Oggi, 07 ottobre 2026, tutta la
comunità metal mondiale celebrerà, a ragione, il 40ennale di “Reign in Blood”.
Così come, lo scorso 03 marzo, ha fatto con la stessa ricorrenza di “Master of
Puppets”.
A tenere viva l’attenzione su di esso (e per rimpinguare il proprio portafoglio), se mai ce ne fosse stato bisogno, sono arrivati gli stessi Slayer che si sono esibiti il 04 e il 06 settembre scorsi in Minnesota e Oklahoma per due shows speciali durante i quali, nella seconda parte della setlist, hanno appunto performato l’intero masterpiece del 1986.
Questo post, in realtà, non
intende minimamente scrivere qualcosa su RiB: lo abbiamo già fatto all’inizio
della vita metalmirroriana (qui lo splendido pezzo del nostro mementomori sul
tema) e sarebbe ultroneo provare a pubblicare qualcosa di diversamente interessante su uno dei dischi più “sviscerati” della storia
della musica.
No, oggi vogliamo invece che chi
ci legge si ricordi che quel 07 ottobre 1986 veniva pubblicato un disco che,
seppur non paragonabile all’importanza storica della release slayeriana, ne ha
una, comunque, di grandissimo peso, sia per la sua qualità intrinseca che per
l’evoluzione da stilistica di certo thrash.
Parliamo di “Game Over” dei Nuclear Assault.
Rilasciato dalla mitica Combat
rec, che in quegli anni si fece promotrice di dischi seminali da parte di
band più (Megadeth, Death, Dark Angel, Heathen, Possessed) o meno
(Agent Steel, Crumbsuckers, Ludichrist, Zoetrope) “grandi” del thrash, il debut
dei Nuclear Assault è un disco che, ancora oggi, risulta freschissimo. Sia da
un punto di vista del “tiro”, che da un punto di vista tematico.
In quella seconda metà degli anni
ottanta, i Nostri furono i migliori esponenti di quel thrash dell’east coast che
sapeva mirabilmente imbastardirsi con elementi hardcore e punk, nel sound come
nelle tematiche trattate. Non a caso troviamo in line-up ‘prezzemolino’ Dan
Lilker che era reduce da una doppia, fondamentale, esperienza: quella con gli
Anthrax di “Fistful of Metal” (1984) e soprattutto “Speak English or Die” (1985)
dei S.O.D. Il carismatico bassista ricciocrinito portò il suo know-how nella
scrittura dei brani di “Game Over” che, non a caso, sono baciati da
un’ispirazione rara nel songwriting. I loro riff, tutti riuscitissimi, si
differenziano in modo chiaro l’uno dall’altro, dando ad ognuno di essi
un’identità chiara e memorizzabile. Alternati alle composizioni più
propriamente thrashy, si alternano sfuriate HC che, intelligentemente inserite al punto giusto, accelerano il ritmo: l’iconica intro “Live, Suffer, Die” (67”), la
blasfema “Hang the Pope” (46”) e l’ironica “My America” (29”). Ma
a sorprendere, per essere un debut, è sicuramente la grande qualità dei
rifferrama della coppia Anthony Bramante / John Connelly (la cui voce, acida e acuta, si sposa perfettamente con il sound): sfuriate
spezzacollo si intersecano con mid-tempo sculettanti; il tutto innervato da
assoli mai banali. Non ci sono filler e i Nuclear Assault ci lasciano il piatto
forte in coda: gli oltre 7’ di “Brain Death”, introdotti da un arpeggio
da brividi, sono un bignami scintillante di come doveva suonare una thrash-song
matura e originale nell’anno in cui i Metallica avevano portato tutti a lezione
di composizione…
Ma, come su accennavo,
l’importanza di "Game Over" è dettata anche dalle tematiche dei brani che, al netto di
un contesto geopolitico differente, risuonano anche oggigiorno attualissime. Quell’anno, chiaramente, era stato
segnato in modo profondissimo dal disastro di Chernobyl di aprile e il testo di
“Radiation Sickness” ne è un rimando diretto (“Destruction / Has ruined
your world / Flags of death / Have been unleashed / You've survived / And now
you will die”), così come quello dell’angosciante “After the Holocaust”
(“Fires burning cities down / Your whole world's destroyed / Mutants crawl out
from the ruins / To put you to the sword / Poisoned air in darkened skies / flows
across the land / Fear and pain they breed despair / A new Dark age is at hand”).
Insomma, nel 1986, da tutti giustamente
riconosciuto come l’anno d’oro del thrash, “Game Over”, a nostro avviso, deve
avere un posto d’onore in un’ipotetica top ten.
E teniamo bene a mente l’ultimo,
disperato appello con cui si chiude l’album, ahinoi tragicamente attuali…
“Help me / Save me / As I take my last breath /
From these / MADMEN, LICENSED TO GIVE DEATH!”
Voto: 8,5
Canzone top: “Brain Death”
Momento top: il lavoro delle
chitarre in “Nuclear War”
Canzone flop: nessuna
Etichetta: Combat rec
Dati: anno 1986, 13
tracce, 36’
A cura di Morningrise
