"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

21 ott 2018

LESSICO METAL: IL SUFFISSO PRIVATIVO "LESS"


Il suffisso privativo less è un'altra sonda lessicale per indagare il negativismo concettuale, o iconico, diffuso nei generi estremi del metal. Prendiamo per esempio i nomi dei gruppi.

Si parte con il semplice uso per "togliere" una parte da un tutto, con l'effetto del deprezzamento o mutilazione, spesso distruttiva o dispregiativa (testa, collo, occhi, arti, fegato), ma anche masochistica o depressiva (senza ali). Alcune di queste mutilazioni sono simboliche di una negazione di dignità, o sono l'insinuazione della falsità dell'oggetto che si indica. Il profeta messianico è per chi lo nega o lo avversa descritto come un essere "senza volto", e la sua decapitazione abbiamo già visto come significhi indicare la falsità della sua apparenza, che appunto risiede nel volto e nei suoi elementi, "polena" dell'esistenza che appare. Viceversa, non avere elementi che possono ingannare è simbolo talvolta di integrità e sincerità: l'essere "senza occhi" significa non indurre in inganno, ad esempio, e "senza volto" è l'essere che non si fonda sull'apparenza e sull'inganno della comunicazione. Insomma, la privazione riporta alla spiritualità, alla verità oltre le apparenze, in un modo o nell'altro.

19 ott 2018

STUFARSI DEL METAL, RIAPPACIFICARSI CON IL METAL: GRAVE DIGGER E DEAFHEAVEN




Spesso si inizia ad ascoltare metal da giovani. Poi molti si perdono per la strada: certi cambiano i propri gusti musicali, i più smettono di ascoltare musica. Con le mie quaranta primavere alle spalle posso dire: ci sono ancora!

Questo non significa, tuttavia, che con il metal siano sempre state rose e fiori: continuo a pensare che il metal sia un genere musicale meraviglioso, ma i suoi cliché mi urtano i nervi. E così da anni fluttuo in una snervante ambivalenza emotiva, sospeso fra perplessità ed esaltazione. Questo mio bipolarismo nei confronti del metal diviene palese facendo il confronto dei videoclip di “Zombie Dance” dei Grave Digger e di “Honeycomb” dei Deafheaven, entrambi del 2018. 

17 ott 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: NON, "GOD & BEAST"



Nona puntata: NON 

La presente rassegna è nata anche con l’intento di offrire un contributo complementare alla nostra dissertazione sul folk apocalittico, i cui stilemi - abbiamo visto - furono forgiati in compagnia di fervide menti del movimento industriale.

Due, in particolare, furono gli artisti che si rivelarono influenti sul fronte del neo-folk. Uno fu Steven Stapleton, titolare del progetto Nurse with Wound, nonché collaboratore assiduo dei Current 93: il suo operato, in particolare, sarebbe stato determinante nello sviluppo del filone ritual-industrial. L’altro fu Boyd Rice, non a caso già incontrato nella trattazione dell’operazione “Music, Martinis and Misanthropy” (firmata Boyd Rice and Friends) e spesso ritrovato come ospite/collaboratore negli album dei Death in June dell’amico Douglas Pearce: una fruttuosa collaborazione che avrebbe concorso a supportare l’ascesa del martial- industrial

Oggi tuttavia tratteremo Rice per il suo progetto principale, quello per cui si è fatto conoscere come pioniere dell’harsh noise più intransigente: i NON

15 ott 2018

LA (NON) RECENSIONE DI "TG25: DIVING INTO THE UNKNOWN" (THE GATHERING)



5 anni tondi tondi. Dall’ottobre 2013 all’ottobre 2018.

Tanto è durato, anzi, sta durando il silenzio discografico dei The Gathering. Se escludiamo il doppio CD “Blueprints” dell’anno scorso (quasi due ore di materiale alquanto trascurabile composto da scarti, versioni demo e inediti tratti dalle sessions di “Souvenirs” e “Home”), dei campioni del rock olandese nessuna traccia. 

E dire che anche quell’ultimo full lenght del 2013 appunto, “Afterwords”, non era un vero e proprio album in studio, quanto un insieme di qualche inedito lasciato nel dimenticatoio con l’aggiunta di remix + i brani contenuti nell’EP del 2012 “Afterlights”.

13 ott 2018

RECENSIONE "ALCHEMY" (CLIVE NOLAN)



Quando per quattro anni un’opera e un musical diventano una sorta di ossessione per chi la compone, per me l’autore ha già vinto e acquisito la mia stima perchè ha trovato quella compenetrazione che mi affascina così tanto tra ciò che crei e ciò che sei

Di questo processo Clive Nolan ne è uno degli emblemi. Il tastierista dei Pendragon e degli Arena è una delle anime più teatrali che la musica prog conosca e, se Lucassen aspira ad esserne un parziale erede, non trovo ancora una figura così creativa come il sessantenne musicista. 

11 ott 2018

I MIGLIORI DIECI BRANI DEGLI IRON MAIDEN DAL 1990 AD OGGI - PARTE SECONDA: DA "BRAVE NEW WORLD" A "THE BOOK OF SOULS"


Anno 2000: esce “Brave New World”. L’album, spasmodicamente atteso dall’intero mondo metallico, vedeva nuovamente Bruce Dickinson dietro il microfono, dopo l’esperienza non esaltante dei due lavori con Blaze Bayley, che in realtà non avevano altro che confermato una fase discendente già avviata da “No Prayer for the Dying” e poi proseguita con “Fear of the Dark”. 

Dickinson rientrava in organico forte del successo delle sue prove soliste. Nel "pacchetto" inoltre c’era pure il mai dimenticato Adrian Smith, che avrebbe affiancato le altre due asce, Dave Murray e Genick Gers, in un inedito quanto insolito assetto a tre chitarre: insomma, gli ingredienti per un ritorno in grande stile c’erano tutti, ma purtroppo, per quanto riguarda qualità ed ispirazione, il prodotto in questione non fu all’altezza delle aspettative, come del resto i lavori successivi. Andiamo dunque a capire cosa è accaduto in questi ultimi (quasi) venti anni, svelando i titoli degli altri sei brani che abbiamo selezionato per descrivere le gesta della Vergine nel nuovo millennio! 

9 ott 2018

I MIGLIORI DIECI BRANI DEGLI IRON MAIDEN DAL 1990 AD OGGI - PARTE PRIMA: DA "NO PRAYER FOR THE DYING" A "VIRTUAL XI"


Esiste uno spartiacque ben preciso nella carriera degli Iron Maiden che, almeno da un punto di vista simbolico, divide gli anni in cui Steve Harris e soci hanno fatto la Storia dagli anni della decadenza e del manierismo. Si può affermare con serenità che con “Seventh Son of a Seventh Son” si conclude la fase storica, classica, seminale della band. Da “No Prayer for the Dying”, ottavo album in studio, qualcosa si ruppe nel processo creativo della Vergine e da quel momento, in un certo senso, la band iniziò a campare di rendita. 

Se ne era andato, in quel frangente, Adrian Smith, ma non pensiamo che la colpa sia tutta del sostituto Jenick Gers. Accanirsi prima contro Gers e poi contro lo sfortunato Blaze Bayley diviene poco sensato nel momento in cui si ha presente che con il ritorno di Bruce Dickinson ed Adrian Smith, successivamente, non si è tornati ai livelli di qualità pre-crisi. Forse è stata solo una questione culturale, di gusti dei giovani che sono cambiati, di fatica nel seguire una band che, proprio perché iconica, ha dovuto mantenere una coerenza stilistica anche troppo ferrea. 

A dirla tutta, non siamo neppure convinti che vi sia una differenza così netta fra il prima e il dopo: non è infatti da considerare tutto oro ciò che è stato prodotto nei tanto blasonati anni ottanta, come del resto non è tutto da buttare quello che è uscito dopo. Vediamo, in dieci brani-simbolo, cosa di buono hanno combinato Steve Harris e soci dal 1990 ad oggi! 

7 ott 2018

DIECI ALBUM PER CAPIRE IL POST-INDUSTRIAL: MZ.412, "BURNING THE TEMPLE OF GOD"



Ottava puntata: MZ.412 

Si diceva che un paio di puntate della nostra rassegna vanno di diritto dedicate agli artisti della etichetta Cold Meat Industry, nome di primario rilievo nella promozione di sonorità industriali e post-industriali nel corso degli anni novanta e duemila. Nel capitolo precedente abbiamo pagato il giusto tributo ai Brighter Death Now, capostipiti del filone death-industrial, nonché progetto personale di Roger Karmanik, fondatore dell’etichetta stessa. Per la puntata di oggi i nomi in lizza erano diversi e spiace dover lasciar fuori dalla discussione act come Deutsch Nepal (il titolare del progetto Peter Andersson - alias Lina der Baby Doll General - è stato co-fondatore della CMI insieme a Karmanik), Raison D’Etre (campioni del dark-ambient, li abbiamo comunque citati nel post dedicato a Lustmord) ed Arcana (suggestiva commistione di dark-ambient ed atmosfere medievaleggianti, più vicini, in verità, al filone ethereal).