"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

29 dic 2022

"LO STATO DELL'ARTE" DEL POWER METAL

 



Che anno è stato, il 2022, per il power metal?

Le uscite da parte di ‘calibri da 90’ non sono di certo mancate nel corso dell’anno appena trascorso e Metal Mirror, oggi, le va ad analizzare. Del resto, certi nomi sono troppo importanti nel panorama metal mondiale per far finta di niente…

24 dic 2022

AVEVO UN SOGNO...


...o forse no. Come tanti avrei voluto impugnare uno strumento e diventare un musicista affermato. Non necessariamente una star, ma almeno uno di quelli che campano della propria professione. Non mi ha mai attirato il successo in sé, non ho mai ricercato certezze negli altri. Nella mia passione per la musica sono sempre stato romantico, un puro, mi sarebbe bastato suonare in un gruppo, cosa che fra l'altro ho anche fatto per un certo periodo, ma evidentemente non ci ho creduto abbastanza. 

Per un po' ho suonato il basso, avrò avuto sedici o diciassette anni. Non ho mai avuto un debole per questo strumento che spesso non udivo, lo scelsi solo perché nel gruppo di quelli di classe mia al liceo mancava il bassista. Non nacque alcuna passione per le quattro corde, a dirla tutta non ci ero nemmeno portato, avendo io il senso del ritmo di un bradipo. Aspetto positivo: almeno non mi si sentiva. 

19 dic 2022

I MIGLIORI ALBUM DEL 2022 - LA CLASSIFICA DI METAL MIRROR

 


La classifica di fine anno è un momento malinconico. Non perché si ripercorrano i fotogrammi dei giorni appena trascorsi o perché ci si senta più vecchi, ma per la necessità di constatare la direzione musicale del fenomeno estremo musicale con più disincanto, con un sorriso amaro e con fiera esperienza del proprio ego. 

Come quando passeggi per le vie del centro ed incroci il tuo vecchio compagno di classe trovandolo invecchiato, ma tutto sommato in forma e adeguato al trascorrere del tempo. Ti coglie così quel senso di ineluttabile malinconia per il tempo trascorso e per certi entusiasmi che non possono ritornare, pur mantenendo un piacevole effetto nel vedere quello che il vecchio amico è diventato. 

9 dic 2022

ADA ROOK - A ME I GIOVANI FANNO PAURA


Questo è il classico album che non reggo per più di due minuti. Ad album così mi ci posso anche avvicinare per curiosità (dai, la copertina è caruccia!), ma poi subito li abbandono sereno, forte delle mie incrollabili certezze. 

Ed infatti l’inizio ostentatamente caotico, la schizofrenia enfaticamente buttata in faccia all’ascoltatore, il disagio oltraggiosamente cacofonico e sintetico del primo brano mi aveva stuccato, ed ero lì lì per passare ad altro quando all'improvviso attacca un cazzuto passaggio di elettronica bella nineties che cattura la mia attenzione e in qualche modo mi irretisce. A quel punto arrivare al termine dei trentacinque minuti di “UGLY DEATH NO REDEMPTION ANGEL CURSE I LOVE YOU” è stato un attimo, forse un errore. 

4 dic 2022

E' TORNATO IL RE! LA RECENSIONE DI "LIGHTWORK" (D. TOWNSEND)

 


Il bello di un genio artistico come quello di Devin (o il brutto, a seconda da che punto di vista si guardi la faccenda) è che anche quando pensi di conoscerlo ormai a fondo, quando ti pare di aver introiettato ogni piega del suo stile musicale e aver messo un punto fermo nel tuo rapporto personale con lui (tanto da scriverne una Retrospettiva 'totale' che mirava a sviscerare ogni aspetto della sua musica) ecco che l’uscita discografica successiva mette in discussione tutte le certezze fin lì acquisite.

Era accaduto in maniera plastica con l’incredibile “Empath” nel 2019, disco che avevamo definito impossibile per il suo songwriting spiazzante, bislacco, iper-colorato; sicuramente diverso da qualsiasi cosa ascoltata in precedenza nella discografia del Nostro.

29 nov 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: EYE OF SOLITUDE

 


Trentesima puntata: Eye of Solitude - "Canto III" (2013) 

Agli Eye of Solitude piace vincere facile: copertina pittoresca, concept sulla Divina Commedia, funeral doom potente, melodico, schietto; i My Dying Bride come stella polare. 
 
Siamo nel 2013, del resto, quando oramai il funeral doom era già stato mangiato, digerito e defecato da molti. I Nostri poggiano indubbiamente sulle spalle dei giganti che il genere lo hanno creato, sviluppato e perfezionato, ma il pregio di “Canto III” è uno e fondamentale, ossia quello di essere un ottimo album. Gli Eye of Solitude, in fondo, non sono neanche dei nani, in quanto capeggiati da Daniel Neagoe che è indubbiamente un profilo di alta levatura nei ranghi del genere. 
 

24 nov 2022

GUIDE PRATICHE PER METALLARI: IL ROCK ITALIANO


Bene, adesso che ci siamo tolti il dente dedicando un intero articolo al rock progressivo italiano, possiamo con maggiore serenità rivolgerci al "rock italiano in senso più ampio", proposito, ahimè, dagli orizzonti comunque vaghi e confusi. 

19 nov 2022

VIAGGIO NEL FUNERAL DOOM: EA


Ventinovesima puntata: Ea – “Ea” (2012) 

E’ strano pensare che al mondo ci siano persone che venderebbero l’anima per dieci minuti di notorietà ed altre invece che trincerano il loro operato dietro al più assoluto anonimato. Quest'ultimo è il caso degli Ea, di cui non si sa nulla, nemmeno da dove provengano. Si ipotizza Russia, Stati Uniti, persino Antartide (così riporta Metal Archives), ma a parte quest'ultima cazzata, l'endorsement della Solitude Productions (nota etichetta russa che assiste principalmente band russe nell'esprimere la propria vocazione per il funeral doom) farebbe pensare che questi oscuri figuri siano proprio di nazionalità russa.  

L'origine e la collocazione geografica, in verità, non sono l'unico elemento di mistero che avvolge gli Ea, in quanto anche per tutto il resto le informazioni sul loro conto e sui loro album sono assai vaghe: booklet privi di note accompagnano i loro lavori, i testi sono ignoti e pare che persino la lingua utilizzata sia di loro invenzione, sebbene, sempre secondo Metal Archives, i testi dovrebbero essere redatti in una lingua morta ricostruita attraverso accorte metodologie archeologiche. Aspetto, questo, che non turba certo i nostri sonni: se anche fossero stati scritti in italiano dall'Accademia della Crusca stessa non ci avremmo comunque capito una mazza...

Con “Ea”, quarto album in studio, i Nostri toccano l’apice del loro ermetismo, rinunciando persino a brani e titoli e presentandosi con un'unica composizione di quarantasette minuti che porta semplicemente il nome della band. Quanto a noi, siamo ben lieti almeno per una volta di non dover stare a trascrivere nomi di musicisti e titoli, ma siamo anche consapevoli che tutto questo nel suo insieme (funeral doom, lingue inventate, brani di quasi un’ora di durata ecc.) possa spaventare chi si dovesse approcciare alla band per la prima volta...