"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

12 set 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: BETHLEHEM


Settima puntata: Bethlehem - "Dictius Te Necare" (1996) 

La nascita del depressive black metal, come quella di ogni altro genere, è un discorso fluido, procede per scossoni attraverso esemplari ibridi, per tentativi: due passi avanti, uno indietro, come i bambini. Anche i Bethlehem non possono essere definiti depressive black metal tout court. Loro si definirebbero "dark metal", come il titolo del loro primo album, uscito in tempi in cui si sperava ancora di lanciare nuovi generi appioppando un aggettivo qualsiasi alla parola metal

Certo quell'aggettivo, dark, si presta molto bene a descrivere la musica dei Bethlehem, da indicare fra coloro che hanno contribuito a forgiare le modalità espressive del DBM e fra i primi, se non i primi, ad introdurre gli stilemi della variante suicidal

7 set 2023

PENSIERI A CAZZO SUI CHAT PILE ED ALTRO (SEDICENTE LIVE REPORT)


- Amore, io vado...

- Dove vai? 

- Ad un concerto dei Chat Pile... 

- Ah, e chi sono? Cosa suonano? 

- Ehm, non so, fanno casino...

Queste le mie parole di congedo quando lunedì 14 agosto sono uscito di casa per recarmi al (The) Dome. E così, mentre magari voi ve ne stavate ancora in spiaggia a sorseggiare del mojito, io me ne andavo a vedere i Chat Pile, non proprio la stessa cosa.... 

Questo è anche stato l'unico appuntamento live di questa mia eretica estate concertistica. Eretica perché in una estate in cui si ha avuto il "Ritorno degli Dei", voglio dire, Pantera ed Iron Maiden a calcare nuovamente i palchi di mezzo mondo, la mia dimensione concertistica è iniziata e si è conclusa in un piccolo locale al cospetto di una band poco più che emergente e nemmeno metal in senso stretto. Ma del resto, più che eretica, questa non è stata manco un'estate, tenendo conto del tempo di merda che si è abbattuto su Londra quest'anno. Ecco dunque il resoconto di una serata musicalmente "strana" che, volendo, potremmo ancora definire metal, visto che ad aprire le danze abbiamo trovato un gruppo black, gli inglesi Dawn Ray'd, e niente meno che il mitico Iggor Cavalera con il suo nuovo progetto electro-noise Petbrick

2 set 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: STRID


Sesta puntata: Strid - "Strid" (1994)

Per noi il full-lenght è un modulo essenziale della narrazione artistico-musicale: è un traguardo importante per una band, la quale si accredita presso una casa discografica per meriti che le vengono riconosciuti, ed una esposizione compiuta di un messaggio artistico. Abbiamo fatto una eccezione per i Manes, trattandone le demo, perché, se sono stati seminali per il depressive black metal, lo sono stati proprio per quelle demo, e non per il debutto discografico, uscito sulla lunga distanza nel 1999 e portatore di caratteristiche già diverse (la band virerà poi verso altri lidi stilistici).  

Al di là di questo, l'idea era di non aprirsi facilmente alla trattazione di demo, EP o split perché sarebbe stato come scoperchiare un vaso di pandora. Il rischio concreto è che la nostra indagine potesse divenire troppo dispersiva, in special modo per un genere di nicchia e sotterraneo quale è il DBM. Ma per gli Strid l'eccezione si può fare. 

27 ago 2023

IL METAL NON RIDE - VII. L'AUTO RUBATA DEI GWAR

 


I Gwar sono stati il mio primo impatto con il metal parodistico. Esaltati a priori dalle testate giornalistiche di allora come geniacci soltanto perché parodiavano il metal. Il motivo: uno dei grandi complessi del metal, ossia quello di dover ironizzare su di sé per sentirsi a posto con la coscienza. Corollario di questo complesso: è geniale chiunque la butti sul comico e parodistico, deplorevole chi si prende sul serio o addirittura parla di spiritualità all'interno del metal. Già all'epoca non mi era chiaro il confine tra il parossismo serio, tipo gli australiani Sadistik Exekution, i quali buttano a volte sul caricaturale qualcosa di fondamentalmente serio, e i gruppi-parodia, che costruiscono con serietà qualcosa di fondamentalmente scherzoso.

Comunque sia, questi Gwar erano presentati come il massimo dello shock-rock a livello di allestimenti scenici, mentre sul piano musicale non si riusciva a capire esattamente a cosa questo potesse corrispondere: grindcore, hardcore-punk di (s)pregevole fattura o magari invece metal-pop di grana grossa?

22 ago 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: LES LEGIONS NOIRES

Quinta puntata: Le Légions Noires (1993 - 1997)

Siamo ancora in compagnia di quei nomi che - chi in un modo, chi in un altro - hanno indirizzato il black metal verso i lidi del depressive. In tal contesto ci sembra opportuno menzionare anche la strana storia de Le Légions Noires

Non si tratta di una band nello specifico, ma di una congrega di musicisti che ha operato in Francia nel corso degli anni novanta in condizioni assolutamente originali: una gestazione artistica che per molto tempo è rimasta ignota ai più - e vedremo perché - per poi essere scoperta e rivalutata nell'era di internet. Quelle produzioni così rozze ed autoreferenziali, così sorde innanzi alle esigenze dell'ascoltatore, nondimeno, forniranno più di uno spunto a chi, anni dopo, deciderà di incamminarsi sulla via del depressive black metal....

18 ago 2023

BLACKIE LAWLESS E PIRANDELLO: LA RICERCA DELL'IDENTITA' OLTRE L'IDOLO CREMISI E IL DIO AL NEON

 




Blackie Lawless è da sempre ossessionato dal tema dell'identità. In una fase iniziale dissimula o, meglio, ci si avvicina per gradi, tramite il tema collaterale della maschera. I personaggi di Lawless coniugano la figura del rocker motociclista d'assalto a quella dell'erotomane sado-maso

Di necessità virtù: il profilo di Lawless non fa pensare né a quello di un motociclista legnoso e misantropo, né a quello di un sex symbol; e allora ci butta sopra un bel po' di salsa grottesca, circense. Il suo personaggio è un motociclista con il pisello di fuori che passa attraverso un tunnel degli orrori. Quale messaggio potrebbe veicolare un simile teatrino? Nessuno, nella comune percezione. 

Ma l'inquietudine concettuale di Lawless già ribolle in questo calderone anni '80, fin dall'opener dell'esordio omonimo (1984): "I Wanna Be Somebody". Prima ancora di decidere come presentarsi, la maschera carnevalesca di Lawless pone la sua istanza, sotto l'apparenza del classico inno “wanna-be” delle giovani generazioni ribelli e inquiete. Il sospetto poteva venire perché, subito dopo questa dichiarazione di intenti, si susseguono una teoria di personaggi un po' tutti uguali che in realtà sembrano non voler divenire proprio nessuno, nel nulla di una consumazione di una fuga continua da ogni vincolo e placcaggio da parte della società. Le maschere di Lawless sono innanzitutto travestimenti della natura fondamentale: un uomo ossessionato da un'identità definitiva.

15 ago 2023

FERRAGOSTO CON KING DUDE

 





Cosa possono avere in comune Johnny Cash, Elvis Presley, Ian Curtis, Douglas P. e...gli Entombed?

Si lascino un attimo da parte questi ultimi e ci si focalizzi sui nomi che li precedono: questi sono i riferimenti stilistici per inquadrare King Dude, creatura personale di Thomas Jefferson Cowgill (TG Cowgill per gli amici), con trascorsi nel metal estremo, ma autore di una proposta intrigante che mette insieme americana, folk apocalittico e post-punk. Ecco come ama descriversi lui stesso sulle pagine del suo sito ufficiale:


King Dude is a blue-eyed Mephistopheles with an acoustic guitar; he dresses like Johnny Cash and sings like he cut in line in front of Robert Johnson at the crossroads. His voice can shift from haunting and vulnerable to thunderous near-Biblical fury in the space of a breath, marrying the sacred to the profane with pomp, circumstance, and a curled lip. He sings about death the way he sings about fucking. With inspiration torn from country, blues, Americana, and British folk (and a background in heavy metal), King Dude’s raw, hypnotic hymns channel the past while staring straight ahead into a revelatory future.

Benissimo: una volta tanto, schiacciati fra il sole rovente del deserto e le fiamme dell'Inferno, possiamo celebrare come si deve un soleggiato Ferragosto! 

12 ago 2023

VIAGGIO NEL DEPRESSIVE BLACK METAL: MANES





Quarta puntata: Manes - Demos (1993 - 1995)

Insieme ai Forgotten Woods, i Manes hanno rappresentato una entità anomala per la Norvegia della prima metà degli anni novanta. Siamo a Tromsø, lontani dai riflettori che proiettavano la loro luce accecante su Oslo e Bergen, le città-natale dei due maggiori esponenti del famigerato Inner Circle: il guru Euronymous e il suo alter-ego (o antitesi) Count Grishnackh (alias Varg Vikernes). 

Contrariamente ai Forgotten Woods, tuttavia, i Manes non hanno un "As the Wolves Gather" (1994) o un "The Curse of Mankind" (1996) da esibire con orgoglio: nel loro caso ci dobbiamo fidare sulla parola ed accettare come atto di fede che le loro tre storiche demo ("Maanens Natt", "Ned i Stillheten" e "Til Kongens Grav de Døde Vandrer"), uscite fra il '93 e il '95, siano effettivamente circolate e, soprattutto, siano state significative per qualcuno...