Dieci anni sono passati da quando,
qui su Metal Mirror, pubblicammo la retrospettiva sul Gothic Multimedia Project.
Lo scorso 20 marzo, dopo un’intera decade di duro lavoro, il mastermind del G.M.P., James M. Jason, è tornato con la sua straniante creatura multimediale. Giungendo, se non alla sua opera più ambiziosa, sicuramente a quella più articolata e spiazzante.
Com’è filosofia del progetto,
ogni nuova produzione non assomiglia a nulla di quanto fatto in precedenza e
anche questo “Only Bruises Through the Port-Hole of My Mind…” (mettiamo
i punti di sospensione in quanto il titolo completo dell’opera è composto da
ben 26 parole!) non fa eccezione.
Proviamo, in questa nostra
presentazione dell’opera, a procedere per gradi.
Primo: siamo al quarto
step della Negativity Pentalogy cioè della Pentalogia
della Negatività, ogni capitolo della quale corrisponde ad un colore. Dopo
aver scandagliato la Morte in “Grim” (colore nero, 2004),
il Dolore (colore viola, in “Clam, Dolenter”, 2010) e l’inddiferenza
(colore grigio, in “Beneath the Snow –
Piovono Ombre” (2016), a questo giro siamo davanti al tema della Violenza,
e morale e psicologica. Colore deputato ad esprimerla, il rosso.
Secondo: non aspettatevi
di avere in mano un CD o un DVD, come in passato. No. Per questa nuova uscita
il GMP realizza un vero e proprio spazio informatico interattivo.
Ovviamente, on-line; da reperire, tramite apposite credenziali, sul web grazie
ad un sito realizzato appositamente. Insomma, abbiamo a che fare con un vero e
proprio programma (ad opera di Mateusz Rodz). Che, potenzialmente, ci
invita a trovare i cinque livelli in cui è concepito “Only Bruises…”.
Due di essi, sono musicali (e la cui trattazione sarà oggetto di un apposito
post redatto dal nostro mementomori); abbiamo poi una novel, un racconto;
un quarto consta di un gioco interattivo online e infine, il quinto, è
uno spettacolo di video-arte.
Terzo: ispirato al
pensiero del regista e teorico teatrale polacco Tadeusz Kantor e fedele
all’estetica espressa nel Manifesto del “Théâtre de la Mort 08”, Jason
opera, quindi, nella consueta crasi indissolubile di Sound + Image + Word.
Ognuna ha senso con l’altra. Ognuna non può essere disgiunta dalle altre.
Difficile parlare dei contenuti
dell’opera. Partiamo con informare che, una volta entrati nello spazio
interattivo progettato, dovrete muovervi nei diversi ambienti ideati dal
Nostro, scegliendo di oltrepassare, almeno inizialmente, una delle porte che vi
si pareranno davanti, sormontate dalle seguenti indicazioni: “Play” – “Credits”
– “Listen”.
Già da questo incipit, capirete
come l’esperienza è, come già accaduto per le opere precedenti, ancora una
volta iper-soggettiva e ognuno può esperirla, in parte o in toto (nel
caso vi riusciate…), come meglio ritiene.
Se cominciaste dalla porta “listen”,
vi trovereste la possibilità di scaricare i brani dell’album ‘esplicito’. “Only
Bruises…”, appunto. Essi non sono incardinati in una tracklist: le otto, lunghe
composizioni, seppur concepite in una determinata consequenzialità, sono
scaricabili dall’utente e poi ascoltabili nell’ordine che più aggrada o che più ispirano in base alla lettura dei titoli (le combinazioni sono oltre
40mila e quindi ogni passaggio può essere usufruito in modo differente). In
realtà, il termine “brano” è fuorviante in quanto gli oltre 75’ del total
running time sono concepiti come una vera e propria unica suite. Come su
accennato, approfondiremo in apposito post le caratteristiche musicali di tale suite: qui vi basti sapere che tutti e otto i movimenti presentano stilemi
differenti l’uno dall’altro e non seguono il formato-canzone. Nonostante quanto
su descritto, fidatevi, ogni “aria” è concepita in modo da garantire un
passaggio fluido e coerente alla successiva.
Se invece decideste di
trastullarvi con la porta “play”, beh, quello che vi si parerà di fronte
sarà un ambiente oscuro dove avrete il compito di raccogliere gli indizi per
ottenere veri e propri “pezzi di un puzzle”, atti a ricostruire il secondo
album dell’opera, quello segreto che, vi anticipiamo, sarà radicalmente diverso
dall'album principale, in termini di stile musicale. Concetto chiave di “Apotomos
Katabasis” (questo il titolo dell'album, stilizzato rigorosamente in alfabeto greco) è la vendetta
intesa come chiave per affrontare la violenza morale di cui si tratta in “Only
Bruises…”
Centrale, poi, nell’opera complessiva, è il
secondo strato: la novel. La sua trama, sulla quale non vogliamo
anticipare nulla (vi basti sapere che è incentrata su una capanna sperduta
in un bosco e il girovagare di due anime…) è articolata in otto capitoli, proprio
come la suite musicale. E, come in essa, anche qui non esiste né un punto di
partenza né un punto di arrivo. O meglio: il punto di arrivo, i finali, possono
essere molteplici…
Ma, per chi scrive, il livello
più emotivamente impattante, che ha generato maggiore angoscia, è stato il
quinto: quello dello spettacolo di video-arte. Una sorta di dialogo
interiore in cui l’Io del protagonista è dilaniato tra quello che
potremmo definire “Senso del Dovere” e la disperazione del suo ‘vero-Sé”. Un
dilemma in cui ognuno di noi si può riconoscere, compresso tra le proprie
aspirazioni/propensioni interiori e le restrizioni/costrizioni della vita
quotidiana. Imperdibile…
Insomma, consci di avervi dato
solo una pallida, minima, parvenza di cosa sia quest’opera monumentale, e
sperando di aver acceso la vostra curiosità, vi rimandiamo, per maggiori
dettagli, al sito della band www.gothicdimension.com
e/o alle relative pagine social.
Ancora una volta, il GMP si
conferma come un progetto che non ha eguali al mondo: ambizioso, sfidante,
profondo (termine da considerare a 360°). E maledettamente magnetico.
Se ne uscirà, probabilmente, con
qualche livido interiore in più. Ma certamente più arricchiti…fatelo
vostro!
A cura di Morningrise
(to be continued...)
