni sia avvenuta in modo più oculato. 

Due: "Strange and Eternal" si fregia anche di un paio di interventi vocali che ho trovato molto suggestivi e che hanno fatto guadagnare qualche punto in più alla release (elemento che ritroveremo anche in "Dragon Citadel Elegies"). Non è una cosa infrequente nel dungeon synth imbattersi in sezioni parlate o recitate, e sebbene non sempre si abbiano esiti mirabolanti, quando questo espediente espressivo viene ben dosato e circostanziato, può costituire un reale valore aggiunto. E questo è il caso di “Stange and Eternal”. 

I tre quarti d’ora dell’opera, suddivisa in cinque lunghe tracce, si incaricano di descrivere un concept che vede al suo centro la morte di un sovrano (non è chiaro il ruolo dello stregone, ma c’è anche uno stregone, che non guasta mai). Musica che odora di tragedia, di requiem solenne, dunque, fra maestose partiture di organo e il rintocco di campanacci a morto, il tutto calato in una gelida foschia e tonalità umorali che vanno dal grigio al nero, con quel tocco di viola conferito dalle suggestioni fantasy

Come si diceva sopra, l’estro di Vechi Vrăjitor brilla per una solida verve progressiva che anima e rende dinamiche composizioni lunghe e tortuose che si muovono liberamente, senza ripetizioni, come se seguissero la sceneggiatura di un film. 

Gli undici minuti dell’openerThe Crystal Funeral”, aperti dal sibilar del vento, chiamano in causa i già citati Tangerine Dream e l’imprescindibile Klaus Schulze, quello maturo di opere come “Timewind”, "Mirage" ed "X", nonché certe soluzioni più leggere dei Kraftwerk. Si hanno dunque corposi sintetizzatori, melodie ariose che si alternano a geometrie più spigolose, basi ritmiche analogiche che pulsano nel sottofondo, un sound stratificato benedetto da suoni potenti e cristallini. Un insieme di cose, questo, che getta una enorme distanza rispetto alle produzioni artigianali del dungeon degli esordi ed avvicina la proposta, nella forma, a certa modern dungeon synth

Certo, non mancano ogni tanto delle uscite a cazzo di cane, con suoni plasticoni che in un secondo ci fanno dimenticare i maestri del krautrock ma fortunatamente si tratta di momenti brevi, anche perché in “Strange and Eternal” niente viene tirato per le lunghe: non è esso un lavoro che ama indugiare troppo sulle medesime soluzioni, anzi, offre una vasta e ben orchestrata tavolozza di suggestioni, passando fluidamente da momenti più incalzanti e bombastici a fasi più meditative ed elegiache. 

Un sound a tratti barocco, quello degli Old Sorcery, nel quale, come anticipato, trovano spazio anche un paio di interventi vocali: nella terza traccia “A Moss Covered Grimoire”, per la verità, si ha una voce filtrata e farfugliante che, quasi impercettibile, non va a snaturare la vocazione strumentale dell’album, mentre nella prodigiosa suite conclusiva “Tulessa Uinuva Kuningas” (in finlandese: Il Re addormentato in fiamme) si ha un vocione bello grattato (probabile rigurgito delle esperienze maturate in ambito metal) che si getta in un enfatico quanto grottesco recitato (presumo in lingua madre) che accentua il carattere epico del brano: quindici minuti che, fra gelide sferzate di synth ed epiche progressioni, cupi momenti ambient ed improvvise aperture, sono da vedere come un capolavoro nel capolavoro.

"Strange and Eternal", in definitiva, si candida ad essere inserito fra le migliori estrinsecazioni del dungeon synth recente. Nonostante la relativa giovinezza del progetto, esso viene spesso citato come influenza da molti artisti contemporanei, rendendo gli Old Sorcery non solo uno dei progetti più validi del dungeon synth odierno, ma anche uno dei più influenti.  

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