"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

31 ott 2018

HALLOWEEN'S FIGHT: METALLARI CONTRO DARKETTONI


Bifolchi, ignoranti, rozzi, brutti e con i brufoli. Quante ce ne hanno dette? Molti sono gli stereotipi che aleggiano attorno alla figura del metallaro e molti di essi sono, ahimè, pure veri. Io stesso, che il metal lo ascolto da una vita, ho dovuto affrontare un grande senso di delusione nel momento in cui ho deciso di uscire dalle anguste quattro mura della mia cameretta per condividere con altri la mia passione. Finché si legge di musica sulla carta stampata (ieri) o sul web (oggi) son tutti bravi, acuti, brillanti, capaci di analisi raffinate. Ma quando ci si incontra di persona e magari non si parla di musica questa magia svanisce. E se capita di incontrarci in provincia, sembra di trovarsi nel set di un film di Pier Paolo Pasolini. E, Santo Dio del Metallo, siam quasi tutti uomini!

Però il resto del mondo, a guardar bene, non è poi tanto meglio. Forse sto diventando misantropo, forse sto semplicemente invecchiando, di sicuro non sopporto più chi cerca e trova identità in ambienti omologanti che prevedono l'adesione ad una linea di pensiero ben precisa ed esigono addirittura un dress-code. Da qui l'idea di passare in rassegna svariate tipologie di gruppi di persone che hanno uno stile di vita strettamente intrecciato con la musica che ascoltano. Visto che siamo a Halloween, partiamo dai nostri cugini dark... 

29 ott 2018

I 10 MIGLIORI LIVE ALBUM DEL METAL: "SCENES FROM NEW YORK" (DREAM THEATER)


CAPITOLO 9: "LIVE SCENES FROM NEW YORK" (2001)

Li abbiamo presi simpaticamente in giro, costruito su di loro storielle grottesche, tra il serio e il faceto dissertato sulla lungaggine delle loro composizioni, ironizzato sui ravioli al vapore di Myung, ecc.

E, non troppo tempo fa, criticati seriamente anche nel merito qualitativo dei loro ultimi dischi.

Ma di certo abbiamo saputo anche elogiarli, perché, ai di là dei nostri gusti personali, la classe la sappiamo riconoscere. E le grandi capacità tecniche e compositive pure.

27 ott 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: DER BLUTHARSCH, "THE TRACK OF THE HUNTED"


Decima puntata: Der Blutharsch

Si era partiti dall'industrial. Da un punto di vista artistico-espressivo, il movimento si era in origine imposto come il ricettacolo dei mali e delle contraddizioni del nostro tempo: critica e denuncia insieme di un sistema, sociale, politico ed economico, sull'orlo del collasso. Ma era un discorso estetico, ed era con spirito provocatorio, ferocemente provocatorio, che si ricorreva a tute mimetiche, umori marziali e proclami guerrafondai: la guerra come accelerazione di un processo avviato e volto alla nemesi finale dell'Uomo, già morto spiritualmente e destinato ad una lenta agonia prima della definitiva scomparsa. 

Nella nostra carrellata di dieci album-simbolo per descrivere cosa sia il post-industrial, mettiamo la parola Fine con chi, forse fraintendendo il messaggio originario e scambiando la forma per la sostanza, indossa divise militari senza molta ironia e si volge ai regimi totalitari del passato con autentica nostalgia. Chiudiamo il cerchio con il viennese Albin Julius e i suoi Der Blutharsch, alfieri più rappresentativi del cosiddetto martial-industrial.

25 ott 2018

"THE WAKE": IL RISVEGLIO DEI VOIVOD!



Eterno rispetto per i Voivod: una band così originale da divenire inimitabile; una formazione che ha dato sempre il massimo senza mai raccogliere, in termini di vendite, quanto propriamente meritato; una squadra che ha sempre saputo superare le mille peripezie e le perdite più pesanti (l’ultima, la più gravosa: la morte di Denis “Piggy” D’Amour) senza mai smarrire l'entusiasmo, la passione e l'integrità artistica.  

Rispetto profondamente i Voivod, che ho seguito con passione per molti anni, ma la morte di Denis D'Amour è stato un evento troppo traumatico da sopportare per poterli continuare a supportare attivamente. "Katorz", "Infini", "Target Earth" sono album che non mi hanno mai convinto e che, devo ammettere, non ho approfondito neppure più di tanto, in quanto per me i Voivod erano morti e sepolti con il loro chitarrista storico. Problema mio.

23 ott 2018

DAL GROWL ALLA GIACCA E CRAVATTA: TOBY DRIVER, "THEY ARE THE SHIELD"


Oggi voglio raggiungere il record negativo di cliccate di questo blog: oggi vi voglio parlare di Toby Driver. Chi di voi sa dirmi chi è? 

Piano, fate piano, non azzuffatevi per rispondere, ve lo dico io, purché non vi facciate del male! Toby Driver è stato il leader dei Maudlin of the Well e dirige tuttora, fra mille altre cose, i Kayo Dot. Insomma, per chi conosce ed ama questi gruppi, Driver è un personaggio che ha saputo dir qualcosa di significativo in ambito post-metal, uno che dal berciare in growl si è ritrovato in giacca e cravatta, potremmo dire, considerata la copertina di questo suo ultimo album solista: “They are the Shield”. 

21 ott 2018

LESSICO METAL: IL SUFFISSO PRIVATIVO "LESS"


Il suffisso privativo less è un'altra sonda lessicale per indagare il negativismo concettuale, o iconico, diffuso nei generi estremi del metal. Prendiamo per esempio i nomi dei gruppi.

Si parte con il semplice uso per "togliere" una parte da un tutto, con l'effetto del deprezzamento o mutilazione, spesso distruttiva o dispregiativa (testa, collo, occhi, arti, fegato), ma anche masochistica o depressiva (senza ali). Alcune di queste mutilazioni sono simboliche di una negazione di dignità, o sono l'insinuazione della falsità dell'oggetto che si indica. Il profeta messianico è per chi lo nega o lo avversa descritto come un essere "senza volto", e la sua decapitazione abbiamo già visto come significhi indicare la falsità della sua apparenza, che appunto risiede nel volto e nei suoi elementi, "polena" dell'esistenza che appare. Viceversa, non avere elementi che possono ingannare è simbolo talvolta di integrità e sincerità: l'essere "senza occhi" significa non indurre in inganno, ad esempio, e "senza volto" è l'essere che non si fonda sull'apparenza e sull'inganno della comunicazione. Insomma, la privazione riporta alla spiritualità, alla verità oltre le apparenze, in un modo o nell'altro.

19 ott 2018

STUFARSI DEL METAL, RIAPPACIFICARSI CON IL METAL: GRAVE DIGGER E DEAFHEAVEN



Spesso si inizia ad ascoltare metal da giovani. Poi molti si perdono per la strada: certi cambiano i propri gusti musicali, i più smettono di ascoltare musica. Con le mie quaranta primavere alle spalle posso dire: ci sono ancora!

Questo non significa, tuttavia, che con il metal siano sempre state rose e fiori: continuo a pensare che il metal sia un genere musicale meraviglioso, ma i suoi cliché mi urtano i nervi. E così da anni fluttuo in una snervante ambivalenza emotiva, sospeso fra perplessità ed esaltazione. Questo mio bipolarismo nei confronti del metal diviene palese facendo il confronto dei videoclip di “Zombie Dance” dei Grave Digger e di “Honeycomb” dei Deafheaven, entrambi del 2018. 

17 ott 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: NON, "GOD & BEAST"



Nona puntata: NON 

La presente rassegna è nata anche con l’intento di offrire un contributo complementare alla nostra dissertazione sul folk apocalittico, i cui stilemi - abbiamo visto - furono forgiati in compagnia di fervide menti del movimento industriale.

Due, in particolare, furono gli artisti che si rivelarono influenti sul fronte del neo-folk. Uno fu Steven Stapleton, titolare del progetto Nurse with Wound, nonché collaboratore assiduo dei Current 93: il suo operato, in particolare, sarebbe stato determinante nello sviluppo del filone ritual-industrial. L’altro fu Boyd Rice, non a caso già incontrato nella trattazione dell’operazione “Music, Martinis and Misanthropy” (firmata Boyd Rice and Friends) e spesso ritrovato come ospite/collaboratore negli album dei Death in June dell’amico Douglas Pearce: una fruttuosa collaborazione che avrebbe concorso a supportare l’ascesa del martial- industrial. 

Oggi tuttavia tratteremo Rice per il suo progetto principale, quello per cui si è fatto conoscere come pioniere dell’harsh noise più intransigente: i NON.