"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

31 mar 2026

GOTHIC MULTIMEDIA PROJECT - IL ROSSO DELLA VIOLENZA

 


Dieci anni sono passati da quando, qui su Metal Mirror, pubblicammo la retrospettiva sul Gothic Multimedia Project.

Lo scorso 20 marzo, dopo un’intera decade di duro lavoro, il mastermind del G.M.P., James M. Jason, è tornato con la sua straniante creatura multimediale. Giungendo, se non alla sua opera più ambiziosa, sicuramente a quella più articolata e spiazzante.

Com’è filosofia del progetto, ogni nuova produzione non assomiglia a nulla di quanto fatto in precedenza e anche questo “Only Bruises Through the Port-Hole of My Mind…” (mettiamo i punti di sospensione in quanto il titolo completo dell’opera è composto da ben 26 parole!) non fa eccezione.

Proviamo, in questa nostra presentazione dell’opera, a procedere per gradi.

Primo: siamo al quarto step della Negativity Pentalogy cioè della Pentalogia della Negatività, ogni capitolo della quale corrisponde ad un colore. Dopo aver scandagliato la Morte in “Grim” (colore nero, 2004), il Dolore (colore viola, in “Clam, Dolenter”, 2010) e l’inddiferenza (colore grigio, in “Beneath the Snow – Piovono Ombre” (2016), a questo giro siamo davanti al tema della Violenza, e morale e psicologica. Colore deputato ad esprimerla, il rosso.

Secondo: non aspettatevi di avere in mano un CD o un DVD, come in passato. No. Per questa nuova uscita il GMP realizza un vero e proprio spazio informatico interattivo. Ovviamente, on-line; da reperire, tramite apposite credenziali, sul web grazie ad un sito realizzato appositamente. Insomma, abbiamo a che fare con un vero e proprio programma (ad opera di Mateusz Rodz). Che, potenzialmente, ci invita a trovare i cinque livelli in cui è concepito “Only Bruises…”. Due di essi, sono musicali (e la cui trattazione sarà oggetto di un apposito post redatto dal nostro mementomori); abbiamo poi una novel, un racconto; un quarto consta di un gioco interattivo online e infine, il quinto, è uno spettacolo di video-arte.

Terzo: ispirato al pensiero del regista e teorico teatrale polacco Tadeusz Kantor e fedele all’estetica espressa nel Manifesto del “Théâtre de la Mort 08”, Jason opera, quindi, nella consueta crasi indissolubile di Sound + Image + Word. Ognuna ha senso con l’altra. Ognuna non può essere disgiunta dalle altre.

Difficile parlare dei contenuti dell’opera. Partiamo con informare che, una volta entrati nello spazio interattivo progettato, dovrete muovervi nei diversi ambienti ideati dal Nostro, scegliendo di oltrepassare, almeno inizialmente, una delle porte che vi si pareranno davanti, sormontate dalle seguenti indicazioni: “Play” – “Credits” – “Listen”.

Già da questo incipit, capirete come l’esperienza è, come già accaduto per le opere precedenti, ancora una volta iper-soggettiva e ognuno può esperirla, in parte o in toto (nel caso vi riusciate…), come meglio ritiene.

Se cominciaste dalla porta “listen”, vi trovereste la possibilità di scaricare i brani dell’album ‘esplicito’. “Only Bruises…”, appunto. Essi non sono incardinati in una tracklist: le otto, lunghe composizioni, seppur concepite in una determinata consequenzialità, sono scaricabili dall’utente e poi ascoltabili nell’ordine che più aggrada o che più ispirano in base alla lettura dei titoli (le combinazioni sono oltre 40mila e quindi ogni passaggio può essere usufruito in modo differente). In realtà, il termine “brano” è fuorviante in quanto gli oltre 75’ del total running time sono concepiti come una vera e propria unica suite. Come su accennato, approfondiremo in apposito post le caratteristiche musicali di tale suite: qui vi basti sapere che tutti e otto i movimenti presentano stilemi differenti l’uno dall’altro e non seguono il formato-canzone. Nonostante quanto su descritto, fidatevi, ogni “aria” è concepita in modo da garantire un passaggio fluido e coerente alla successiva.

Se invece decideste di trastullarvi con la porta “play”, beh, quello che vi si parerà di fronte sarà un ambiente oscuro dove avrete il compito di raccogliere gli indizi per ottenere veri e propri “pezzi di un puzzle”, atti a ricostruire il secondo album dell’opera, quello segreto che, vi anticipiamo, sarà radicalmente diverso dall'album principale, in termini di stile musicale. Concetto chiave di “Apotomos Katabasis” (questo il titolo dell'album, stilizzato rigorosamente in alfabeto greco) è la vendetta intesa come chiave per affrontare la violenza morale di cui si tratta in “Only Bruises…”

Centrale, poi, nell’opera complessiva, è il secondo strato: la novel. La sua trama, sulla quale non vogliamo anticipare nulla (vi basti sapere che è incentrata su una capanna sperduta in un bosco e il girovagare di due anime…) è articolata in otto capitoli, proprio come la suite musicale. E, come in essa, anche qui non esiste né un punto di partenza né un punto di arrivo. O meglio: il punto di arrivo, i finali, possono essere molteplici…

Ma, per chi scrive, il livello più emotivamente impattante, che ha generato maggiore angoscia, è stato il quinto: quello dello spettacolo di video-arte. Una sorta di dialogo interiore in cui l’Io del protagonista è dilaniato tra quello che potremmo definire “Senso del Dovere” e la disperazione del suo ‘vero-Sé”. Un dilemma in cui ognuno di noi si può riconoscere, compresso tra le proprie aspirazioni/propensioni interiori e le restrizioni/costrizioni della vita quotidiana. Imperdibile…

Insomma, consci di avervi dato solo una pallida, minima, parvenza di cosa sia quest’opera monumentale, e sperando di aver acceso la vostra curiosità, vi rimandiamo, per maggiori dettagli, al sito della band www.gothicdimension.com e/o alle relative pagine social.

Ancora una volta, il GMP si conferma come un progetto che non ha eguali al mondo: ambizioso, sfidante, profondo (termine da considerare a 360°). E maledettamente magnetico.

Se ne uscirà, probabilmente, con qualche livido interiore in più. Ma certamente più arricchiti…fatelo vostro!

A cura di Morningrise

(to be continued...)