"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa
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22 ott 2026

"SOLARIS" (THE OCEAN) - IL NUOVO "FENOTIPO" SONORO DEL POST-METAL


Lo spettacolo è il sole che non tramonta mai sull'impero della passività moderna. Ricopre l'intera superficie del globo, crogiolandosi all'infinito nella propria gloria.

Ci eravamo lasciati tre anni fa, con i The Ocean, che chiosavano lo splendido (e, ci pare, poco compreso) “Holocene” con la frase in esergo, una sorta di tagline che introduceva l’ultima traccia, “Subatlantic”. La stessa song si concludeva con le profetiche e apocalittiche parole “Cities of sand / Under glass / This is our new civilization / And the sun always shines / Bright”.

7 ott 2026

07/10/1986: NON SOLO "REIGN IN BLOOD"...

 


Oggi, 07 ottobre 2026, tutta la comunità metal mondiale celebrerà, a ragione, il 40ennale di “Reign in Blood”. Così come, lo scorso 03 marzo, ha fatto con la stessa ricorrenza di “Master of Puppets”.

A tenere viva l’attenzione su di esso (e per rimpinguare il proprio portafoglio), se mai ce ne fosse stato bisogno, sono arrivati gli stessi Slayer che si sono esibiti il 04 e il 06 settembre scorsi in Minnesota e Oklahoma per due shows speciali durante i quali, nella seconda parte della setlist, hanno appunto performato l’intero masterpiece del 1986.

7 set 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: QUEST MASTER



Lontano dalle tenebre...: Quest Master, "The Twelve Temples" (2021) 

Con Quest Master giungiamo al punto più distante possibile da quelli che erano stati i presupposti iniziali da cui il dungeon synth, poco meno di trent’anni prima, si era generato. Mortiis, le strumentali di Burzum e Satyricon, le infinite introduzioni dei Summoning; e poi Lamentantion, Depressive Silence, Gothmog: sonorità che si muovevano sotto la cappa fosca di un torbido medioevo, suoni marci che forse nascevano con l'ambizione di emulare i maestri del dark-ambient, ma che poi, piegati dai limiti tecnici ed economici, erano costretti a puntare molto, se non tutto, sull’effetto suggestionante di macabre e miserabili sonate di tastiere da quattro soldi. Questa era la magia del dungeon primordiale, scrigno di incantesimi che, nascosto nella più profonda delle prigioni sotterranee, veniva dischiuso per scatenare forze oscure. 

Poi, si è visto, il genere si sarebbe sviluppato in varie direzioni, chi manteneva quella prerogativa di bolsa malvagità, chi invece ambiva a ritrarre sbrilluccicanti reami fantasy. Erang, Fief, Hole Dweller sono nomi che effettivamente hanno ricostruito il dungeon su altri presupposti, recidendo definitivamente il cordone ombelicale che il genere ancora manteneva con il black metal. Con Quest Master si va oltre, e partendo dal fantasy si procede nella direzione del Regno dei Videogiochi. 

2 set 2026

GOTHIC - "APOTOMOS KATABASIS", L'ALBUM 'NASCOSTO'

 


"Pedina indifesa, schiava dell'insensata e sistematica eliminazione del mattino" (James M. Jason)

A distanza di oltre cinque mesi dalla sua uscita, ci pare giunto il tempo di approfondire il c.d. album nascosto dell’ultima fatica del Gothic Multimedia Project, con la speranza che più persone possibili, in questo lasso di tempo, si siano cimentate, nella sua interezza, con “Only Bruises Through the Port-Hole of My Mind” e i suoi cinque piani di espressione artistica (li ricordiamo: due musicali, uno letterario, uno di interattività informatica e uno di rappresentazione teatrale).

23 ago 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: DIM

Viaggio nel tempo senza freni: DIM , "Compendium Reliquiae" (2021)

La sigla DIM è da considerare un caso a parte nel panorama del dungeon synth dei nostri giorni. Si è visto come negli ultimi anni siano proliferate estrinsecazioni artistiche che si sono allontanate sempre di più dal nucleo di stilemi attorno al quale il genere aveva preso inizialmente forma.

Fra queste estrinsecazioni, il canadese Josiah Wilkinson sposta il discorso di un'ulteriore tacca 'rispetto alle coordinate classiche del dungeon synth, proponendo una formula che vede coesistere elettronica e strumenti acustici. Non proprio una musica da camera, ma quasi, e per questo il progetto DIM potrebbe accattivarsi le simpatie più al di fuori che dentro la popolazione del dungeon synth. 

13 ago 2026

INCUBO DI UNA NOTTE DI PIENA ESTATE: TRE ALBUM STRANIANTI NELLA CANICOLA 2026



Sole, spiaggia, ombrelloni, gelato, infradito ed amache sotto una palma non sono certamente elementi tipici delle atmosfere metal. In musica, soprattutto quella meno commerciale, i mesi estivi sono da sempre considerati una finestra temporale debole, per via di una ipotetica minore attenzione da parte del pubblico, portando band ed etichette a cercare maggiore visibilità nelle grandinate di primavera o in autunno, e per ottenere più visibilità per le classifiche e per i vari riconoscimenti di fine anno, anche se in tempi recenti nell'era dello streaming e dei social media gli ascolti e l’attenzione sono distribuiti più equamente durante tutto l’anno.

A dispetto dei ritmi ballabili, dei ritornelli super-orecchiabili e delle liriche frivole dei tormentoni estivi, proporrò tre opere rilasciate nel cuore di luglio caratterizzate da un sound alienante e straniante, oltre che cupo e complesso, in tre diverse ramificazioni del metal estremo: black metal moderno, blackened death e drone doom. Questi tre album, assieme ad altri lavori di grande tecnica esecutiva e creatività compositiva come “Within” dei Protest the Hero e “The Pulse of Annihilation” degli Psycroptic, compongono un’eccellente rosa dei migliori album rilasciati nel mese di luglio, dimostrando comunque che anche il periodo estivo è sempre terreno prosperoso per grandi uscite metal, anche per quelle che cambiano il clima e l’atmosfera in un mood più gelido e oscuro...

8 ago 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: FOGWEAVER



Brancolando nella nebbia: Fogweaver, "Spellwind" (2020) 

Tessitore di nebbia: questa è la traduzione letterale del monicker scelto da Dylan Rupe per il suo progetto dungeon synth che, di diritto, si colloca fra le manifestazioni più convincenti che il genere abbia espresso negli ultimi anni. 

Fogweaver, infatti, è fra i nomi di punta del dungeon contemporaneo: attivo dal 2019, il progetto offre una discografia ben nutrita che conta (ad oggi) ben sette uscite discografiche (di cui due sono split con altri artisti): una sequela di opere che si incastonano con autorevolezza nel panorama odierno del dungeon synth rappresentandone l'estrinsecazione più raffinata ed elegante. 

3 ago 2026

AYREON'S 3Oth ANNIVERSARY 1995-2025

 


Pensavate di scamparvela a questo giro, vero?!?

E invece no: eccomi qui, ad ammorbarvi con l’ennesimo post su un DVD di Mr. Lucassen!

Puntuale, a cadenza biennale, che manco la mostra di Venezia, torna infatti Arjen con una nuova, super, mega-produzione targata Ayreon.

24 lug 2026

"RITUALS OF SHAME": GLI WARNING 20 ANNI DOPO...

 


Fermi tutti! Dovete ascoltare subito questo album! Ora! Assolutamente!

Furono queste, più o meno, le parole con le quali, parecchi anni orsono, feci deflagrare gli Warning nella chat whatsapp della Redazione di Metal Mirror.

Avevo appena finito di ascoltare per la prima volta, su imbeccata di un amico, “Watching from a Distance”, secondo full lenght della melo-doom metal band britannica.

4 lug 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: DIPLODOCUS

 


Vibrazioni giurassiche: Diplodocus, "Slow and Heavy" (2019)

Capita nel dungeon synth che qualcuno conquisti la sua fetta di gloria rilasciando anche un solo album. E' il caso di Diplodocus, progetto americano “salito agli onori delle cronache” per l'oramai mitico "Slow and Heavy", unico full-lenght pubblicato dal progetto. A questo album del 2019 sarebbero poi seguiti un paio di singoli, “Tales of an Ancient Past” nel 2020 e "Lumbering Herds" nel 2025.

I meriti del Nostro?
Inventare il dino-synth, esperimento dagli esiti non banali visto che non è cosa così intuitiva svegliarsi una mattina ed applicare gli stilemi del dungeon synth all'immaginario giurassico. La formula funziona e il risultato è accattivante, oltre che simpatico. Ma com'è 'sto dino-synth? 

9 giu 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: HOLE DWELLER


A spasso con gli Hobbit: Hole Dweller, "Flies the Coop" (2019) 


“Hobbit themed dungeon synth From Athens, Georgia, USA”: questa definizione (tratta da Discogs) dice già molto, ma non tutto, sul progetto Hole Dweller. Scenderemo poi nei dettagli del suono, ma quello che possiamo dire è che “Flies the Coop”, debutto targato 2019, è un gioiellino che mette d’accordo un po’ tutti, difensori delle istanze della vecchia scuola ed amanti delle sonorità più recenti del dungeon synth, ossia quelle orientate alla perlustrazione di ambientazioni fantasy sui generis. 
 
Questo grazie all’estro e all’ispirazione di Tim Rowland, l’uomo dietro al progetto, ma anche al recupero di certe ruvidità lo-fi che ci riportano alle origine del genere nella sua forma più pura e genuina. 
 

5 mag 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: OLD SORCERY


 
Negli antichi castelli: Old Sorcery, "Strange and Eternal" (2019) 

Si è detto che da un certo punto in poi, nella storia recente del dungeon synth, avrebbe preso piede un filone di sonorità orientate ad inscenare fascinazioni fantasy sui generis piuttosto che chiudersi in fosche ambientazioni medievaleggianti, come era accaduto alle origini. A dungeon synth outside the dungeons, potremmo dire, artisti che avrebbero messo il naso fuori dai sotterranei e dalle segrete per affacciarsi al mondo, respirare l’aria a pieni polmoni ed immergersi in evocative narrazioni fiabesche, sconnettendosi in tutto e per tutto dal black metal che era stato il motore primo affinché il genere nascesse. 

Questo non significa, tuttavia, che non abbiano continuato ad esistere validissime realtà legate alla visione artistica della vecchia scuola. Un esempio è costituito proprio dal progetto finlandese Old Sorcery che, assieme a Thangorodrim ed Old Tower, va a comporre un ideale trittico di alfieri contemporanei votati alla messa in scena del dungeon synth più oscuro ed old school!

20 apr 2026

UN PENSIERO SU "PARA BELLUM" (TESTAMENT)

 


Mi sono avvicinato a "Para Bellum" con una certa diffidenza, quasi per riflesso condizionato. Dopo anni di dischi solidi ma intercambiabili, l’idea era quella di trovarmi davanti all’ennesimo capitolo ben confezionato, fedele a uno stile ormai cristallizzato. Un disco da Testament, nel senso meno interessante possibile del termine. L’ascolto, però, costringe a rivedere almeno in parte questa posizione.

5 apr 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: MALFET

 


Di cavalieri e principesse: Malfet, "The Snaking Path" (2018) 

Eccoci all’ultima decina di titoli! 

Se la creazione del "sacro blog" (dungeonsynth.blog) segnò simbolicamente la rinascita del dungeon synth all'inizio degli anni dieci, è con l'ampia diffusione del genere tramite i canali di auto-promozione offerti dal sito Bandcamp (un boom che potremmo collocare intorno al 2017/2018) che il fenomeno esplode da un punto di vista numerico. Questa terza fase, che vede il movimento acquisire una definitiva auto-consapevolezza, poggia i piedi nel quinquennio precedente ove forze contrastanti si erano affrontate sancendo nei fatti la resurrezione di quelle sonorità. 

Volendo semplificare, da un lato abbiamo avuto la fazione di coloro che rimanevano indissolubimente connessi agli stilemi della vecchia scuola, tutt’al più sconfinanti nel dark ambient o nel post-industrial. Esempi lampanti di questo suono oscuro e minaccioso sono Thangorodrim e Old Tower. Dall'altro vi è stato il filone di autori che invece hanno preferito lasciarsi alle spalle la zavorra del black metal, preferendo orientarsi verso ambientazioni fantasy sui generis. Di questo gruppo, promotore di un suono più solare e radioso, abbiamo incontrato almeno un paio di rappresentanti illustri: Erang, con il suo estro universalizzante capace di annettere le sonorità più disparate nella sua ampia ed inclusiva visione artistica; e Fief, immerso in una dimensione più intima e contemplativa. 

Proprio lungo la scia di questi due ultimi “giganti” della “nuova era del dungeon synth” sembra poggiare l’operato di Ross Major, aka Malfet, fra i musicisti più dotati - sia da un punto di vista esecutivo che di visione - del dungeon synth recente. 

2 apr 2026

GOTHIC MULTIMEDIA PROJECT: DI LIVIDI E PORTE MENTALI



La sera del 20 marzo scorso una intervista a dir poco surreale (fra Monty Python, David Lynch e suggestioni creepypasta) è stata mandata in loop per una manciata di ore tramite i canali (a)social del Gothic Multimedia Project per poi volatilizzarsi nell'aere in perfetto stile banksiano. Questo è stato il curioso modo con cui il “collettivo a due” formato dal fondatore James Maximilian Jason (The Architect of the Unholy Trinity) e il sodale David Bosch (The Visual Alchemist) ha inteso rivelare al mondo l’Opera Totale “ONLY BRUISES THROUGH THE PORT-HOLE OF MY MIND” (il maiuscolo mi sembra d’obbligo!). Un mostro lovecraftiano risvegliato da un lungo sonno e che affonda i tentacoli in plurime dimensioni artistiche: musica, letteratura, poesia, video-arte e persino gaming (questa la novità al presente giro!). Una vera e propria discesa negli abissi che si articola in cinque "gironi" volti a mettere a dura prova la testardaggine di chiunque coltivi l’ambizione di arrivare fino in fondo alla faccenda...

Per quanto ci riguarda, ci proponiamo l’impresa “eretica” di scomporre la famigerata “Unholy Trinity” (Sound, Image and Word) per concentrarci sul primo pilatro dei tre: il “Suono”. E dunque ci focalizzeremo sull'album “pubblico”, se così lo vogliamo chiamare per distinguerlo da quello “segreto”, ascoltabile solo dopo aver completato i vari livelli del videogioco facente parte del pacchetto. 

Del resto “l’arte d’avanguardia è un luogo difficile da raggiungere” è il motto/monito che deve essere sempre tenuto presente quando ci si approccia al Gothic Multimedia Project...

31 mar 2026

GOTHIC MULTIMEDIA PROJECT - IL ROSSO DELLA VIOLENZA

 


Dieci anni sono passati da quando, qui su Metal Mirror, pubblicammo la retrospettiva sul Gothic Multimedia Project.

Lo scorso 20 marzo, dopo un’intera decade di duro lavoro, il mastermind del G.M.P., James M. Jason, è tornato con la sua straniante creatura multimediale. Giungendo, se non alla sua opera più ambiziosa, sicuramente a quella più articolata e spiazzante.

21 mar 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: ALDER DEEP


Il suono sotterraneo: Alder Deep, "Chapter 1: The Descent" (2017)

Ci concediamo, a questo punto, una seconda deviazione di percorso. Se abbiamo spezzato una prima volta il nostro discorso introducendo il winter synth (che in verità avrebbe avuto un seguito e quasi potrebbe essere considerato un genere a parte rispetto al dungeon synth), adesso porteremo la vostra attenzione su un progetto un po' strano che, sebbene non abbia introdotto stilemi che sarebbero poi divenuti standard, rappresenta un esperimento molto interessante ed originale all'interno del più ampio bacino del dungeon synth, genere a cui indubbiamente appartiene nonostante le peculiarità della ricerca sonora che lo anima. 
 
Alder Deep è il nome di questo progetto: un progetto americano (di stanza a Tucson, Arizona per la precisione) fautore di un suono che l'autore stesso definisce "Live dungeon noises from the deepest depths". Tale definizione racchiude in sé almeno tre verità che gettano luce sulle caratteristiche di questa proposta così poco conforme rispetto agli standard del genere. 
 

6 mar 2026

"LITURGY OF DEATH" (MAYHEM) - IL BOOMERANG DEL BLACK METAL E DELLA VITA

 



Il vulcano sputa fuori sulla crosta e sui paesaggi terrestri ciò che giace sotto le sue fondamenta, e ricorda all’uomo che sarà mangiato dalla sua stessa inquietudine sotterranea, sopra cui ha costruito strati e strati di civiltà. 

Così i Mayhem si piazzano sopra le nostre teste nel 2026, come un passamontagna calato a forza sul viso di un pagliaccio.

30 gen 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: OLD TOWER


Lo Spettro della Vecchia Scuola risorge... - Old Tower, "The Rise of the Specter" (2017) 

Non ho mancato di menzionare in sede di introduzione come quella delle copertine sia una dimensione conturbante all'interno dell'universo artistico del dungeon synth. Ve ne sono di bellissime, per lo più in bianco e nero, realizzate a mano, rilucenti di quel fascino artigianale e "fai da te" che spesso possiede la musica che si cela dietro di esse. Come per quello musicale, anche per il lato estetico delle produzioni vale quel concetto - centrale nell'universo artistico del dungeon synth - che ho provato a descrivere nei seguenti termini: la massimizzazione del rapporto virtuoso fra mezzi (poveri) e risultati (a volte) eccellenti. 

Tra le più belle ed accattivanti copertine dell'intera epopea del dungeon synth vi è senz'altro da indicare quella di "The Rise of the Specter" degli Old Tower: una raffigurazione che racchiude molti elementi tipici del genere, dal castello sull'altura al tizio incappucciato in stile templare, dall'ambientazione tetra ed invernale alla cornice barocca, il tutto rincupito ulteriormente da un misterioso globo nero sullo sfondo (sarà il sole, la luna o cos'altro?). Una immagine talmente emblematica che avrei utilizzato per il capitolo introduttivo della rassegna se non avessi poi deciso di recensire l'album stesso. Questo lavoro, infatti, oltre a bearsi di una splendida copertina, tanto suggestiva ed intrigante quanto morbosa ed inquietante, è anche molto valido per quanto riguarda i contenuti. Per questo ne stiamo a parlare oggi. 

20 gen 2026

VIAGGIO NEL DUNGEON SYNTH: THANGORODRIM



Il lato oscuro del dungeon synth - Thangorodrim, “Taur Nu Fuin” (2016)

Si è visto come la rinascita del dungeon synth all'inizio degli anni dieci avesse ricalcato le orme lasciate dai progetti che introdussero il genere per la prima volta nel decennio novantiano: il fenomeno, come successo in precedenza, riaffiorava in superficie come un aggregazione quasi casuale di esperimenti atmosferici compiuti a vario titolo. Per quanto riguarda la seconda metà degli anni dieci, invece, possiamo fare un discorso in parte differente: in quegli anni, infatti, era possibile assistere al configurarsi di un processo collettivo più strutturato e consapevole. Questo non significa necessariamente omogeneità. Volendo semplificare, si potrebbero individuare due diverse tendenze, opposte ma non del tutto inconciliabili: una aperta a nuove prospettive ed una fondata sul recupero dei vecchi stilemi. 

Nell'anno 2016, per esempio, potevi imbatterti nei due primi lavori di Fief e crogiolarti in una dimensione bucolica e radiosa anticipata efficacemente da copertine dai colori tenui e dai tratti fiabeschi. Ma ti poteva anche capitare di avere per le mani il debutto di Thangorodrim, autore di un suono pesante, oscuro ed epico, riflesso alla perfezione nel nero di una copertina che addirittura ripropone il ghigno incazzato del blackster di turno. Insomma, da un lato l’artista simbolo dell’emancipazione dalle origini black metal in direzione fantasy, dall'altro un campione del recupero degli umori tesi, tesissimi della vecchia, vecchissima scuola. E' di quest'ultimo che parleremo oggi:  fan del primo Mortiis, fatevi dunque avanti!