"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

04 feb 2017

IL METALLARO DEL TERZO MILLENNIO, QUELLO STRANO ONNIVORO...


“Il metallaro è un onnivoro, piuttosto pronto e curioso nel ricevere impulsi dal mondo esterno. E a filtrarli, e spesso distorcerli, attraverso una sensibilità tutta particolare”.

E’ una citazione questa che lessi una quindicina d’anni fa su un editoriale della redazione di Metal Hammer, mia bibbia metallica per tutti gli anni novanta. Mi è tornata in mente riflettendo sul fatto che davvero il metallaro è un fruitore musicale particolare. E nel suo essere onnivoro, unico. 

Di getto mi vengono in mente almeno tre motivi per dire questo.

Innanzitutto perché la musica fa parte del nostro essere, del nostro DNA. Ce l’abbiamo sempre in testa e approfitteremmo di ogni singolo minuto libero durante la nostra giornata per ascoltare anche una sola canzone o perfino un singolo riff di un gruppo che ci piace. E ne riusciremmo a godere. 
Ed è sempre, dico sempre, il primo argomento di discussione, quando ci si ritrova con "animali della stessa specie". Si commenta l’ultima uscita di quello o di quel talaltro gruppo; si parla di nuovi gruppo che ci hanno colpito o di vecchi che ci hanno deluso. Eccetera...

In secondo luogo perché ascoltare musica è talmente vitale per noi che non esiste contesto o momento della giornata nel quale non varrebbe la pena schiacciare play sul lettore. Ci si alza la mattina mezzo rincoglioniti dal sonno? Mentre siamo in bagno, con naturale nonchalance, noi metallari saremmo in grado di ascoltare i Cannibal Corpse per tirarci su lo spirito. Sotto la doccia? In sottofondo magari ci spariamo un disco di King Diamond. Prepari un pranzo in cucina tra i fornelli? Ti fai accompagnare con totale naturalezza dai Wolves In The Throne Room. E avanti così.

E infine, come terza cosa, perché per noi il metal, ascoltare metal, è una cosa seria, maledettamente seria. Va fatta con scientificità, con totale trasporto, fisico e mentale. Io li vedo sui mezzi pubblici i ragazzini di oggi che ascoltano la loro merda di dance/pop/techno con una auricolare (UNA auricolare sola!!) mentre contemporaneamente parlano con un amico! Ma mi chiedo: come cazzo si fa? Ma quello è ascoltare musica? Noi ce la faremmo, così, giusto per fare un rapido parallelo, ad ascoltare con scazzo i Symphony X con un’orecchia sola mentre nel frattempo smanettiamo sullo smartphone parlando con un amico di sport o di quel video/messaggio postato su Facebook da un qualche conoscente? No, non riesco neppure a figurarmelo in testa…

Certo, presumo che non tutti i metallari siano onnivori. Però, a 47 anni dal primo vagito del nostro genere preferito (che, ricordiamo, abbiamo individuato nel primo riff “iommico” di “Black Sabbath”, 13 febbraio 1970) credo che la maggior parte di noi sia davvero open-minded.

Prendo l’esempio del sottoscritto perché è banalmente quello che conosco meglio. Esempi recenti, di quest’ultimo mese: la scorsa settimana nel mio lettore mp3, con totale naturalezza, avevo uno dietro l’altro “Persecution Mania” dei Sodom (omaggiavo il trentennale della sua uscita discografica…) e “Waking Season” dei Caspian. E ho goduto come un riccio ad ascoltare entrambi. Non so neppure io da quanto non ascoltassi un disco totalmente strumentale come quello dei Caspian (mi sa dai tempi di “The extremist” di Satriani…1992!). E in più un disco strumentale post-rock/shoegaze/prog!! 
O ancora, qualche settimana prima, passavo senza soluzione di continuità dai Brutal Truth ai Van Der Graaf GeneratorEppure…

Senza spocchia, ma mi chiedo: avete mai visto uno che di norma ascolta del pop-rock a-là-Ligabue et similia ad apprezzare, che ne so?, non dico i Napalm Death, ma anche “solo” un “Cause of Death” degli Obituary? Riuscirebbe, facendo riferimento a quest'ultimo, a comprendere, e ad apprezzare, lo stupefacente rifferrama di un James Murphy? Boh, può essere che ve ne siano. Io non ne ho conosciuti in 40 anni di vita.

Di metallari invece sì. Ne ho conosciuti e ne conosco tanti. Che riescono a passare, tanto per fare un altro esempio, dai Cattle Decapitation a Renato Zero.
E’ la bellezza, e la fatica, di essere onnivori. A volte esserlo può sembrare una condanna, perché vorresti avere tutto di molto; o tutto di (quasi) tutto. Ma non si può, non se ne ha il tempo. Allora devi selezionare. Parlando, confrontandoti con i tuoi “simili”. E anche questo ha il suo fascino.

Del resto, alla fine, cosa conta se non l'emozione? Le vibrazioni che la musica ci suscita (ne ha parlato benissimo il nostro Mementomori recentemente scrivendo sui Clouds)? Quelle sensazioni ataviche che, soprattutto il metallo, ci tira fuori dalla pancia e dalla testa, talmente radicate nel nostro sangue che non potranno mai essere sopite. E se si ha la sensibilità di avvertirle anche in un disco strumentale di post-rock (a proposito: ascoltate i Caspian!) tanto meglio.

A cura di Morningrise