"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

15 ago 2023

FERRAGOSTO CON KING DUDE

 





Cosa possono avere in comune Johnny Cash, Elvis Presley, Ian Curtis, Douglas P. e...gli Entombed?

Si lascino un attimo da parte questi ultimi e ci si focalizzi sui nomi che li precedono: questi sono i riferimenti stilistici per inquadrare King Dude, creatura personale di Thomas Jefferson Cowgill (TG Cowgill per gli amici), con trascorsi nel metal estremo, ma autore di una proposta intrigante che mette insieme americana, folk apocalittico e post-punk. Ecco come ama descriversi lui stesso sulle pagine del suo sito ufficiale:


King Dude is a blue-eyed Mephistopheles with an acoustic guitar; he dresses like Johnny Cash and sings like he cut in line in front of Robert Johnson at the crossroads. His voice can shift from haunting and vulnerable to thunderous near-Biblical fury in the space of a breath, marrying the sacred to the profane with pomp, circumstance, and a curled lip. He sings about death the way he sings about fucking. With inspiration torn from country, blues, Americana, and British folk (and a background in heavy metal), King Dude’s raw, hypnotic hymns channel the past while staring straight ahead into a revelatory future.

Benissimo: una volta tanto, schiacciati fra il sole rovente del deserto e le fiamme dell'Inferno, possiamo celebrare come si deve un soleggiato Ferragosto! 

12 ago 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: MANES





Quarta puntata: Manes - Demos (1993 - 1995)

Insieme ai Forgotten Woods, i Manes hanno rappresentato una entità anomala per la Norvegia della prima metà degli anni novanta. Siamo a Tromsø, lontani dai riflettori che proiettavano la loro luce accecante su Oslo e Bergen, le città-natale dei due maggiori esponenti del famigerato Inner Circle: il guru Euronymous e il suo alter-ego (o antitesi) Count Grishnackh (alias Varg Vikernes). 

Contrariamente ai Forgotten Woods, tuttavia, i Manes non hanno un "As the Wolves Gather" (1994) o un "The Curse of Mankind" (1996) da esibire con orgoglio: nel loro caso ci dobbiamo fidare sulla parola ed accettare come atto di fede che le loro tre storiche demo ("Maanens Natt", "Ned i Stillheten" e "Til Kongens Grav de Døde Vandrer"), uscite fra il '93 e il '95, siano effettivamente circolate e, soprattutto, siano state significative per qualcuno... 

8 ago 2023

COVEN: OCCULT ROCK, FALSA PARTENZA!




Doom al femminile. Non che la cosa sia una novità, per carità, sono molti anni oramai che il sottobosco psycho/doom metallico è infestato da oscure signore, ma è un dato di fatto che il trend si sia rinvigorito in tempi recenti: ce ne eravamo accorti con Ruby the Hatchet, The Oath, Lucifer, King Witch, e poi ne abbiamo avuto conferma con splendide realtà come Blood Ceremony e Messa. Chissà, forse questa riscossa del gentil sesso è stata incoraggiata dall'interesse crescente che si è generato negli ultimi anni intorno a nomi di brillanti interpreti femminili come Chelsea Wolfe, Anna Von Hausswolff ed Emma Ruth Rundle, ma in molti casi i modelli di riferimento sono ancora da rinvenire nel calderone degli anni sessanta e settanta. Un discorso che non si ferma ai Black Sabbath, come dimostrano proprio gli ultimi lavori dei sopra citati Blood Ceremony e Messa, sempre più convintamente lontani da sonorità metal e maggiormente interessati ad esplorare scenari progressivi e psichedelici. 

Proprio a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, in un crocevia che vedeva incontrarsi psichedelia, progressive rock, hard sounds di vario tipo ed oscuro folclore, prendevano corpo diverse pulsioni difficilmente classificabili che poi, in un momento successivo, sarebbero confluite in quello che avremmo definito metal. Fra le tendenze del periodo c'era anche una branca di artisti particolarmente interessati ai temi dell'occultismo, poi messi sotto l'ombrello omnicomprensivo dell'occult rock (termine vago che raccoglieva un gruppo assai eterogeneo di nomi accomunati più da intenti concettuali che stilistici). Fra questi c'erano gli americani Coven, capitanati dalla fatale Jinx Dawson, destinata a divenire un punto di riferimento imprescindibile per tutte le dark-lady che sarebbero venute dopo. 

3 ago 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: FORGOTTEN WOODS


Terza puntata: Forgotten Woods - "As the Wolves Gather" (1994)

Si è descritta la genesi del depressive black metal nei termini di una deviazione dalla strada maestra ed abbiamo visto Burzum come l'autore di questa prima sterzata, con un suono indubbiamente più cupo, lento e rarefatto rispetto ai suoi contemporanei. Ci sarebbero voluti ancora diversi anni affinché si potesse iniziare a parlare di DBM come genere a sé stante: in molti ancora avrebbero dovuto percorrere, spianare e rendere autonomo quel sentiero. 

Fra i primi che decisero di percorrerlo ci furono senz'altro i Forgotten Woods, che nel corso degli anni novanta avrebbero rilasciato due veri gioielli, "As the Wolves Gather" (1994) e "The Curse of Mankind" (1996), divenuti con il tempo cruciali per i progressi del DBM. 

29 lug 2023

IL METAL NON RIDE: LORDI - IMMAGINA CHE FACCIANO RIDERE E LI TROVI FANTASTICI

 


I finnici Lordi fanno venire in mente il tipo di mostruosità di alcuni personaggi di giochi da tavolo realizzati in resina. Sulla stessa tipologia, anche i personaggi di film tipo "L'Armata delle Tenebre". Sempre roba semiseria o completamente comica. Un comune connotato irritante: portare maschere di teschio infilate davanti al volto, cosicché gli occhi del presunto zombie o mostro sono piazzati dietro la cavità orbitale, e non dentro.

24 lug 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: ABRUPTUM



Seconda puntata: Abruptum - "Obscuritatem Advoco Amplectere Me" (1993) 

Anche agli Abruptum spetta di diritto un posto fra i precursori del depressive black metal. Questo per via dell'elevato tasso di agonia espresso attraverso la loro musica, tanto che correva leggenda che i membri si torturassero a vicenda durante le sessioni di registrazione (una voce che tuttavia non è mai stata confermata). 

Sia quel che sia, quelle grida dilanianti erano la didascalia perfetta per il caotico incubo sonoro che il duo svedese è stato in grado di allestire: un'operazione di destrutturazione che, in verità, risulta più vicina ad un esercizio di impro-noise che alle forme del black metal così come si stava configurando all'epoca (erano i primi anni novanta). Difficile considerarli i capostipiti di un genere: i Nostri piuttosto vanno visti come un tentativo di sperimentazione caduto nel vuoto e poi rivalutato a posteriori. 

19 lug 2023

BACK TO THE '70s: LA 'RIVOLUZIONE SUPERSONICA' DI ARJEN!

 


Quella che stiamo attraversando è una fase storica complessa e inquietante. Le nostre certezze si sgretolano, la cornice di sicurezza che noi, cittadini dell’opulento mondo occidentale, ci eravamo costruita si sta sfaldando. A colpi come di maglio battente: con la pandemia che ha stravolto le nostre vite & la conseguente crisi economica prima; con la guerra in Ucraina e il nuovo pericolo nucleare dopo…e poi siccità alternate ad alluvioni devastanti, continui cambi di governo che 'sgovernano'. Ma soprattutto con i Manowar che continuano a sfornare EP imbarazzanti e, last but not least, gli Iron Maiden che nel nuovo tour non suonano “Hallowed Be Thy Name”.

Insomma, un povero metallaro europeo di mezza età a che santo deve votarsi per ritrovare un po’ di salda terraferma?

Personalmente, al Lucassen. Il mio porto sicuro.

14 lug 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: BURZUM


Prima puntata: Burzum - "Burzum" (1992)
 

Ancora Varg Vikernes. È forse noioso ritornare ancora una volta sul monicker Burzum per ricordare quanto i suoi primi quattro album siano stati cruciali sia nel gettare le fondamenta del black metal che per i suoi sviluppi successivi. Ma non è affatto noioso riascoltare la sua musica, così densa di contenuti e stimoli da portarci con un certo entusiasmo a metterne per iscritto le qualità ancora una volta. 

Oggi, nello specifico, ci focalizzeremo sulle implicazioni che le sue intuizioni hanno avuto sulla nascita del depressive black metal come genere a sé stante.