Nella foresta incantata: Lunar Womb, "The Sleeping Green" (1999/2016)
Parlare a questo punto dei finlandesi Lunar Womb può essere fuorviante per il lettore. I Lunar Womb, infatti, appartengono al gruppo dei “novantiani” del dungeon synth, in quanto la loro parabola artistica ha avuto inizio e si è conclusa nel corso della seconda metà degli anni novanta con il rilascio di due demo, “Planets” nel 1996 e “The Astral Grief” nel 1997 (poi entrambe ristampate di recente come spesso si è visto fare). “The Sleeping Green”, terzo atto della saga, è stato concepito, realizzato ed inciso nello scorcio finale degli anni novanta, ma ha visto la luce solo nel 2016, per questo ne parliamo solo adesso.
"The Spleeping Green" possiede dunque i crismi dell'"album perduto", rinvenuto, rievocato dall'oblio e portato alla luce molti anni dopo la sua gestazione, ma al tempo stesso non possiamo tacere sul lavoro di restyling che ha subito, soprattutto a livello di qualità del suono, e che lo rende, non solo diverso e distante qualitativamente e formalmente rispetto ai suoi due predecessori, ma persino in linea stilistica con gli standard del dungeon synth più evoluto, quello che in genere viene definito modern dungeon synth.
Colui che sta dietro al progetto è un certo signore che risponde al nome di Henri Sorvali, un nome che certamente conosceranno i fan di Finntroll e Moonsorrow. Chi ha presente la musica di suddette band sa come la componente folk sia preponderante nella loro proposta, conferendo toni festaioli e “da osteria” al baccanale elettrico dei primi, ed una greve e gelida solennità al black metal epico ed oscuro dei secondi (che personalmente preferisco). E la musica degli Lunar Womb, il progetto ambient/folk di Sorvali, ne costituisce la controparte ideale, uno "scollinamento" coerente in territori non-metal.












