"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

17 ago 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: COIL, "HORSE ROTORVATOR"



Terza puntata: Coil 

L’industrial è un tipo di musica essenzialmente concettuale: al pari di altre correnti di rottura culturale di fine anni settanta come punk e post-punk, nelle sue orbite hanno gravitato per lo più musicisti poco preparati, se non addirittura non-musicisti

I Coil costituirono una splendida eccezione a questo stato di cose: la loro preparazione tecnica era nettamente al di sopra della media e la visione artistica che ne conseguiva era più penetrante e consapevole di quella di molti loro colleghi. Oggetto di una rivalutazione più che altro postuma, i Coil sarebbero riusciti ad accattivarsi simpatie anche al di fuori dei circoli del loro genere di appartenenza, elevando di fatto il post-industrial ai ranghi della “musica colta”. 

15 ago 2018

FERRAGOSTO IN UNO "SPAZIO SCURO": DARKSPACE



I lettori di Metal Mirror sanno che è nostra consuetudine, il giorno di Ferragosto, parlarvi di artisti non proprio balneari. Quest’anno, riflettendo su qualcosa di veramente oscuro da poter trattare in questa occorrenza che più estiva non si può, fra spiagge gremite e gavettoni che esplodono in ogni dove, ci sono balenati nella testa gli svizzeri Darkspace, realtà di cui non si sente parlare da qualche anno (l’uscita del loro ultimo lavoro in studio, “Darkspace III I”, risale al 2014). 

Chiariamo subito che non è stata una nostra imprecisione aver utilizzato nel titolo l’espressione “in uno spazio scuro” al posto di “nello Spazio oscuro”: sappiamo infatti benissimo che il monicker “Darkspace” non si riferisce ad un generico spazio/area/zona, ma allo Spazio inteso come Universo/galassie/pianeti ecc. Il fatto è che, in questa giornata assolata, abbiamo voluto penetrare nella più profonda essenza della musica dei Darkspace: l’oscurità

11 ago 2018

VIAGGIO NEL METAL ASIATICO: LE BREVI E RIGOGLIOSE FIORITURE DEL VIETNAM - Parte I



Il vietnamita combatte, il thailandese raccoglie, e il cambogiano sta a guardare.

Questi sono gli stereotipi che girano in Indocina.

Come tradurre tutto ciò in termini metal? Non saprei, forse in termini di instabilità, più che di bellicosità. Il vietnam non se la passa male in termini di metal, 47 gruppi a partire dai primi '90. Tuttavia, solo una decina sono in attività, gli altri si sono sciolti, spesso senza il tempo di arrivare all'album. In particolare, i gruppi di black metal sono tutti inattivi tranne i Rot. I Selbstmord, che partirono alla volta degli Stati Uniti e poi sono dati per dispersi da Metalarchives. Che si ammazzino tra di loro come in Norvegia?

9 ago 2018

TRENT'ANNI DI DANZIG: LIVE AT O2 ACADEMY BRIXTON, LONDON - 07/08/2018


Ci sono concerti a cui fa piacere andare e ci sono concerti in cui si deve necessariamente presenziare. E quello chiamato a celebrare la storia trentennale di Glenn Danzig (tappa londinese del Danzig 30 Year Anniversary Tour - una manciata di date fra Europa e Stati Uniti) è inequivocabilmente uno di quegli eventi che, per il sottoscritto, diviene un imperativo categorico parteciparvi. 

Sono fan di Danzig da tempi immemori: era nel 1992 che, rapito dal videoclip di “Dirty Black Summer”, conobbi l’ugola maledetta dell’ex cantante dei Misfits: non trenta anni fa, ma ventisei, che non sono comunque pochi. “Danzig III: How the Gods Kill” e poi “Danzig”, “Danzig II: Lucifuge”, fino ad approdare a “Danzig 4”, ultimo tomo apprezzato di una carriera che in seguito non mi avrebbe più regalato particolari gioie. Abbandonai la nave con il tragico “Danzig 5: Blackacidevil”, maldestro esperimento svolto in direzione industrial: da quel momento per me niente fu come prima e di lì a poco avrei smesso di ascoltare musica a firma Danzig. Ci sono tuttavia sentimenti che vanno oltre ogni giustificazione razionale, per questo, con un biglietto inutilmente comprato molti mesi fa, sono stasera all’O2 Academy Brixton eccitato come un bambino in un gigantesco negozio di giocattoli. 

7 ago 2018

RETROSPETTIVA SUI BLUE ÖYSTER CULT (2/3)



Riprendiamo la nostra Retrospettiva sulla prima parte di carriera dei Blue Öyster Cult

Ci eravamo lasciati con l’analisi del loro debut omonimo. E quindi riprendiamo dal suo successore…

5 ago 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: CURRENT 93, "DOGS BLOOD RISING"


Seconda puntata: Current 93 

I nostri lettori già conoscono i Current 93 grazie alla rassegna da noi dedicata al folk apocalittico. In quella circostanza parlammo primariamente di “Thunder Perfect Mind” (1992), capolavoro della maturità che apriva una radiosa stagione per la creatura di David Tibet, approdato ai suggestivi lidi del folk: un cammino che avrebbe fruttato perle di assoluta bellezza come “Of Ruine or some Blazing Starre” (1994), “Pretty Little Horses” (1996), il gioiello “da camera” “Soft Black Stars” (1998), il sofferto requiem "Sleep Has His House" (2000) e il più recente “Black Ships Ate the Sky” (2006), solo per fare qualche titolo.

Accennammo anche al fatto che in origine i Current 93 suonavano decisamente diversi, emergendo dal fosco scenario dei primi anni ottanta come i cantori più neri del verbo industriale. I Current 93 seppero dare al genere una connotazione diversa, riconducendo, come si diceva in sede di prefazione, la ruggine e il gelo delle macchine ai languori dell’anima. Con i Current 93 l'industrial diveniva per davvero post-industrial, avventurandosi per gli impervi sentieri dello spirito, aprendo di fatto un portale che avrebbe condotto ad un filone dal radioso futuro (con interferenze significative anche nell’universo metal): quello dell’industrial di matrice esoterica (o esoteric-industrial, che dir si voglia...). 

3 ago 2018

L'AMAREZZA DI ABBATH, LA RIVINCITA DI DEMONAZ: "NORTHERN CHAOS GODS" E IL RITORNO DEGLI IMMORTAL


Devo essere onesto: non gli davo una lira, a Demonaz. Venti anni senza toccare plettro, il microfono impugnato solo in occasione di un trascurabile lavoro solista (il tutt’altro che imprescindibile “March of the Norse”): come avrebbe potuto costui sostituire Abbath, immagine-sostanza-anima degli Immortal nel corso delle ultime due decadi, loro voce-chitarra-forzacreatrice-luceguida dal momento in cui (correva l'anno 1997) Demonaz dovette appendere lo strumento al chiodo per una grave forma di tendinite? 

Quando Abbath di recente ha lasciato la band, portando con sé gran parte del materiale scritto per quello che sarebbe dovuto essere l'ultimo album degli Immortal, mi dissi: e mo’ Demonaz che cazzo s’inventa? E quando infine, per la promozione di “Northern Chaos Gods”, veniva rimarcata l’importanza del concept lirico (da ricordare che l’oscuro Regno di Blashyrkh è una creazione di Demonaz), mi rassegnai all’idea di un album reazionario e musicalmente piatto che avrebbe provato a salvarsi in corner con dei testi che, a dirla tutta, nessuno avrebbe potuto udire e distinguere (si parla pur sempre di black metal, mica di hip-hop o cantautorato...).